• venerdì 17 novembre 2017

PLAYLIST | Lady Liberty tell me why

statua della libertà
mmasciata
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giugno12/ 2017

di Andrea Mammone

Ho capito, a fatica, che non poteva essere tutto bianco o nero. Esisteva una gradazione di colori che, a volte, faceva capire la complessità della vita, della società e delle relazioni sentimentali e sociali. Si poteva essere sensibili e forti  allo stesso tempo – e spesso dipendeva dalle circostanze e punti di vista: migrare dalla Calabria negli anni ’50 voleva dire essere deboli (piegarsi a povertà e  clientelismo e fuggire) oppure avere le palle (emigrare rifacendosi una vita in un mondo, all’epoca, molto diverso)? Eppure eravamo in un momento in cui bisognava decidere da che parte stare: fronteggiare la demagogia dilagante o rischiare di farsi travolgere?

Quella sera però non volevo lottare contro il mondo. Mi sentivo solo e non avevo voglia di tornare a casa. La migliore opzione era quella di fermarsi al Pier A Harbor House, a Battery Park, e mangiare un lobster roll ai bordi dell’Hudson. Le luci sono sempre soffuse e calde. Il bancone sembra una nave nel mezzo della sala, con tavoli che guardano il fiume da ambedue i lati. Pier A è, oggi, il più antico molo di New York, con un’architettura ispirata alla Statua della Libertà. Appena entro The Pretenders suonano “Don’t get me wrong”. Ecco, proprio questo: “non capirmi male”, sospiro al tipo che inizia a chiedermi delle elezioni francesi quando mi siedo al bancone:

dovresti guardare in uno di quegli schermi Chris Paul che gioca una magnifica partita di playoff”.

E che c’entra il play dei Clippers con Macron, amico?”, mi risponde dubbioso. “È quello il segreto”, continuo, senza guardarlo, “servirebbero politici con la stessa visione per uscire dal pantano in cui ci troviamo: assist, sapere dove va il tuo compagno tre secondi prima che si muova, e tirare in mezzo all’area mentre gli avversari si aspettano tutt’altro”. Per fortuna arriva il cameriere. Sembra uscito dalla famiglia Addams. Porta il piatto sulla punta delle dita, camminando dritto e scuotendo boccoli e occhiali. Sono indeciso se ridere o regalargli 100 dollari. Si avvicinano anche tre tipe e sorridono perché prendo appunti su un piccolo quaderno verde che mi connette alla persona che me l’ha regalato quasi ogni volta che lo prendo in mano. Potrei dare il mio numero a tutte e tre, ma poi lancerei il telefono nel fiume pur di non ricevere chiamate.

Sento, infatti, che la mia mente è un vascello che guarda a un’altra galassia, e, per loro, al massimo potrei essere uno jedi. Bevono uno shortino dopo l’altro e capisco perché sono in maglietta o scollate mentre io indosso felpa e giubbino. Una delle tre mi fissa e mentre paga domanda: “Stai scrivendo un libro?” Rispondo con un semplice cenno abbassando lo sguardo. Andandosene tocca la mia spalla: “Buona fortuna”. Ego ed emozioni mi si alzano bruscamente. Ho bisogno di fumare. Prima però dico al barman di offrire un rum al signore che ancora pensa se votare Chris Paul alle prossime elezioni. Mi ringrazia e, quasi per non farsi sentire, sussurra: “Ma eri serio?”. Sorrido: “No, ma un metronomo con lo sguardo al futuro è quello che non ti fa arrivare Trump e Le Pen in finale”.

Fuori c’è un silenzio quasi surreale per Manhattan. I grattacieli sembrano un presepe di arte contemporanea. Sono quasi alla punta occidentale di questo strano lembo di terra che è nell’immaginario di molti, anche quelli che non ci sono mai stati. Da un lato Jersey City e le sue luci, dall’altro la Statua della Libertà. “Bello eh?”, mi dice un ragazzo americano muovendosi mano nella mano con la fidanzata, “ti lascio il posto!”. “Si, fantastico”, rispondo estasiato. Ci interrompe la sirena del traghetto. “Sai, penso che su quell’aliscafo ci sia anche Obama”, continua, “Vuol vedere da vicino la statua e domandarle che ha fatto di male per meritarsi tutto questo”. “E perché gli gnomi hanno messo la retromarcia alla storia del genere umano”, aggiunge sconsolata la ragazza. Mentre parlano sospiro a pieni polmoni aspirando il sigaro a più non posso e inizio a pensare che forse sarebbe il caso di mettere tante piccole statue della libertà in ogni singolo villaggio dell’America profonda e in ogni angolo sperduto della vecchia Europa.

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Il collettivo Mmasciata è un movimento di cultura giovanile nato nel 2002 in #Calabria. Si occupa di mediattivismo: LA NOSTRA VITA E' LA NOTIZIA PIU' IMPORTANTE.

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