• lunedì 24 settembre 2018

Il sabato della malerba

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Ettore De Franco
Ettore De Franco
settembre02/ 2018

Nel sabato 1 settembre del 2018, l’alone di squadra maledetta che alberga sui dorsi dei Lupi di Cosenza è diventato uno spesso prato di malerba. Negli ultimi 104 anni le tifose e i tifosi rossoblù hanno vissuto in prima persona selezionatissimi momenti di esaltazione e numerosi eventi capaci di scalfire la fede del più cieco dei seguaci. Con l’ingresso nel ventunesimo secolo, poi, il Cosenza Calcio è piombato in una spirale talmente surreale da portare a chiedersi se non stessimo assistendo a un flash mob della durata di quindici anni ispirato a uno dei racconti di H. P. Lovecraft: stadi posti su cocuzzoli nevosi e circondati da boschi di alberi scheletrici, partite disputate su terreni in cui le radici delle patate sottostanti prendevano vita per ostacolare i movimenti dei nostri beniamini e lune malefiche a neutralizzare le nostre indiscusse qualità tecniche; e poi molti tipi di mostri: nemici poliformi e cattivissimi che ci aggredirono nel paese in cui Cristo decise di terminare il suo viaggio verso il meridione italiano; metastasi generate all’interno delle stesse membra del tifo cosentino che hanno portato a una guerra civile della quale ancora sentiamo gli echi; signorotti a capo delle istituzioni locali che hanno usato la schiena del lupo come fosse il dorso in legno di un cavallo delle giostre, buono per montare in groppa nei momenti gioiosi e ideale per l’abbandono quando il ruotare dei macchinari si faceva più impegnativo e cominciava a provocare nausee e giramenti di testa.

Sul finire della scorsa primavera è successo qualcosa di magico: la squadra, una volta inserita nel forno dei play-off per la promozione in serie B, da massa grumosa e butterata si è trasformata in un soffice pan di Spagna e il pubblico ha saputo assecondare il miracolo, decorando il dolce con un corposo velo di passione, affetto e motivazione. Il buco della ciambella venne perforato per ben tre volte in una nottata di Pescara, al termine della quale quindicimila persone riuscirono ad avere un pezzo del dolce più ambito: quello della promozione. L’estate fresca, piovosa e prodiga di funghi ci ha regalato il più bello degli esordi casalinghi che potessimo immaginare: uno scontro col Verona, la società più forte della seconda divisione, che annovera nelle proprie file giocatori di indiscusso valore tecnico, sostenuta, tra le altre cose, da un pubblico dal quale siamo divisi da profonde differenze di vedute sociali e politiche.

Nei giorni precedenti l’incontro un’intera provincia si è mobilitata per assistere all’evento acquistando i costosi biglietti d’ingresso, pianificando lunghi spostamenti da tutti i paesi da Jonio a Tirreno e sacrificando l’unico fine settimana soleggiato dell’anno per stare in città invece che al mare o in montagna. Nel frattempo chi era preposto a organizzare il palcoscenico dell’evento ci raccontava delle bellezze del manto verde sul quale avrebbero sfilato gli ospiti e i nostri eroi.

Ieri, nel primo sabato di settembre, il primo di serie B dopo tre lustri, il Cosenza è diventato come il Brasile; sul finire del 1983 i verdeoro vennero derubati della cosa che più desiderarono e che ottennero con sommo sforzo, solo dopo aver vinto ben tre campionati del mondo: la coppa Jules Rimet. Alle cosentine e i cosentini, invece, ieri sono state sottratti l’entusiasmo, la passione e il rispetto; alla fine dei conti ci hanno soffiato da sotto il naso quella serie B in cui noi tutti identificavamo il confine ultimo da valicare per entrare in paradiso: oggi, come ieri, ci sentiamo rifugiati respinti ai cancelli del paradiso calcistico e i panni di un ministro che si crede senza limiti sono indossati da un architetto imbolsito nella fascia tricolore.

Ettore De Franco
Ettore De Franco

Terzino destro limitato tecnicamente ma in grado di chiudere le diagonali. Avviato alla scrittura dal Nonno che gli chiedeva di cercare sul vocabolario le parole risolutive dei suoi cruciverba. Rosso e blu ma più rosso che blu. Ambasciatore bruzio presso il nord della Penisola iberica ed in tutti e due fronti della Guerra delle Malvine/Falklands, attualmente in riposo, da tutto.

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