• lunedì 18 febbraio 2019

RDO | Iosonouncane e la fenomenologia del Due Palme

iosonouncane8
santino cundari
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dicembre11/ 2015
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IOSONOUNCANE – In concerto al Teatro Morelli di Cosenza per RDO

di Santino Cundari

Indovinello: chi ama la musica, ha una pessima opinione della politica, legge libri dai titoli strappalacrime, si informa solo tramite internet e – soprattutto! – passa il sabato sera al bar Due Palme? Elementare, si tratta dei Ragazzi di oggi. Il primo episodio della rassegna musicale, ambiental-subculturale, che prende l’acronimo “RDO”, si presenta bene al pubblico del Teatro Morelli di Cosenza, e la tensione dei tre ispiratori – Roberto Vagliolise, Alessandro Ricci e Marcello Farno – è assolutamente giustificata (dati i tempi che corrono). Maglioncino vintage per il primo, alla cassa il terzo: «Speriamo vada bene!», ripete a più riprese. Perché dietro l’organizzazione di un live – quello di uno splendido Iosonouncane – c’è anche questo: fatica, investimenti, amicizie vere e meno vere, il “quarto d’ora accademico” per i ritardatari, la paura che qualcosa vada storto. Tutto fa brodo, ambiente. Il vero spaccato di vita reale – chiamiamolo così – ce lo offre il documentario curato dal giornalista Eugenio Furia, artwork di Fabio Gaudio e girato dal videomaker Andrea Pirri, che si sono svegliati una mattina chiedendosi: «Chi sa che fanno i ragazzi di oggi! Chi sa che pensano!». Le domande incalzanti del primo – «Tu che fai quando sei nella tua camera?» – provocano nel pubblico reazioni divertite e maliziose, ma alla fine della proiezione, probabilmente, portano tutti a concludere che dei Ragazzi di oggi imperversa una percezione distorta.

Quello che ne esce fuori è una visione del mondo tutt’altro che spassionata, a tratti elitaria (come nel caso dell’hip pop), indipendente. Gli intervistati sguazzano nell’imbarazzo, con faccia tosta esplicitano un progetto di vita, fanno i compiti e sono in possesso di chiavi interpretative, di un modo di orientarsi ben definito. Oppure, potremmo malignare, ci hanno fatto vedere solo i migliori. DIE (e questo non è un acronimo, si rimanda all’espressione Sa die de sa Sardigna) è invece il titolo del sorprendente disco di Iosonouncane, al secolo Jacopo Incani, presentato in performance acustica al Morelli. Il fattore di sorpresa riguarda il fatto che nessuno si aspettava suoni e testi così originali, una mescolanza di generi così ampia e armonica, una tensione emotiva così ben curata. Iosonouncane rompe prima di tutto con se stesso, con l’altrettanto apprezzata produzione precedente perché, in sostanza, sperimenta e si apre alla varietà delle idee e delle intuizioni di un vero artista. Tanca, Stormi, Buio, Carne, Paesaggio e Mandria, non si portano dietro nulla de La macarena su Roma (2010), se non il talento di sapersi esprimere in molti modi (la voce lo aiuta, eccome!) e sono pezzi di un album che va ascoltato tutto d’un fiato: bandita la semiotica dei testi, il resto è tutta un’emozione. Altrove, l’artista ha dichiarato che c’è dentro anche tanta bella letteratura, come John Steinbeck, Ernest Hemingway, Albert Camus, Cesare Pavese e i conterranei Dessì e Satta. E i più attenti hanno potuto cogliere un romanticismo non rigido, senza tempo, una lenta e passionale rivolta di una provincia che sa abbattere i propri confini e aprirsi a tutti, anche a quei Ragazzi di oggi.

 

N.B. Wrongonyou ha aperto il live di Iosonouncane e, per quello che si è visto, lo ritroveremo presto su grandi palchi.  È un suggerimento per tutti i promoter culturali? Sì! Da queste parti è passato due volte in pochi giorni. Ben venga anche una terza. Cominciamo a proporvi la sua pagina: https://www.facebook.com/wrongonyou/?fref=ts

santino cundari
santino cundari

Precario prestato al giornalismo, appassionato di filosofia della scienza, «convertito al narcisismo e alla fisica dei quanti» (W. Allen). Viene dall'esperienza fatta al quotidiano L'Ora della Calabria e sogna di diventare redattore di bolle papali al Vaticano.

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