• sabato 4 Dicembre 2021

PALCO | Giuseppe da Fidenza, giocoliere di parole (d’amore)

Francesco Vigna
Francesco Vigna
Dicembre19/ 2014

di Francesco Vigna

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Dente in concerto, foto di Sebastiano Bongi

Quello che ieri ha saputo anche emozionare il pubblico rendese, per la stragrande parte giovane e capitanato dal rettore Gino Crisci nelle ultime file e dal “sindaco di San Fili” Dario Brunori, nelle prime, non è l’ennesimo cantautore romagnolo. Dente, al secolo Giuseppe Peveri, è qualcosa di sottilmente diverso e la platea dell’Auditorium dell’Unical nella voglia di capirlo è rimasta appesa ai testi delle sue canzoni, che non parlano di cibo e poco parlano di universo, ma che parlano d’amore.  Dalla nuova Chiuso dall’interno alla dolcissima Vieni a vivere, è tutto un succedersi di pezzi che pescano in quegli anni ’60 che forse non sono mai esistiti, misto di ritmi jazz e pop, con influenze dei celebri cantautori italiani difficili da non prendere in considerazione. Per esempio, ad aprire il concerto La presunta santità di Irene, che sembra la canzone che avevi dimenticato dell’album Anima Latina di Battisti. Invece è tutta opera sua, di Dente che con la sua vera finto-impacciata ironia si diverte a giocare con la chitarra scordata e soprattutto con le parole, il vero filo conduttore che lega le sue canzoni. Tutto sommato fa due io e te, giudica tu se il cielo sta venendo giù-dica tu,  si sta come a primavera sugli alberi le foglie, l’almanacco del giorno prima, giudizi universatili; tanti gli esempi, fra cui uno dei più interessanti è in Cuori di pietra, i cui versi, ricomposti nelle strofe, formano il nome di nove diversi minerali preziosi. Gioielli, insomma, come quelli che si regalano gli innamorati, come quelli che si ascoltano nelle canzoni d’amore, nella migliore musica leggera italiana.

Francesco Vigna
Francesco Vigna

“Se non fossi diventato un cantante sarei stato un calciatore...o un rivoluzionario." Ma non sono mai stato un cantante in vita mia...

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