• mercoledì 28 giugno 2017

Evasioni | Labadessa e Cannucciari: due matite per una realtà

Michele Presta
Michele Presta
aprile26/ 2017

Sarà successo a tutti di sedersi di fronte ad una coppia di fidanzati sul tram, sulla metro, sul bus e inevitabilmente notare quanto quelle due persone siano così perfette. Nella maggior parte dei casi tutto questo è condito da una dose di invidia non misurabile. Nelle orecchie risuona un brano, qualcosa tipo “Stop out crying your heart” degli Oasis. Il vostro zaino poggiato di fianco, li fissate senza mollarli di un centimetro, fino alla vostra fermata, poi decidete di scendere, tornate a casa e riscaldate gli avanzi del pranzo; con ogni probabilità finirete di vedere una serie tv iniziata non si sa in quale anno. Questi siete voi.

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Una delle famose illustrazioni di Mattia Labadessa

Poi c’è Mattia Labadessa che prende il suo tablet e il suo pennino e con un pizzico di ironia riesce a riprodurre la stessa identica situazione. «Io pensavo che fossero delle cose che succedono soltanto a me, poi però mi sono reso conto che non è che sono l’unico». L’accento da scugnizzo e le cartine per le sigarette che spuntano dalla tasca destra di un blue jeans largo. «Mi pare logico che quello delle tavole non sono io. Però queste stronzate che riproduco stanno nella testa di tutti, stiamo male, un male collettivo e in questo malessere generale io ti do la mazzata e di dico che la vita è una merda». Come fa la vita ad essere una merda? Pensate alla tavola dei due fidanzati, ecco nella vignetta di Labadessa manca la musica e senza musica la vita meravigliosa della coppia, così come la vostra, non riuscireste mai e poi mai a immaginarla.

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Labadessa e Cannucciari intervistati da Alessandro Mazzotta al Museo del fumetto

Alla terza edizione di Graffi di Primavera al museo del Fumetto di Cosenza sul divano in pelle color amaranto sono seduti e si confrontano due generazioni di disegnatori differenti. Mattia Labadessa con Bruno Cannucciari storico disegnatore e sceneggiatore di Lupo Alberto. Attaccate alle pareti le tavole originali. Il lupo dal pelo blu con in braccio la sua Marta. La talpa Enrico con sua moglie Cesira e gli uccelli di Labadessa. Nel frattempo cosplayer che gironzolano tentando di conquistare i voti dei visitatori si mescolano ad appassionati di fumetti che comprano la loro dose quotidiana di striscia dai rivenditori che si trovano nel museo. Un vero peccato non trovare gli albi di Lupo Alberto, ma pare sia merce rara. Labadessa – Cannucciari intanto parlano. «Sapete, Lupo Alberto lo hanno sempre visto come un personaggio di satira – spiega Cannucciari – io invece rivendico con orgoglio di fare anche delle cose che siano stupide e senza senso. Per fare della satira ci vuole intelligenza dobbiamo essere bravi a parlare di temi importanti come abbiamo fatto in questi anni, ma anche a fare delle cose che siano diverse. Poi ovviamente non dobbiamo cadere nel cliché che il fumetto sia una cosa per soli ragazzi altrimenti sarebbe una rottura di palle».  

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Una tavola con Lupo Alberto firmata Cannucciari

Prendete gli amici, quello che succede con loro e pensate una vignetta. Se siete dei ragazzi prossimi ai trenta per rompere il ritmo formale di un’amicizia civile, finita la partita di calcetto, la cosa più banale di cui potreste parlare una volta sistemata la casacca tutta sudata è la vostra esperienza pornografica settimanale su internet. Ecco questo lo trovate sistemato a perfezione nella tavola di Labadessa anche perché lui la verve artistica la pesca in due posti:«La mia principale fonte di ispirazione sono gli amici, poi c’è la noia. Ovviamente la cosa è molto soggettiva penso che la cosa più grande che si possa scegliere di fare è decidere di cambiare prospettiva nel vedere le cose. Fino a due anni fa non mi piacevano le melanzane adesso mi sballo di parmigiana». E sul futuro al massimo: «Se fallisco come fumettista magari mi apro un ristorante e cucino principalmente uccelli». 

Carta o Ipad, web comix o striscette. Il fumetto come cadenza e ripete più volte Alessandro Mazzotta, moderatore della bella chiacchierata tra i due vignettisti, è linguaggio. Ognuno trova il suo e in qualche modo prova a interpretare la sua realtà. Tra una scimmia che stanca di mangiare banane si è messa a vendere panini e un lupo che vuole dare un bacio alla sua gallina preferita resta la certezza che almeno una cosa rimane insindacabile: la libertà di scegliere il mezzo, sia una pagina Facebook o un albo, per evadere giusto qualche minuto la quotidianità.

Michele Presta
Michele Presta

Dei mitici anni 90 ho poco,anzi niente. Studio giurisprudenza. Rincorro notizie.Twitto in maniera compulsiva. Un pochino di carta stampata e tanto web. Mi incuriosiscono le etichette dei vini. Odio la macchina al punto che ascolto IsoRadio anche quando devo andare al bar a bere un caffè. TW@michelepresta

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