• martedì 17 ottobre 2017

Siria, raccontare una guerra senza fine

Carmen Baffi
Carmen Baffi
maggio02/ 2017

Questo conflitto non finirà“.

La guerra in Siria dura ormai da anni. Aleppo non esiste più. I civili che continuano a perdere la vita durante i bombardamenti sono solo numeri. Uno scenario complesso, fatto di giochi di alleanze tra potenze occidentali, ma anche orientali. Alberto Negri, inviato speciale de Il Sole 24 Ore, questa guerra l’ha vista esplodere, crescere, ed è sicuro nell’affermare che se ne dovrà parlare ancora a lungo. Dopo un viaggio durato oltre trent’anni, ha portato in Italia le sue  scoperte. Le ha trascritte, passo dopo passo, ne “Il musulmano errante“, il suo libro presentato lo scorso 20 aprile al Circolo Romano di Nuoto. Per capire come si è arrivati alla distruzione, bisogna ripercorrere le strade del passato. Quelle di oltre mille anni fa. “Era il 969“, quando in Siria iniziarono a formarsi le sette alawite. Un ramo della religione islamica molto diverso da quello di Sunniti e Sciiti. Gli alawiti credevano nell’esoterismo, nella trasmigrazione delle anime; pregavano fuori dalle moschee, celebrando cerimonie segrete con formule magiche, sia le donne sia gli uomini. Vennero sempre considerati dei miscredenti. Fino all’arrivo dei Francesi, che nel 1921 diedero vita a uno stato alawita. Iniziò la loro ascesa al potere: nel 1971, l’imam Musa Al-Sadr dichiara musulmani gli alawiti siriani e turchi. Crea una costituzione in cui non è necessario dire che a capo vi è un musulmano: “primo shock per i Sunniti siriani“. Nel 1973 scoppia la rivolta. La loro storia è stata occultata volutamente. I testi sacri sono tenuti segreti. A nessuno è permesso leggerli.

 

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Sullo sfondo del libro di Negri c’è la storia di Soleyman Effendi, che si convertì a sei religioni diverse per poi tornare a quella originaria dell’alautismo: “un momento fatale della sua vita; il momento fatale di questo libro, che forse vedrete nei prossimi mesi e nei prossimi anni“, spiega il giornalista.

“Il Medio Orienta ha bisogno di democrazia, ma prima che di democrazia, ha bisogno di giustizia”

Continuando il suo discorso, Negri fa poi riferimento a come vengono trattate e successivamente trasmesse le notizie che riguardano la guerra in Siria e soprattutto i morti civili: “di serie A e di serie B“. Ci sono periodi in cui sulle pagine dei giornali non si legge una sola parola su ciò che accade in Medio Oriente e “quando c’è una calma apparente, significa che succederà qualcosa di grosso”. Non c’è pace in questi luoghi che sembrano così lontani e che in realtà si trovano a soltanto un’ora di aereo dal nostro Paese. L’Italia osserva da lontano. O almeno è quello che vuole raccontare. Così come l’Europa, divisa più che mai in quest’ultimo periodo, proprio come la Siria.

Carmen Baffi
Carmen Baffi

Ho 20 anni, sono un'appassionata di lettura e scrittura, una sognatrice in erba e contemporaneamente una pessimista cronica. Scriveva Leopardi: “Sono convinto che anche nell'ultimo istante della nostra vita abbiamo la possibilità di cambiare il nostro destino.” Poi peccato che è morto.

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