• lunedì 22 maggio 2017

PLAYLIST | Cosmonauti del tempo

manhattan
mmasciata
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marzo08/ 2017

Ep. 1 Ragione e poesia

Ep. 2 Dal lato giusto del ponte

Ep. 3 Jim se ne fotte dei Knicks

di Andrea Mammone

Eravamo due strani fenomeni. Era qualche mese che uscivamo insieme. Il nostro legame aveva forme indefinite. Quasi ogni sera che non ci vedevamo mi leggeva, per telefono, una fiaba in francese, lingua che stava imparando, prima di dormire. Quando lo faceva, aveva una voce così dolce da far sparire tutta la rabbia che magari mi aveva fatto accumulare prima. Fossi stato più romantico avrei visto, in quel momento, gli uccellini volare mentre Seb Tellier cantava “L’amour naissant” con i due protagonisti di un amore (apparentemente) improbabile che correvano l’uno verso l’altro su una spiaggia oceanica. A volte mi chiedeva di raccontarle qualcosa. Io inventavo di sana pianta. Una notte però, osservando quello che stava dentro e fuori di me,  le lessi delle rime che mi facevano sentire un cosmonauta del tempo: “La vie, un voyage incroyable. / Sotterranei, nuvole. / Dentro, fuori. / Fuori, dentro. / Momenti, bivi. / Sguardi, emozioni. / Ghemon, Lugi / Lugi, Ghemon. Prima, dopo. / Dopo è prima. / Rien et tout. / Tout peut-être rien. / Incroyable”.

Fondamentalmente era bello così: è inutile porsi troppe domande quando dal  pianeta esterno inizia a sentirsi odore di bruciato e quello più intimo diviene invece un salvagente. Quella sera però non era uscita perché seguiva un corso al Baruch College. Prima di passare dall’Old Square Beats (ormai era diventato il mio vero ufficio notturno) incontrai allora Franc F, un amico dj italiano conosciuto quando vivevamo entrambi a Londra e dove avevamo imparato che le metropoli danno molto e tolgono altrettanto. Davanti alla sede delle Nazioni Unite, sull’East River a Manhattan, iniziammo a discutere di diritti umani e poi degli “abusi” di Stati Uniti e Gran Bretagna, che pensavano essere superiori a ogni altro paese e a quella giurisdizione internazionale che, a volte, era una mera barzelletta. Era lei che mi aveva fatto interessare all’argomento. Voleva diventare un’attivista, o, comunque, avere un impatto su un mondo che non si capiva che direzione stesse prendendo. Il paradosso nel 2017 era che in pochi comprendevano quanto fosse necessario proteggere, ancora una volta, i diritti di ogni persona. Per non deprimerci troppo prendemmo il traghetto per andare a bere qualcosa al The Brooklyn Barge, un bar attivo nel preservare il fiume e quella zona della città, Greenpoint, non ancora completamente colonizzata da ricchi che lavoravano in finanza. In quell’istante tempo e lo spazio iniziarono a mescolarsi, diventando rilevanti solo per gli amanti degli orologi. Forse era Warren G che aveva appena cantato “Regulate” sulla base di “I keep forgettin” (del 1982), che ci faceva questo effetto: sembrava di essere contemporaneamente sull’East River e alla Philharmonie de Paris, dove elettronica e violini facevano diventare la musica del nostro secolo un’altra forma di arte. Parlammo allora di ieri e oggi, di Ghemon e di un fuoriclasse chiamato Lugi, di come il DJ con i baffi che ora si era trasferito a Paradise City fosse stato tra i promotori dell’hip hop calabrese.

Era come essere in una macchina del tempo. Me ne tornai a casa felice e trovai Jade che fumava sulle scale esterne. Era tra gli esseri più sexy che avessi mai incontrato. La sua camicia bianca pareva esplodere e la tromba poggiata sul gradino rifletteva il chiaro di luna. Mi guardava con occhi infuocati. Non sapevo se cedere, oppure se lanciarmi appieno in quella scommessa che è la vita. Il “predefinito” era un aggettivo che mal si addiceva a chi voleva vivere appieno l’esistenza. E poi non era New York il posto delle possibilità e delle scoperte? Il luogo dove quasi ogni giorno avevi alle spalle un regista e ti trovavi ritrovavi in un film? Io però vivevo dalla parte giusta del ponte di Brooklyn, quella che amavo pensare mi desse una dimensione un po’ europea e popolare. Qui, a Midwood, nella zona sud del quartiere era cresciuto Bernie Sanders – si proprio quello che nel 1962 aveva guidato, da studente, la prima protesta nella storia di Chicago contro le politiche discriminatrici della locale università verso le persone di colore. Oggi invece l’unico film che davano dalle nostre parti s’intitolava “Donald Trump”. La realtà superava, infatti, la fantasia.

La magia di New York, la skyline, la letteratura e il locus dell’immaginario dei sognatori resistevano sempre, ma solo un turista rincoglionito, attratto solo dai negozi di lusso, poteva non accorgersi che i carrarmati dell’ignoranza erano già per strada mentre gli sbandieratori della demagogia issavano in cielo razzismo e ignoranza. In quei cosa giorni ci chiedevamo cosa avrebbe fatto la comunità afroamericana di Harlem. Questi sono diversi. Salgo sopra e mi metto a fumare leggendo il manuale del rivoluzionario, ma nel primo capitolo mi ritrovo la storia di quel mio amico che aveva protestato, con successo, per il ripristino dei treni notte e poi era stato uno dei pochi a non essere riassunti a tempo indeterminato. Avrei voluto chiedere alla cantante con gli occhi chiari e il fiore nei capelli, visto quanto sorrideva, cosa ne pensava lei del ritorno a questo passato cupo. Eppure la vita è nel presente, ed è qui che costruiamo il futuro, quindi io, lei e gli altri dovevamo fare qualcosa, ma cosa? In quell’istante guardai fuori dalla finestra, immerso nel silenzio un po’ rumoroso di Brooklyn, e capii che avrei avuto bisogno di una fiaba per alleggerirmi lo spirito e ricominciare a sorridere.

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Il collettivo Mmasciata è un movimento di cultura giovanile nato nel 2002 in #Calabria. Si occupa di mediattivismo: LA NOSTRA VITA E' LA NOTIZIA PIU' IMPORTANTE.

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