• venerdì 19 aprile 2019

RDO | Vita di giovani cosentini, senza sociologia da bar.

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Michele Presta
Michele Presta
dicembre08/ 2015
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Montaggio primo documentario RDO

RDO, Ragazzi di oggi è il concept culturale a base di musica e racconto video ideato da Robert Eno,Marcello Farno e Alessandro Ricci, l’evento è realizzato dall’associazione Sporco Impossibile in partnership con Rivista Scioc!. RDO è il racconto di una generazione, quella dei ragazzi diciottenni che vivono nella città di Cosenza. Un racconto delle loro paure e speranze, di tutto quello che ruota intorno al loro mondo. Giovedì 10 dicembre ci sarà il primo concerto al teatro Morelli dell’artista IOSONOUNCANE che si esibirà con un live in acustico che sta realizzando in occasione del suo tour in giro per l’Italia. Abbinato allo spettacolo musicale c’è il documentario realizzato dal video maker Andrea Pirri e dal  giornalista Eugenio Furia che ci ha raccontato quali sono gli obiettivi del progetto e quali sono state le  sensazioni avvertite durante la prima registrazione che vede per protagonisti  i ragazzi del Liceo Classico Bernardino Telesio di Cosenza.

 

Cosa racconterete nella serie di documentari che state realizzando?

Più che raccontare, faremo raccontare. Sarà la generazione seguente a quella dei millennials a narrarci la sua vita quotidiana al di fuori della scuola. Senza sociologia da bar. L’idea è di mediare e interpretare il meno possibile.

In che modo il documentario si lega con i concerti che si organizzerano a teatro?

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Eugenio Furia intervista studente liceo Classico B. Telesio

Parlo per me ma forse andrebbe chiesto a Roberto, Marcello e Alessandro… Credo che si possa scomodare la formula dell’info-tainment o dell’edu-tainment, informazione ed educazione più intrattenimento. Naturalmente lo scopo non è “educare” le masse ma proporre un breve momento di riflessione su quello che siamo, che eravamo e che saremmo stati se fossimo nati a cavallo tra due millenni. Sul palco sono previsti gli esponenti più interessanti della scena musicale italiana meno mainstream è più consapevole, da quello che mi è sembrato di capire. Ma sarò anche io nel pubblico per farmi, io sì, educare su sonorità che non conosco.

Il primo documentario è ormai pronto. Nei modi, nei linguaggi, nelle sensazioni degli intervistati avete ritrovato quello che vi aspettavate o è stato un risultato totalmente diverso?

Fare domande dal vivo, senza la mediazione di telefoni o tastiere, restituisce il gusto della naturalezza. Certo presentarsi con un microfono crea una distanza tra intervistatore e intervistati, ma il più delle volte questa specie di membrana cade e vince la spontaneità. Credo che si colga il nostro intento non paternalistico ma orizzontale anche nell’approccio, non saliamo su un livello magari estraneo al contesto per impancarci e alzare il ditino.

Dal racconto generazionale di adolescenti e dalla musica di ragazzi quasi adulti pensate sia possibile fare una fotografia del contesto sociale italiano in cui oggi queste generazioni vivono e crescono?

Sarà sempre una visione parziale, ma nel senso meno negativo della parola: non “di parte” bensì, inevitabilmente, ridotto. Ma far parlare i protagonisti invece che pontificare da un social o da un talk televisivo è già un primo passo importante.

Michele Presta
Michele Presta

Dei mitici anni 90 ho poco,anzi niente. Studio giurisprudenza. Rincorro notizie.Twitto in maniera compulsiva. Un pochino di carta stampata e tanto web. Mi incuriosiscono le etichette dei vini. Odio la macchina al punto che ascolto IsoRadio anche quando devo andare al bar a bere un caffè. TW@michelepresta

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