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Mattarella, il politico che ci ha cambiato la vita (a nostra insaputa)

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri
Gennaio31/ 2015

Matteo si rallegra è l’anagramma di Sergio Mattarella. E che l’elezione del dodicesimo capo dello Stato sia una dimostrazione di forza del capo del governo Matteo Renzi, pare una cosa indiscutibile. Dal momento in cui con toscano sorriso beffardo Renzi ha fatto il nome dell’invisibile siciliano all’assemblea del Partito Democratico, quella a ricostruire la storia del futuro inquilino del Colle è stata una corsa giornalistica pazza più del solito.

Nato nel 1941 a Palermo, vedovo. Vita riservata ma biografia pubblica, famiglia in politica da almeno tre vite. Un fratello ucciso dalla mafia e la guerra in Bosnia. Sulle parole dette, gli archivi dell’Ansa però girano a vuoto; risale ad una mattina del 2008 l’ultima dichiarazione pubblica di Mattarella. Capirai: apriti internet: Wikipedia e Google mai così criptici, su Youtube una sola intervista. Le redazioni impazzite hanno dovuto scongelare quirinalisti e notisti di corridoio, riscoprendo l’importanza di un mestiere che non si improvvisa, ma si studia per molti anni. Nel frattempo però, i guru del Web a secco di hashtag non possono bucare il racconto anticonformista visto che significa clic and coin, così si avventurano come possono nel vestito di Arlecchino, come viene chiamato nell’ambiente giornalistico il pastone di notizie raccattate negli archivi. Ne viene fuori un pastrocchio inaudito, che in epoca strana come la nostra finisce anche per sembrare verità a molti sventurati, persino in Parlamento. Uranio impoverito, parentele scomode, appoggi a personaggi ambigui, crociate anti-pop: raccattando e rattoppando brandelli di ricerca si è messo in piedi un fantoccio che non assomiglia al Mattarella che, sempre più pochi in realtà, ricordano per averlo studiato sui libri.

In realtà basta farci caso pure senza, se sei nato negli anni Ottanta la tua vita sociale ha conosciuto due significative rivoluzioni rispetto a quelle dei tuoi genitori: l’abolizione del maestro unico a scuola e l’abolizione della leva militare obbligatoria. Questi due provvedimenti hanno la firma del ministro Sergio Mattarella. Più Einaudi che Pertini, dicono. Perché Mattarella dice poco a chi non sa cosa sia la prima repubblica, eppure è il vero padre della seconda, l’uomo che ha lasciato la poltrona perché il suo nome non finisse vicino a quelli che con la legge Mammì stavano spianando la strada all’impero berlusconico. Sempre se sei nato negli anni ottanta del resto, hai esercitato i diritti da cittadino in modo diverso da chi ti ha preceduto, anche questo grazie ad una Legge Mattarella, quella del 1993. Conosciuta anche come Minotauro o Mattarellum, è la riforma elettorale seguita all’ultimo storico referendum radicale del 18 e 19 Aprile, con il quale il 77% dei votanti ha abrogato il suo passato.

Il Mattarellum (definizione del grande politologo Giovanni Sartori) in verità al tempo venne archiviato come la rivincita dei politici sul popolo. Cosa successe: con un voto incontestabile milioni di italiani avevano deciso convintamente di abbandonare il sistema elettorale proporzionale con cui avevano votato le generazioni passate, ma la legge elettorale della Camera approvata dal Parlamento pochi mesi dopo il voto presentava lo stesso un sistema misto, con il mantenimento di una piccola quota di proporzionale (25%). Il testo presentato da Mattarella venne per questo aspramente criticato da Marco Pannella e considerato un tradimento del risultato referendario. Probabilmente il leader radicale non aveva torto, ma il potere legislativo non sta sulle spalle del popolo. La legge deve farla l’Aula, e il Parlamento con la Mattarella tenne conto dei quesiti referendari ma restituì al paese un sistema elettorale intelligente, un compromesso all’italiana unico al mondo. Gli anni a venire dimostrarono quanto funzionasse.

Poi arrivò l’era del Porcellum, con Roberto Calderoli e i suoi fratelli, e solo l’altissimo sa quando finirà questa farsa di potere a tinte leghiste. Del resto la carica fa l’uomo, ama dire chi da anni commenta con autorevolezza questi eventi, e per capire che Presidente della Repubblica sarà Mattarella si dovrà aspettare di vederlo all’opera. Per adesso l’elezione al Colle del primo siciliano della storia fa sperare a molti che la politica ritorni a esser roba da uomini fatti così e da meno uomini fatti colì.

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri

Un po' di tv e molta carta stampata in una vita redazionale precedente. Ogni tot scribacchino per le grandi testate italiane. Più montano che mondano, per Mimesis edizioni ha scritto "Joca, il Che dimenticato".

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