• sabato 21 luglio 2018

Quanto è vuoto quel Palazzo

Operazioni di sgombero nello stabile occupato a Via Don Minzoni. (foto ANTONIETTA BONANNO)
alfredo sprovieri
alfredo sprovieri
maggio15/ 2014

Operazioni di sgombero nello stabile occupato a Via Don Minzoni. (foto ANTONIETTA BONANNO)

La questione degli sgomberi oggi è l’unica cosa che unisce l’Italia, dalle periferie meneghine al centro della provincia cosentina. Lo è perché da troppi anni nel silenzio delle nostre strade soffrono nuovi poveri vecchi e nuovi mentre bofonchia l’eco di palazzoni brutti e vuoti. A volte cicogne metallizzate e stridule li hanno lasciati lì da pochi anni, ma ormai da tempo che ci pare immenore sotto i nostri codardi occhi sono monumenti eretti all’inciviltà moderna. Come templi al rovescio stanno lì a ricordarci ogni giorno chi sono gli dei onnipotenti del nostro tempo. La speculazione edilizia di un’aggressiva lobby dei palazzi in Italia significa da almeno 30 anni morte sociale, economica e troppe volte fisica per centinaia di migliaia di persone, ma pare essere colpa di nessuno.

Certamente non di chi, non riuscendo a sostenere il costo della vita, sostenuti da comitati e associazioni antagoniste stanno occupando qualcuno di quei palazzi abbandonati per avere almeno un tetto sopra la testa dei figli. Hanno ai nostri occhi un’altra colpa, semmai, quella di ribellarsi al nostro posto. Direte che si tratta di un atto illegale, lo so. Che il loro agire può finire per ledere il diritto abitativo di altre famiglie, direte che noi il mutuo ce lo sudiamo ogni giorno mentre in questi casi si tratta quasi sempre di falliti, di gente che non vuole lavorare. Alcuni di voi, sempre di più temo, diranno persino che la precedenza va agli italiani, sputando sui libri di storia in cui queste assurdità devono rimanere sepolte.

E così sarà giusto che la legalità venga ripristinata, ma solo in un senso, che si liberi qualche manganellata contro immigrati e disoccupati se serve, scomodando anche il monopolio (legittimo, almeno per definizione) della violenza, che negli stati di diritto spetta alle forze dell’ordine per conto del Leviatano. Ma davvero gli abbiamo affidato le nostre vite perché lo scagli contro i più deboli permettendo che in una città evoluta come Milano, ad esempio, a fronte di una richiesta stabile sulle 20mila domande, riescono a entrare in una casa popolare appena 700 famiglie ogni anno? Bell’affare.

Meglio rimanere emotivamente distaccati rispetto ai fatti di Cosenza, che vi abbiamo raccontato sin dalle prime ore dell’alba e che alcuni avevano già previsto ieri sera con l’insolita zona rimozione ai veicoli attorno agli stabili occupati.

Proviamo ad andare al tema nella sua interezza, torniamo con qualche dato a parlare di Casa popolare, di edilizia pubblica.

In Italia assorbe il 6% del mercato contro il 21 tedesco e il 18 francese; anche in questa graduatoria siamo fanalino di coda d’Europa. Qui l’ultimo piano di edilizia popolare è datato Fanfani e si pensa in ogni modo possibile a favorire il privato. Per intenderci, non quello proprietario di immobili da affittare legalmente, quel povero cristo nonostante gli affitti siano aumentati del 15% in un solo anno, è destinato a dire addio a sempre più ampie fette di credito e a veder fallire il suo piccolo business. Non ci sono più i soldi per pagarli gli affiti, semplice. Così sono 68mila le famiglie che quest’anno vedranno recapitarsi un avviso di sfratto: nove su dieci per morosità, che significa che quando hanno sottoscritto il contratto avevano un lavoro, e che ora il lavoro non ce l’hanno più. Le sentenze di sfratto a Roma sono 7.743, a Milano 4.924 e a Torino 3.492. Gli sfratti eseguiti con la forza pubblica ogni anno sono circa 30mila: in pratica ogni giorno 140 famiglie rischiano di finire in mezzo a una strada.

L’emergenza abitativa riguarda attualmente un italiano su dieci, eppure casa reddito e dignità sarebbe l’unica grande opera capace di migliorare la vita di tutti. La mente di un ministro degli Interni come Angelino Alfano in queste settimane è stata capace di ipotizzare l’annullamento preventivo delle manifestazioni di protesta previste nel centro di Roma contro il decreto Casa di un governo guidato da un buffo fiorentino, tal Matteo Renzi, spuntato sulla scena pubblica dalla Ruota della Fortuna dice ispirato da Giorgio La Pira – il politico che partecipò all’Assemblea Costituente che vide la casa come diritto e che come sindaco di Firenze confiscò migliaia di case abbandonate per riassegnarle ai poveri e ai senza tetto.

La realtà dice altro: un esempio non immaginario? Nell’articolo 5 del decreto Lupi si vieta, in modo retroattivo nel tempo, l’allaccio di servizi pubblici come l’acqua e l’elettricità in palazzi abbandonati mentre nello stesso decreto, agli articoli 3 e 10 per esempio, si incentiva ancora la costruzione di nuove case e si permette la vendita di patrimonio pubblico. Ancora? Si promettono anche interventi a sostegno di chi non riesce a pagare, ma le cifre raggiungono appena la metà di quelle che si potrebbero recuperare reintroducendo il pagamento dell’imposta sulla casa ai costruttori, o raggiungono addirittura un decimo di ciò che è stato concesso alle banche per ricapitalizzare i propri fondi.

Insomma, oggi all’ultimo piano di Via Don Minzoni, nel centro buono di Cosenza, si è giocata una partita vecchia quanto l’uomo. Quella specie di terrazza una scacchiera sulla quale le persone in ogni ruolo sono state sempre pedine. La fu mai davvero Atene delle Calabrie in questo senso ha smesso di essere eccezione da troppo tempo e diventerà regola ancora a lungo.

 

Nella foto di copertina: operazioni di sgombero nello stabile occupato a Via Don Minzoni, Cosenza (ANTONIETTA BONANNO)

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri

Un po' di tv e molta carta stampata in una vita redazionale precedente. Ogni tot scribacchino per le grandi testate italiane. Più montano che mondano, per Mimesis edizioni ha scritto "Joca, il Che dimenticato".

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