• venerdì 18 ottobre 2019

UNA STORIA SBAGLIATA | L’arresto di Vincenzo e quella bolla di sapone

Dante Prato
Dante Prato
gennaio26/ 2016

di Dante Prato

Tra pochi giorni il Tribunale di Castrovillari sarà chiamato a pronunciarsi in merito alla richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero per la posizione di tre carabinieri indagati per la morte di Vincenzo Sapia. Il 29 gennaio, a più di un anno e mezzo da quel tragico 24 maggio 2014, in cui il giovane di Mirto Crosia morì durante un intervento delle forze dell’ordine, quella storia sbagliata potrebbe esaurirsi in una bolla di sapone.

Vincenzo Sapia, morto a 29 anni nella sua Mirto Crosia
Vincenzo Sapia, morto a 29 anni nella sua Mirto Crosia

Eppure, i numerosi interrogativi che persistono sui tragici minuti di quel sabato mattina di primavera meriterebbero un iter processuale completo, ne sono convinti tutti coloro che vogliono capire come sia morto Vincenzo. I dubbi riguardano principalmente le modalità di intervento delle forze dell’ordine, intervenuti per calmare il giovane e indagati per concorso in omicidio colposo. Nei giorni successivi alla vicenda e a seguito dei risultati dell’autopsia, il caso è stato velocemente archiviato dall’opinione pubblica attribuendo la morte a cause naturali. Questo è anche quello che emerge dalla relazione tecnica disposta dal pubblico ministero, che ha escluso presenza di segni sul corpo riconducibili ad azioni violente o ad azioni di soffocamento. Un semplice arresto cardio-circolatorio che ha stroncato la giovane vita di un ragazzone di 29 anni e di 100 chili.

Una ricostruzione a cui la famiglia Sapia non ha mai creduto, ritenendola incompleta e incapace di far piena luce sulla morte di Vincenzo. Ancora senza risposta, infatti, rimane l’interrogativo su cosa possa aver causato, in un ragazzo giovane che aveva problemi di salute ma non aveva mai sofferto di problemi cardiaci, un malore acuto fino a provocarne la morte. Inoltre, se consideriamo che l’azione di difficile contenimento condotta dai carabinieri in fase di immobilizzazione del soggetto, come pare raccontato anche da alcuni testimoni, sia stata svolta attraverso una presa al collo e una costrizione a terra – modalità molto simili a quelle che portarono alla morte di Riccardo Magherini a Firenze – appare comprensibile da parte di chi ha perso un proprio caro ipotizzare che ci possano essere degli elementi che siano stati presi scarsamente in considerazione nel corso dell’autopsia. Argomenti che i legali della famiglia Sapia vogliono ora portare all’attenzione del giudice. La speranza per i parenti del giovane, infatti, è rappresentata da una nuova relazione tecnica, commissionata dai legali della famiglia Sapia, nella quale la professoressa Emanuela Turillazzi, direttore dell’Istituto di medicina legale di Foggia, analizza la consulenza tecnica depositata dal medico legale dottor Walter Caruso. Una relazione che potrebbe offrire nuovi particolari alla ricostruzione dei fatti. Del resto, l’avvocato della famiglia Sapia, Fabio Anselmo, legale esperto in casi di presunta mala-polizia e già difensore della famiglia Cucchi, Aldrovandi e Magherini e da qualche tempo anche di quella Bergamini, sta mettendo in campo tutta la sua esperienza per cercare di scongiurare il rischio dell’archiviazione.

Vincenzo Sapia, morto a 29 anni durante un tentativo di contenimento dei carabinieri
Una foto di Vincenzo sul luogo del suo tragico decesso

Se si riuscisse a superare questa delicata fase, infatti, ci sarebbe la possibilità di affrontare tutti i dubbi che avvolgono l’intera vicenda all’interno di un’aula di tribunale, nell’interesse di tutte le parti coinvolte. Si potrebbe per esempio ascoltare la ricostruzione dell’accaduto dalla voce dei protagonisti, non solo dei carabinieri intervenuti quella mattina, ma anche e soprattutto dei numerosi testimoni che erano presenti sul luogo della tragedia, tra i quali l’attuale sindaco del paesino tirrenico teatro dei fatti, l’avvocato Antonio Russo. Si potrebbe approfondire la conoscenza sulle rilevazioni autoptiche e si potrebbero interpellare altri strumenti, come ad esempio le registrazioni delle telecamere del vicino ufficio postale. E soprattutto, si riuscirebbe a dare finalmente delle risposte alla comunità di Crosia, profondamente scossa da questa tragedia.

Dante Prato
Dante Prato

Giornalista sociale e freelance per vocazione, quando penso ad una “testata” mi viene in mente solo quella di Zidane su Materazzi.

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