• mercoledì 28 giugno 2017

No Tap, le radici ca tieni

Dante Prato
Dante Prato
aprile21/ 2017

No Tap cop

«Con questi alberi sono cresciuto. Erano qui da molto prima che io nascessi, non posso permettere che li portino via».

Mario è sulla sessantina, abita a Melendugno e mentre mi parla agita vistosamente le mani. Mani grosse da contadino, che portano indelebili i segni della terra rossa del Salento. «Molte piante hanno già subito un pesante attacco negli ultimi anni, a causa della Xylella – aggiunge scrollando le spalle –, ma la malattia non si poteva fermare. I camion e le ruspe invece sì».

Siamo alle radici della protesta che occuperà le prime pagine dei prossimi mesi; da dove nasce? Per chi non è nato al Meridione non è facile comprendere la sacralità di un albero d’ulivo. Vedere queste piante maestose ingabbiate in un telo bianco o sradicate è un pugno nello stomaco. Basta guardare gli occhi grigi di Mario, incastonati nel viso arso dal sole, per comprendere che la battaglia contro il Trans Adriatic Pipeline è una questione di vitale importanza per i salentini. Ieri, ancora prima che arrivasse l’ufficialità del Tar del Lazio, i giornali diffondevano già la notizia del rigetto del ricorso della Regione Puglia che paventava “un pericolo di danno permanente all’uliveto” denunciando “l’incertezza del quadro autorizzativo sia in relazione allo spostamento dei 211 alberi dal tracciato sia dell’assoggettabilità alla Valutazione di impatto ambientale del progetto del microtunnel” che consentirà l’approdo del gasdotto da mare a terra. Una decisione attesa e prevedibile, alla quale il Movimento No Tap, che da 36 giorni presidia l’area del cantiere, era già preparato. I pochi giorni di tregua a cavallo delle vacanze pasquali sono stati dunque un’occasione per il comitato di organizzarsi per continuare la resistenza. Nei piccoli centri del Leccese, da Melendugno a Vernole, da Calimera a Castrì, le iniziative per le celebrazioni pasquali si sono alternate ad assemblee pubbliche che abbiamo potuto verificare come intense e molto partecipate.

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La sentenza parla chiaro su cosa sta per accadere: i lavori per il trasferimento dei circa 40 alberi che rimangono possono riprendere. “Essendo un’opera strategica per lo Stato”, le competenze in merito alla Valutazione di impatto ambientale ricadono con “competenza esclusiva” sul ministero dell’Ambiente, mentre la Regione Puglia viene indicata solo come ente vigilante.

Il punto allora è capire se si tratta davvero di un’opera così strategica, e strategica per chi. Non certo per gli abitanti del Salento che abbiamo potuto sentire.

«Si sta decidendo un’opera – ci spiega infatti Marco Santoro Verri (Movimento No Tap) – su un’intera popolazione che vorrebbe mantenere il suo sistema di sviluppo basato sull’agricoltura, sulla pesca e sul turismo, ma a cui viene imposto un processo di industrializzazione che non ha precedenti in questa zona».

Non si tratta, però, solo di motivi di natura geografica: nessun giardino pugliese è quello giusto per il gasdotto. Anche la proposta di mediazione sostenuta dal presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, di uno spostamento dell’approdo del gasdotto da Melendugno all’area industriale di Brindisi dove comunque il Tap, attraverso ulteriori 55 km di condutture a terra dovrebbe arrivare per allacciarsi alla rete nazionale Snam, non convince. Su questo lo slogan del Movimento è abbastanza chiaro: “Né moi né mai, né qui né altrove”. Il Tap per gli abitanti del Salento è un’opera inutile che rappresenta solo una speculazione finanziaria. Una tesi confermata da molti esperti, ma anche dalle ultime inchieste giornalistiche, tra cui quella de L’Espresso, che si è avvalsa della collaborazione di giornalisti turchi e russi che per motivi di sicurezza devono rimanere anonimi. Gli interessi che ruotano intorno al Tap, finanziato dalla Commissione Europea per un totale di 45 miliardi di dollari, sono enormi e coinvolgerebbero, con strani intrecci societari transnazionali, aziende e manager legati a Vladimir Putin, Recep Tayyip Erdogan e al dittatore dell’Arzebaijan Ilham Aliyev. Meri motivi economici che non riescono a far emergere la loro strategicità, soprattutto se si considera che, secondo i dati diffusi dal ministero dello Sviluppo economico, il consumo di gas in Italia negli ultimi dieci anni ha subito un calo del 20 %.

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«Non possiamo permettere speculazioni a danno del nostro territorio – aggiunge Marco –, stiamo assistendo a una mobilitazione che sta coinvolgendo tutta la popolazione, con le famiglie e gli amministratori locali in prima linea a bloccare pacificamente, con i propri corpi, i camion».  La lotta, infatti, sta coinvolgendo davvero interi paesi perché non riguarda solo pochi ulivi ma l’intera area.

«Il gasdotto – ci spiega Gianluca Maggiore (Comitato No Tap) – arriverà a 850 metri dalla costa della marina di San Foca per poi entrare a terra attraverso un micro tunnel interrato. Questo comporterà l’interdizione alla balneazione della spiaggia di San Basilio e il divieto di pesca e balneazione in questo tratto di mare».  Un’operazione che, da progetto, prevede anche operazioni di dragaggio a mare e la creazione di una scarpata di 200 metri per accogliere il tubo del gasdotto. Interventi tutt’altro che leggeri e che peseranno fortemente sull’ambiente marino, come ci spiega la biologa marina Mila Boso De Nitto: «Il passaggio del microtunnel in mare causerà lo sconvolgimento dell’habitat marino ed una riconfigurazione dello stesso. Ciò potrà comportare 5 anni o più di fermo dall’attività ittica, con danni pesanti alla poseidonia e al coralligeno».

Insomma, la battaglia contro Tap – come conferma ancora Marco Santoro Verri, riportando le intenzioni del Movimento – è destinata a continuare e non si fermerà solo all’area del cantiere: «Gli ulivi sono diventati il simbolo di una lotta che è molto più ampia e che riguarda l’idea di sviluppo che si vuole per questo territorio e che non può essere calata dall’alto, con i soprusi e l’uso della polizia».

Dante Prato
Dante Prato

Giornalista sociale e freelance per vocazione, quando penso ad una “testata” mi viene in mente solo quella di Zidane su Materazzi.

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