• sabato 23 giugno 2018

INCHIESTA | Aiutiamoci a casa loro, ovvero gli affari dell’Italia solidale

Nel corso della seconda conferenza dei Paesi donatori della Siria che si è tenuta a Kuwait City lo scorso 15 gennaio, è stato stabilito che l’Italia offrirà nuovi aiuti per 38 milioni di euro per affrontare l’emergenza umanitaria in Siria. I nuovi fondi rappresentano un aumento del 70 per cento rispetto a quanto stanziato in occasione della conferenza del 2013, e collocano l’Italia come terzo donatore europeo alle spalle di Gran Bretagna e Germania.
mariarosaria petrasso
mariarosaria petrasso
febbraio10/ 2015

di Mariarosaria Petrasso

Ancora una nuova tragedia del mare, di nuovo cronache dell’orrore al largo delle coste italiane. Si rischia di scrivere sempre le stesse cose, anche perché nel racconto di questi anni sul contrasto alle povertà del mondo sembra mancare un tassello fondamentale di tutto quello che ruota intorno alle migrazioni e soprattutto alla solidarietà.

Nel corso della seconda conferenza dei Paesi donatori della Siria che si è tenuta a Kuwait City lo scorso 15 gennaio, è stato stabilito che l’Italia offrirà nuovi aiuti per 38 milioni di euro per affrontare l’emergenza umanitaria in Siria. I nuovi fondi rappresentano un aumento del 70 per cento rispetto a quanto stanziato in occasione della conferenza del 2013, e collocano l’Italia come terzo donatore europeo alle spalle di Gran Bretagna e Germania.
La seconda conferenza dei Paesi donatori della Siria che si è tenuta a Kuwait City, l’Italia in quella occasione ha offerto nuovi aiuti per 38 milioni di euro (Ph L. Pistelli)

Bisogna aiutarli a casa loro, dice qualcuno. Per questo in realtà l’Italia è già all’opera da tempo con un vero e proprio apparato, afferente al Ministero degli Esteri, che si occupa di agire in zone del mondo disagiate o coinvolte in conflitti: la Cooperazione Italiana allo Sviluppo. Ma di che cosa si occupa esattamente quest’organo? A leggere i Millennium Goals, frutto di un patto tra Paesi ricchi e poveri firmato nel settembre del 2000, di tutto e di nulla. Negli otto punti elencati infatti (QUI), il primo obiettivo da raggiungere entro il 2015 è quello di “sradicare la povertà estrema e la fame”. Roba da intervista a Miss Mondo, visto che siamo ben lontani dal dimezzare, come annunciato, tra il 1990 e il 2015 la percentuale di persone che soffre la fame e che vive con meno di un dollaro al giorno.

Tutto quello che si è prefissato di perseguire con i Millenniun Goals in realtà è ben lontano dall’essere raggiunto. In particolare, per quanto riguarda i programmi della Cooperazione Italiana all’estero, spesso i fondi stanziati per creare sviluppo si rivelano utili a far fronte a situazioni emergenziali e umanitarie che, in qualche modo, finiscono per avere un impatto anche sul nostro territorio. In particolar modo, se ci concentriamo nell’area “near abroad” (Nord Africa e Vicino e Medio Oriente) leggiamo che gli interventi tricolore sono rivolti soprattutto ad assicurare la “stabilità politica” e che “l’aiuto allo sviluppo nei confronti di taluni di questi paesi rappresenta, inoltre, un elemento importante ai fini di un’efficace gestione dei flussi migratori che da tali regioni originano in direzione dell’Europa e, segnatamente, dell’Italia.”  In altre parole, quello di cui parlavamo: un tentativo di creare un enorme cuscinetto che argini il fenomeno naturale delle migrazioni.

Analizzando però la situazione dei singoli Stati, è possibile anche verificare nello specifico quanto e come l’Italia è impegnata al di là delle sue frontiere. La maggior parte degli interventi è di carattere sanitario, di salvaguardia del patrimonio culturale, di incentivazione dell’industria, dell’agricoltura e della pesca. In Siria, ad esempio, si legge che nell’ultimo decennio l’impegno italiano ammonta a 106 milioni di euro, di cui 29 a dono e 77 a credito d’aiuto, ovvero un sorta di prestito. Questo fino al 2012, quando i programmi ordinari sono stati sospesi per far fronte all’emergenza umanitaria causata dalla guerra. Come abbiamo ricordato in un nostro report però (QUI), l’Italia da queste parti risulta essere anche il maggior esportatore europeo di armi.

In buona sostanza, quindi, li aiutiamo già a casa loro, eccome. Ma quanto è efficace questa strategia? A giudicare dal numero di Organizzazioni Non Governative (ONG) che risultano idonee a operare (e a ricevere fondi), a cui si sommano tutte le organizzazioni non italiane, l’impressione è che l’emergenza sia più funzionale della soluzione. Non è difficile trovare sul web infatti annunci di lavoro nel settore della cooperazione governativa e non governativa, segno inequivocabile di come attorno alla solidarietà e alla cooperazione, spesso eroiche, ormai graviti nel bene e nel male un business sempre più florido.

Intanto il Pil dei Paesi cosiddetti in via di sviluppo galoppa. Se per Cina e India ormai nessuno si meraviglia, dare un’occhiata ai tassi di crescita del PIL degli Stati africani, che per antonomasia si considerano tra i più poveri, può riserbare qualche sorpresa. Mentre Europa e USA arrancano, le percentuali di crescita dell’Africa infatti rappresentano un vero e proprio boom (QUI una mappa mondiale). qualcosa quindi non torna.

Le due corvette militari commissionate nel 1980 da Saddam Hussein a Fincantieri possono salpare verso l'Iraq, erano rimaste ormeggiate all'Arsenale di La Spezia a seguito dell'embargo deciso dall'Onu dopo l'invasione del Kuwait.
Le due corvette commissionate nel 1980 da Saddam a Fincantieri possono salpare verso l’Iraq, erano ormeggiate a La Spezia dall’invasione del Kuwait.

Crescono le ricchezze mentre si esportano poveri, potremmo sintetizzare. E non è un fatto che passa inosservato agli italiani, anzi vengono promosse tutte le opportunità di business che questa ricchezza porta tramite apposito sito internet, info Mercati Esteri, dedicato agli investitori. Sponsor d’eccezione la Farnesina.

La cooperazione per lo sviluppo è dunque da considerarsi una goccia nel mare se si pensa a tutti i flussi di capitali privati, non solo italiani, che vanno a riversarsi in zone che affrontano o devono affrontare una guerra. Quanto questa pioggia di soldi sia funzionale all’effettiva emancipazione delle popolazioni che vivono condizioni di povertà e ogni giorno devono subire gli effetti della guerra resta un mistero buffo. A tal proposito, sul sito info Mercati Esteri si segnala con orgoglio il ritorno di Fincantieri in Iraq: “ l’Ambasciatore in Iraq Massimo Marotti annuncia un grande successo. Grazie al supporto fornito dall’Ambasciata, la Fincantieri SpA torna dopo oltre 30 anni in Iraq con importanti ordini, che favoriranno la creazione di posti di lavoro in Italia.

Ci aiutiamo a casa loro.

mariarosaria petrasso
mariarosaria petrasso

Scrivana giramondo per passione, amo raccontare di luoghi e umanità. Credo che il miglior passo sia quello a sei zampe e infatti la mia compagna di avventure è una lupa di nome Nives. Con il giornalismo non ho mai guadagnato un granché, ma questa non è una buona ragione per smettere.

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