• lunedì 18 febbraio 2019

DATA REPORT | Il sonno della Regione crea mostri (INFOGRAFICA)

oliverio-primo-piano
alfredo sprovieri
alfredo sprovieri
febbraio11/ 2015

di S. Alfredo Sprovieri

Untitled Infographic Copy (1)Il sonno della Regione crea brutti mostri. Dall’apocalittica astensione dal voto alla Regionali di novembre ai primi cento giorni di legislatura che non brillano certo per attivismo. L’analisi sul nuovo corso regionale in Calabria e Emilia Romagna è passata senza fermarsi abbastanza dalla crisi del regionalismo nel suo insieme. Eppure da anni ormai è tema assodato fra gli osservatori: la farraginosa attuazione della riforma del Titolo V della Costituzione incarna la più grande incompiuta della seconda Repubblica. Capire perché nel paese dei campanili si è deciso di aggredire (soprattutto mediaticamente) le Province ignorando un serio dibattito sull’ente Regione è tentativo complesso, ma fermarsi a notare quanto i provvedimenti degli ultimi dieci anni in materia di Regioni siano collegati alla finalità generale di controllo della spesa pubblica, aiuta a capirci qualcosa.

CENTRI DI SPESA Le Regioni italiane sono inarrestabili centri di spesa, tanto che insieme agli enti minori accumulano circa il 50% della spesa pubblica italiana. Nel 2010 (ultimo dato disponibile riferito ai bilanci di previsione) le uscite complessive delle Regioni hanno infatti superato i 208,4 miliardi di euro e, secondo una analisi dei bilanci regionali condotta dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre, nell’ultimo decennio le Regioni italiane hanno speso 89 miliardi di euro in più. spesa impennaVa detto che la forbice si sta finalmente riducendo con i piani di rientro – infatti di questi oltre la metà sono stati “assorbiti” dalla sanità (49,1 mld di €) – a dimostrazione anche di quanto l’aumento sia giustificato in gran parte dalle competenze esclusive attribuite agli enti regionali dalla “madre delle riforme”, ma non solo. Le statistiche dimostrando anche che la crisi economica è stata affrontata in prima linea dalle regioni, soprattutto se si guarda alla crescita della spesa in assistenza sociale. Quindi il punto focale è ragionare sulla cosiddetta spesa improduttiva. In altri termini: nel governare settori nevralgici come la sanità, l’industria, i trasporti e via dicendo, le Regioni si sono sostituite in modo soddisfacente allo Stato?

STATO DEI SERVIZI Secondo l’annuale rapporto sullo stato del regionalismo italiano, stilato annualmente dall’istituto di studi sui sistemi regionali federali e sulle autonomie “Massimo Severo Giannini” del CNR, le Regioni hanno ormai difficoltà nell’erogazione dei Lea e si assiste a un deterioramento del livello delle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale. In buona sostanza il diritto alla salute è meno garantito e quello all’assistenza sociale non se la passa meglio. La pressione fiscale aumenta (soprattutto al Sud) e le agevolazioni erogate a sostegno di imprese e attività produttive tra il 2006 e il 2012 risultano dimezzate, portando l’Italia ben al di sotto della media europea. Ma per capire fin dove tutto questo è attribuibile al malfunzionamento degli enti regionali bisogna introdurre standard comuni di efficienza e portare a compimento un più razionale riordino delle competenze e delle relazioni centro periferia, come suggerisce l’ultimo studio sulle economie regionali condotto dall’ufficio studi della Confcommercio. Serve una riforma, insomma.regioni

