• lunedì 25 settembre 2017

Fantozzi, il rutto libero dell’ultimo italiano

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Francesco Veltri
Francesco Veltri
luglio03/ 2017

Nella famiglia dell’Inespresso, un posto di primo piano lo occupa proprio lui, Ugo Fantozzi. Uno sportivo nato, nonostante un fisico non proprio atletico e una propensione per le sventure fuori dal comune. Ma è stato proprio questo ascendente a rendere il ragioniere più famoso d’Italia un simbolo e un punto di riferimento per tantissimi italiani medi di ieri e di oggi che grazie alla pratica amatoriale di attività come il calcio, il tennis, il ciclismo, lo sci e l’atletica leggera, si sono sentiti, per almeno un giorno nella vita, dei campioni, o qualcosa che gli somigliasse.

Fantozzi ha giocato a calcio, insieme ai suoi colleghi d’ufficio, in una drammatica domenica pomeriggio. Una partita diretta da un arbitro impassibile, severo e mezzo cieco come Renzo Filini. Una partita giocata in un pantano diventato ben presto una vera e propria piscina per via di quel nuvolone da impiegato che sta sempre in agguato anche per quattordici mesi di fila.

“E quando vede che il suo uomo è in ferie o in vacanza, gli piomba sulla testa scaricandogli addosso tonnellate di pioggia fitta e gelata”.

Fantozzi ha giocato a tennis, sempre con Filini, in una epocale sfida all’ultimo sangue. La più rigida domenica dell’anno, “dalle sei alle sette antelucane. Tutte le altre ore, man mano che si avvicinava il mezzogiorno, erano occupate da giocatori di casta sempre più elevata: direttori clamorosi, ereditieri, cardinali e figli di tutti questi potenti“. Oltre alle temperature polari e all’abbigliamento paradossale dei due contendenti, di quella sfida disputata tra una nebbia fitta e avvolgente, rimane indimenticabile il dialogo a distanza prima della battuta di inizio match.

fantozzi e filini

Filini: “Allora, ragioniere, che fa? Batti?”

Fantozzi: “Ma… mi dà del tu?”

Filini: “No, no! Dicevo: batti lei?”

Fantozzi: “Ah, congiuntivo!

Filini: Sì!”.

Fantozzi è stato un ciclista d’altri tempi, nella drammatica Prima Coppa Cobram. Una corsa che vedrà proprio lui vincitore inatteso grazie all’utilizzo di una sostanza dopante acquistata da uno spettatore. Una volata indimenticabile conclusasi con Fantozzi che taglia il traguardo tra gli applausi del pubblico, di sua moglie Pina e di sua figlia Mariangela prima di finire dentro un carro funebre. Fantozzi è stato un atleta e uno staffettista poderoso nel corso dei giochi olimpici aziendali. Un evento privo di premi per i primi classificati, ma con la minaccia di trasferimento nella miniera di Sassu Strittu, in provincia di Carbonia, dove gli impiegati vengono usati come muli da soma, in caso di sconfitta. L’Ufficio sinistri non vincerà una gara, fino all’ultima staffetta quando grazie a un espediente, Fantozzi taglierà il traguardo con in mano un candelotto di dinamite usato come testimone. Il ragioniere giungerà primo, ma poi salterà in aria.

Ma Fantozzi è stato soprattutto uno sportivo non praticante. Quel suo “Scusi, chi ha fatto palo” durante un’Inghilterra-Italia valevole per le qualificazioni alla Coppa del Mondo, rappresenta in pieno un Paese che vive di calcio e che oltre il calcio non riesce proprio ad andare. Per quella serata, Fantozzi, prepara un programma formidabile: calze, mutande, vestaglione di flanella, tavolinetto di fronte al televisore, frittatona di cipolle per la quale andava pazzo, familiare di Peroni gelata, tifo indiavolato, rutto libero. Il tutto, però, viene vanificato da una telefonata improvvisa del capo che lo obbliga a lasciare la partita per il cineforum aziendale. Il resto, si conosce a memoria, con quei 92 minuti di applausi dei colleghi sfiniti dall’ennesima proiezione della “Corazzata Potëmkin” che elevano inaspettatamente, come mai fino a quel momento, l’ultimo uomo fra gli ultimi. Il più grande ultimo italiano. Paolo Villaggio è stato tante cose, comico, attore impegnato, maschera, scrittore eccellente. Forse, però, la sua più grande capacità è stata proprio quella di interpretare, meglio di chiunque altro, attraverso quella invadente e al tempo stesso rassicurante nuvola da impiegato, la vita di chi non ha mai avuto l’opportunità di esprimere i propri sogni. Sogni mostruosamente proibiti.

Francesco Veltri
Francesco Veltri

Guaribile romantico del giornalismo calabrese. Scrive per non dimenticare e si ostina a osservare l'inosservabile. Ha lavorato con alterne sfortune nelle redazioni della Provincia cosentina, di Cosenza Sport, di Calabria Ora e dell’Ora della Calabria, che poi sono la stessa cosa ma a quel tempo non si poteva dire.

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