• sabato 20 aprile 2019

GUERRA E PACE | I 10 conflitti di cui non vi parlano

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri
ottobre18/ 2016

Quando milioni di giovani in tutto il pianeta manifestavano per la pace in Vietnam non potevano immaginare che un giorno neanche troppo lontano quello sarebbe diventato uno dei pochi paesi al mondo senza guerra. Dieci, sono solo dieci i posti in cui si vive in pace – senza conflitti esterni o interni – nel 2016: Botswana, Cile, Costa Rica, Giappone, Mauritius, Panama, Qatar, Svizzera, Uruguay e Vietnam. In tutti gli altri ci sono conflitti più o meno striscianti. Poveri e profitti, oppressi e oppressori. E tanti, tantissimi ignavi che non lo sanno o che fanno finta di non saperlo.

13,600 miliardi di dollari e’ la cifra che il mondo impiega per darsi battaglia.

A fotografarlo è il Global Peace Index che, nel 2007 ha pubblicato per la prima volta l’immagine del mondo tra guerra e pace e da allora non fa che aggiornare l’escalation. L’indice è concepito dall’Institute for Economics and Peace (PEI) in collaborazione con una équipe internazionale di esperti di pace, da istituti di ricerca e da think tank (organismi sociali apolitici), su dati forniti e rielaborati dall’ Economist Intelligence Unit (società di ricerca e consulenza che fornisce analisi sulla gestione di stati e aziende).

Sono 81 i paesi in cui la condizione di pace è migliorata, ma in altre 79 nazioni la crisi mediorientale, le guerre del nord Africa e della penisola araba, il terrorismo hanno generato un peggioramento di vivibilità. “Afghanistan e Iraq sono in guerra da oltre 10 anni. A questi, si sono aggiunti Siria, nel 2011, e ancora Libia e Yemen – dichiara Steve Killelea, l’imprenditore australiano fondatore del PEI – L’incapacità di trovare possibili soluzioni a questi e ad altri conflitti ha fatto precipitare il mondo in uno stato di inuguaglianza e lontananza dalla pace. Se si eliminasse la zona Medio Orientale dalla cartina geografica ci si renderebbe drammaticamente conto del fatto che il mondo vivrebbe una condizione di tranquillità maggiore: Siria, Iraq e Afghanistan insieme, per esempio, generano il 75% di morti in battaglia rispetto al resto del mondo”.

 

CONFLICT | UNA MINISERIE SUI REPORTER DI GUERRA

MA COSA NE SA LA GENTE COMUNE DELLE GUERRE CHE INSANGUINANO IL MONDO IN QUESTO MOMENTO? Nulla. L’organizzazione non governativa International Crisis Group, che dal ’95 svolge un ruolo di ricerca e analisi dei conflitti in un’ottica di prevenzione e risoluzione, ha stilato un elenco delle 10 guerre da monitorare nel 2016 per le sorti umanitarie del mondo, ma nessuno se li fila. Il comunicato inserisce tra i conflitti a cui prestare maggior attenzione, prima di tutti, quello in atto in Siria (1) e Iraq (2), dove dietro la guerra al mostro Isis, o al conflitto religioso fra sunniti e sunniti, si nasconde la volontà geopolitica di potenze territoriali (Iran vs Turchia) o di potenze mondiali (Usa vs Russia) di mettere le mani su una delle regioni più ricche di giacimenti energetici del pianeta. C’è anche la guerra interna in Turchia (3) con Erdogan contro il Pkk, la nuova Intifada fra Israele e Palestina (4) a Gerusalemme e non manca nell’elenco l’Afghanistan (5), paese che è in balia di una guerra ormai decennale. Ma l’elenco identifica quattro conflitti africani fra quelli più sanguinosi. A nord è segnalata la Libia (6), dove la situazione d’emergenza e di scontri è continua anche in seguito al consolidarsi nella regione dello Stato Islamico. Per quel che concerne l’Africa sub sahariana le tre aree prese in considerazione sono quella del Sud Sudan (7), del Burundi (8) e del Lago Ciad (9). Il Lago Ciad è il centro degli scontri tra Boko Haram e la coalizione internazionale che lo fronteggia. Del Sud Sudan ci occuperemo più giù, mentre sul Burundi sappiamo che da aprile vede fronteggiarsi i governativi di Nkurunziza con l’opposizione, e sembrano riaffiorare ogni giorno di più gli spettri di un passato di morte che ha caratterizzato la storia recente del Paese.

Viene inoltre segnalata come zona di rischio l’area del Mar cinese meridionale, nella quale le contrapposizioni tra Stati Uniti e Cina hanno raggiunto livelli di tensione molto alti. Infine, ultimo Paese considerato sensibile è la Colombia (10), la terra della più longeva guerriglia del continente. Nonostante la prosecuzione dei colloqui di pace tra Farc e governo a L’Avana, una vera e propria cessazione delle ostilità nel paese latinoamericano non sembra arrivare, tanto che solo ieri (17 ottobre) l’esercito ha ammesso di aver catturato e ucciso un ribelle dell’Eln.