FUGA DA REGIONOPOLI Per quanto riguarda strettamente le elezioni, se è innegabile che la diserzione dalle urne segue un trend che viene da lontano e che ritroviamo in massima salute anche nelle Europee e Amministrative degli ultimi mesi, è altrettanto vero che la storia delle elezioni regionali ha sempre avuto un forte legame con il non voto. In particolare, la dottrina in materia riconosce alle consultazioni regionali la capacità di dar prova del fenomeno della crescita dell’astensionismo intermittente, cioè della quota di cittadini che decidono di volta in volta se entrare o uscire dalla scena elettorale.Se infatti il partito dei non votanti storicamente comincia a diventare forte in Italia dopo Tangentopoli, oggi possiamo dire che trionfa dopo “Regionopoli”, la serie di inchieste (chiamate anche “Rimborsopoli”) che hanno portato alla luce sprechi e prebende diffusi e urticanti in tempi di crisi economica profonda. Nelle spese irregolari le Regioni hanno il primato, per come emerge dalla relazione della magistratura contabile per l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Nell’ambito dei Fondi strutturali, il Fesr è quello per il quale sono individuabili i più alti importi di spesa irregolare, pari a 17,8 milioni di euro. Le Regioni nelle quali si registrano i maggiori importi sono: la Calabria (7,7 milioni), la Campania (3,3 milioni), la Toscana (2,4 milioni) e la Sardegna (2,3 milioni). Difficilmente dimenticabile inoltre, è la stagione delle mutande verdi, dei gratta e vinci, dei caffè, delle ricche cene in costume e tutto il resto balzato agli onori della cronaca: non deve sorprendere che la voglia di ridare con il voto un posto fisso ai vari Batman – Fiorito sia poca. Un posto fisso per tutta la vita, in molti casi. Prendiamo ad esempio la Calabria: per ogni consigliere regionale eletto domenica scorsa si rischia di stipendiarne tre. Come è possibile?vitalizi

UN CONSIGLIERE è PER SEMPRE Chiedetelo agli uscenti, quelli della ingloriosissima nona legislatura. Costoro passeranno alla storia anche per l’abolizione dei vitalizi, gesto davvero nobile solo se l’avessero applicato anche a se stessi. E invece entrerà in vigore soltanto nella nuova legislatura, con un totale di assegni mensili degli uscenti da pagare di 81.600 euro, per un totale all’anno di 979milioni di euro. Un caffè al giorno per tutta la vita, praticamente, che va a sommarsi a quelli per 157 ex consiglieri regionali, €524.412,68 al mese, quasi circa 8 milioni di euro all’anno con assegni mensili che in media si attestano sulle 5mila euro e possono arrivare anche a sfiorare 8mila euro al mese. Quanto allo stipendio, basti pensare che quello di un consigliere calabrese si attesta al 65% di quello di un parlamentare, anche se entrambi viaggiano su altre sfere rispetto alle cifre che spettano dal presidente della giunta regionale calabrese; fra i più pagati dello Stivale, attualmente percepisce 3mila euro in meno del governatore della California, il più pagato degli States.

Alzi la mano chi leggendo questi numeri sarebbe capace di indovinare che stiamo parlando della regione più povera d’Italia. Al cospetto di servizi scandalosi come quello della Sanità, il suo bilancio di competenza per l’anno 2014 non è proprio roba del terzo mondo, infatti; al netto delle partite di giro (2,3 miliardi di euro circa), dell’avanzo di amministrazione applicato (3,1 miliardi di euro) e dalla eventuale anticipazione di cassa (massimo 200 milioni), ammonta complessivamente a circa 4,6 miliardi di euro. Sia Bonaccini sia Oliverio, nuovi governatori, hanno subito parlato di tagli alle indennità, ma per ora siamo quasi fermi agli annunci. Del resto, a ripresentarsi anche a questo giro di giostra sono stati in parecchi, diversi fra loro i rieletti e i voltagabbana. Evidentemente non ne avevano avuto abbastanza, mentre la maggioranza dei cittadini sì, e non sapendo fare altro è rimasta a casa il giorno del voto.

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri

Un po' di tv e molta carta stampata in una vita redazionale precedente. Ogni tot scribacchino per le grandi testate italiane. Più montano che mondano, per Mimesis edizioni ha scritto "Joca, il Che dimenticato".

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>