• giovedì 26 aprile 2018

Quello che Buffon non dice

Buffon Oliver
Francesco Veltri
Francesco Veltri
aprile15/ 2018

“Ci sono cose che si possono dire e cose che non si possono dire”. 

Parole che appartengono a Emiliano Mondonico, ex tecnico del Toro (Atalanta, Fiorentina e molti etc) scomparso di recente. Le pronunciò tanti anni fa nella sua poco brillante parentesi sulla panchina del Cosenza, quando c’era da fare quotidianamente i conti con una realtà schizofrenica e a tratti surreale (non che da allora le cose siano cambiate eh?!?). Ma l’utilizzo della filosofia in salsa bruzia del “Mondo” in questo pezzo inespresso è solo un pretesto per dare un po’ di gloria al nome della nostra rubrica.

Perciò, in sintesi, cosa vogliamo dire oggi? Bella domanda.
Proviamo a partire proprio dalle cose che nel calcio “non si possono dire eppure si sanno sempre”. Va precisato che ci sarebbe anche una categoria minore, quella del “si sanno quasi sempre” nella quale rientrano personaggi come l’ex Commissario tecnico della Nazionale italiana Gian Piero Ventura, che alla vigilia di un Mondiale senza Italia, dall’alto della sua utilità sociale, ha dichiarato che in merito al mancato utilizzo del fantasista Lorenzo Insigne nella sfida decisiva degli azzurri contro la Svezia, non vede l’ora di parlare, e «appena potrò – ha precisato – dirò tutta la verità». Che provando a tradurre con “Google translate”, dovrebbe uscire fuori qualcosa del tipo: “Il Paese non è ancora pronto ad accettare un pensiero tanto rivoluzionario sulla mia scelta tecnico-tattica, ma giuro su quanto di più caro ho al mondo – non nel senso di Mondiale, ndr – che quando quel momento arriverà, svelerò tutto”.
Paura eh?
Ecco, questo è un esempio di totale incomprensione calcistica. Perché, pur lasciando intendere che c’è una ragione se non hai fatto giocare il calciatore più forte che avevi in squadra nella gara più importante della tua vita, quella ragione nessuno la può immaginare. Punto. Ma Ventura ci ha abituato a scelte indifendibili e proprio per questo va preso per quello che è. Quindi ciao.
Per fortuna, però, il pallone è fatto soprattutto di cose che non si possono dire ma che sono chiare come il fascismo che regna sovrano anche se non si vede. E qui, entra in scena quel brav’uomo di Gigi Buffon, il portiere che da quando si è fidanzato con una giornalista è diventato il più saggio e democristiano della terra e che, fino a cinque minuti prima di macchiare di sugo una carriera brillante, era a un passo dalla presidenza della Repubblica post Mattarella. E invece, mo’, cazzi.
Gigi – ne hanno scritto e dibattuto seriamente persino in Bangladesh – dopo il polemico finale di gara tra il Real Madrid e la sua Juventus, ha letteralmente mitragliato di insulti l’arbitro inglese Oliver, che ha avuto l’insano coraggio di fischiargli contro un rigore dubbio.
(Per chi si fosse perso la puntata precedente di Champions League, breve campionario dell’insulto del quasi erede di Mattarella: “Sei un animale. Non esiste, 18 eroi hanno fatto qualcosa di epico. Io non sto a sindacare, ha visto l’arbitro, ma su un’azione dubbia al novantatreesimo dopo un rigore non dato a noi non puoi avere il cinismo di distruggere il sogno di una squadra, ti ergi a protagonista per tuo vezzo o perché non hai la personalità adeguata, un essere umano non può decretare un’uscita di una squadra con un episodio dubbio. Al posto del cuore hai un bidone dell’immondizia. Se non hai la personalità allora stai in tribuna mangi le patatine, non puoi rovinare un’impresa epica che hai a certi livelli. Quando anche io non sono adeguato mi metto da parte, se non sei adeguato ti metti da parte“).
Il portierone quarantenne ha vomitato persino quello che le donne non dicono agli uomini che sotto le coperte non ce la fanno e per questo è stato giudicato colpevole dagli opinionisti di Repubblica, Giornale, Corrieri e Gazzette varie e persino da Alex Del Piero.
Eppure, e qui torniamo a Mondonico , prendendosela col povero Oliver, Gigi voleva semplicemente manifestare in eurovisione la sua sofferenza per essere stato derubato del pallone nell’ultima occasione che aveva di vincere una Champions. Lo ha fatto a modo suo, fottendosene di Mattarella, dei suoi sostenitori democristiani che speravano, grazie a lui, di riesumare per l’ennesima volta la Dc e dell’Inghilterra intera. Buffon, per chi non lo avesse ancora capito, ha detto quello che non si può dire per dirci addio. Un addio originale e spiazzante che, tra le righe, lascia un messaggio finale preciso al popolo italiano: quando si è da un pezzo in età di pensione e si occupano lo stesso posti di prestigio nella società, bisogna lasciare lo spazio a chi è più lucido. Altrimenti si rischia di fare la fine di Berlusconi.

Francesco Veltri
Francesco Veltri

Guaribile romantico del giornalismo calabrese. Scrive per non dimenticare e si ostina a osservare l'inosservabile. Ha lavorato con alterne sfortune nelle redazioni della Provincia cosentina, di Cosenza Sport, di Calabria Ora e dell’Ora della Calabria, che poi sono la stessa cosa ma a quel tempo non si poteva dire.

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>