Parliamoci chiaro: accorgersi di queste sanguinose guerre sui nostri media è impossibile, eppure ogni giorno muoiono e soffrono milioni di esseri umani e l’Italia ha un ruolo (nemmeno tanto marginale) in diversi conflitti sparsi nel mondo: proviamo con un breve focus quindi a vedere da soli cosa sta succedendo in alcuni di questi scenari di guerra dimenticati dai grandi media.

 

LA FAIDA IN SUD SUDAN

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Il Paese “più giovane” al mondo, nato nel 2011 con un referendum che ne ha sancito la separazione dal Sudan è tormentato da una guerra civile senza sosta. Le autorità militari sudsudanesi hanno affermato lunedì 17 ottobre che 56 ribelli sono stati uccisi negli ultimi due giorni in scontri tra governativi e forze d’opposizione vicino a Malakal, località nel nordest. Dall’inizio della guerra civile tra Kiir e Machar il Sud Sudan sta scivolando verso la catastrofe umanitaria. Secondo varie organizzazioni internazionali, da 4 a 5 milioni di persone rischiano di morire di fame e malattie per mancanza di cibo.

 

IL KASHMIR CONTESO

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Il Kashmir indiano sta vivendo un periodo di proteste tra i più violenti degli ultimi anni. Coprifuoco, social network oscurati e giornali chiusi fanno da contorno a un clima che rimane fortemente instabile e vive negli ultimi giorni una escalation di tensioni, con operazioni militari lungo il confine. Una crisi, quella fra India e Pakistan, che viene da molto molto lontano, più precisamente dalle guerre indopakistane di fine anni 40, dovuti alla divisione della Colonia Inglese. Ancora oggi quei confini sono contesi col sangue; nello scorso anno sono iniziate le proteste e questa estate è scoppiata la guerriglia: il 30 settembre l’India ha chiesto il rilascio urgente di uno dei suoi soldati catturati dalle truppe pakistane nel Kashmir, il territorio conteso in cui Nuova Delhi ha detto di aver condotto “attacchi chirurgici” pochi giorni prima. Nella regione il coprifuoco è stato imposto dopo che, durante alcune manifestazioni per l’indipendenza dall’India, i militari hanno ucciso Burhan Wani, un giovane leader ribelle. Almeno 50 persone sono morte e centinaia sono rimaste ferite in due mesi di scontri.

 

INTIFADA PALESTINA

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Gli ultimi dodici mesi hanno visto, nel silenzio del mondo intero, intensificarsi le violenze sui territori palestinesi occupati. Il centro dei disordini è nella west bank: intorno a Gerusalemme sono morte 274 persone nei passati 12 mesi, l’85% delle quali erano cittadini palestinesi. L’età media degli uccisi è di 22 anni, tuttavia è 19 anni l’età in cui muoiono più ragazzi. L’ultimo mese ha visto una escalation di uccisioni, l’ultima vittima è Naseem Abu Meizar, ucciso il 30 settembre dalle forze israeliane.

 

LA STRAGE IN YEMEN

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Le Nazioni Unite hanno annunciato il 17 ottobre un cessate il fuoco di 72 ore su tutto il territorio dello Yemen nella speranza di mettere fine a un conflitto che in diciotto mesi ha fatto quasi settemila morti e ha innescato una gravissima crisi umanitaria. La guerra ha costretto almeno tre milioni di yemeniti ad abbandonare le loro case dopo che nel marzo del 2015 è entrata in azione una coalizione militare araba sotto il comando saudita per sostenere le forze del presidente Hadi. Altri tre milioni di persone hanno bisogno di aiuti alimentari immediati e 1,5 milioni di bambini soffrono di malnutrizione, denuncia l’Unicef. I negoziati di pace, che si svolgevano in Kuwait con il patrocinio dell’Onu, sono stati interrotti il 6 agosto dopo tre mesi di colloqui infruttuosi. Per il controllo del paese a Sud della penisola araba le forze occidentali (Stati Uniti in testa, ma anche Gran Bretagna, Germania, Francia e Italia) stanno supportando i principi sauditi in una serie di violenze inaudite. In una conferenza stampa a Sana’a, il ministero ha aggiunto altri 751 civili che sono stati uccisi e feriti negli attacchi aerei dell’8 ottobre; la coalizione ha distrutto anche centinaia di ospedali e scuole del paese.

Una catastrofe senza fine e senza senso.

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri

Un po' di tv e molta carta stampata in una vita redazionale precedente. Ogni tot scribacchino per le grandi testate italiane. Più montano che mondano, per Mimesis edizioni ha scritto "Joca, il Che dimenticato".

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