• lunedì 18 febbraio 2019

L’AVVELENATA | Tutti assolti in.fondo.al.mar

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri
marzo07/ 2017

nave a perdere

La notizia è questa: la corte d’assise di Cosenza in data 6 marzo 2017 ha assolto per non aver commesso il fatto tutti gli imputati del processo sull’inquinamento radioattivo della Valle dell’Oliva, ovvero la zona che va dai comuni di Amantea a Serra d’Aiello, in corrispondenza dell’antica e gloriosa città di Temesa, sul litorale tirrenico calabrese. In particolare il pm aveva chiesto sedici anni e sei mesi di carcere con l’accusa di disastro ambientale per un ottuagenario imprenditore del posto, secondo risultanze di indagini riportate nella relazione del giudice per le indagini preliminari coinvolto anche nelle “operazioni che si svolsero intorno alla nave Jolly Rosso, arenatasi nel dicembre del 1990 sulla spiaggia di Amantea”.

Cosa ci resta di questa vicenda. Innanzitutto 160mila metri cubi di rifiuti contaminati da metalli pesanti da bonificare al più presto, a cui segue un abituale retrogusto di complicità, impunità e disinformazione. Di questi strani tempi pare non sia importante reclamare futuro per le generazioni costrette a crescere fra i fanghi tossici, va più di moda provare a disvelare fantomaci passati. Purtroppo però quando si parla di queste storie sui grandi media (raramente, quanti inviati dei grandi giornali erano presenti all’udienza del 6 marzo?) scopriamo che grande è la confusione sotto il cielo. Certo, non per tutti la situazione si è mostrata eccellente come quella di Mao – se da un lato è innegabile infatti che il marchio Calabria-terra-di-misteri-indicibili ha costruito carriere fondate sul nulla, è vero che dall’altro ha prodotto censure e isolamento -, ma nel più dei casi odierni assistiamo ad un appiattimento sul modello fiction che mette in pratica una delle più sofisticate tecniche di mistificazione: parlare di tutto per non parlare di niente. Un modello di giornalismo caciarone che cita gli eroi civili Ilaria Alpi, Mihran Rovatin e Natale De Grazia solo per sfamare i motori di ricerca, solleticando pruriti di un pubblico comprensibilmente frustrato dalle troppe ingiustizie di un potere apparentemente inscalfibile, senza mai arrivare a chiedersi chi come e perché abbia portato agli eventi odierni.

in.fondo.al. mar un'inchiesta multimediale e interattiva
in.fondo.al. mar un’inchiesta multimediale e interattiva

Eppure le informazioni sulle navi affondate nel Mediterraneo sono a disposizione di tutti da anni, ecco un altro tesoro che ci resta. Per esempio basta puntare il proprio telefonino verso il mare e seguire le istruzioni di in.fondo.al.mar., il progetto indipendente realizzato da David Boardman e Paolo Gerbaudo. Uno ricercatore al Design Laboratory presso il Massachusetts Institute of Technology di Boston, l’altro giornalista freelance e collaboratore de “il manifesto” da Londra, hanno realizzato un’inchiesta giornalistica moderna e seria, dando vita ad un’indagine partecipata sugli affondamenti di rifiuti tossici e radioattivi nel Mar Mediterraneo. I dati raccolti da in.fondo.al.mar provengono da diverse fonti documentali: la lista delle navi sospette è stata ricavata a partire da quella fornita nel dossier di Legambiente “Affondamenti sospetti 1979-2001”; Le informazioni su navi, proprietari, carico e circostanze degli incidenti sono quelli ufficiali ricavati dai registri “Casualty Return” e “World Casualty Statistics” del Lloyd’s Register of Shipping di Londra.

Il progetto pubblica in esclusiva i risultati di un’indagine condotta presso l’archivio dei Lloyd’s di Londra (Lloyd’s Register of Shipping) e li incrocia con informazioni ricavate da ritagli di giornale, dossier di organizzazioni ecologiste e siti specializzati, per costruire un dataset aperto, liberamente scaricabile e riutilizzabile dagli utenti per altre ricerche sulla vicenda che possono essere condotte da tutti, persino da chi è riuscito per 30 anni a far finta di non vedere 150 tir andare su e giù in una stradina di campagna. Le informazioni circostanziali sulle navi sono state ricavate dai seguenti dossier consultabili:

 

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri

Un po' di tv e molta carta stampata in una vita redazionale precedente. Ogni tot scribacchino per le grandi testate italiane. Più montano che mondano, per Mimesis edizioni ha scritto "Joca, il Che dimenticato".

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