• venerdì 14 Agosto 2020

Se la tarantella ingrassa il capitalismo

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Aprile18/ 2013

chitarra-battente-5

di Vincenzo Acri

Tradizione e sonorità rituali popolari sono stati  oggetto del seminario ”Quattro corde e un terzino” dell’Università della Calabria, organizzato dall’etnologo Vito Teti in collaborazione con le associazioni Radici calabre e Linea jonicaOspiti d’ eccezione i suonatori di chitarra battente Salvatore Megna e Mimmo Audino, musicisti provenienti da paesi, come Badolato, in cui la tradizione  musicale “popolare”, lontana da quella esibita in sfarzosi eventi quali Kaulonia festival, Paleariza festival ecc.…, è ancora legata alle sue origini di matrice agro-popolare.

Il loquace relatore, il ricercatore Valentino Santagati, ha sottolineato  la problematicità del ruolo che assume oggi nella nostra società, di espressione prevalmentemente capitalista, la musica popolare. Essa è divenuta strumento dell’intricata e inarrestabile macchina del consumo; è un vano tentativo di ricerca identitaria attraverso una cultura musicale ormai snaturata. Le sue parole di denuncia sembravano voler gridare la violenza, lo stupro, il depauperamento subito da questo antico rituale d’aggregazione.

Sono stati fatti molti esempi a tal proposito, si è parlato di come ottimi musicisti appartenenti alla tradizione agro-pastorale abbiano fatto fiasco una volta costretti a salire su un palcoscenico; questo perché? Perché la musica popolare, quella vera, legata alle proprie origini popolane, è quella che si esegue quando si fa “a rota” (disposizione a cerchio) a casa di un’amico, seduti davanti ad un tavolo imbandito dopo che gli si è “portatu a strìna”. Lì il musicista vede il volto, gli occhi, l’animo di una persona cara, e non una moltitudine di volti estranei che danzano sotto un palco. La vera musica popolare è quella della serenata alla propria donna, in cui si dichiara il proprio amore pubblicamente, è quella delle emozioni dirette, è quando si canta, si balla e ci si diverte insieme, è quando non c’è la voce del cantante che sovrasta le altre, o qualcuno che sta più in alto degli altri, su di un palco, è quando si sta tutti sullo stesso piano, in cerchio. Quest’ultimo è il simbolo più importante, perché, come attesta la tradizione letteraria italiana medievale e rinascimentale, sottintende al valore fondamentale: l’uguaglianza.

cantatori  del gargano

Davvero un seminario interessante, sia dal punto di vista etnologico sia per quanto riguarda la liuteria storica della chitarra battente. A seguirlo una stupenda esibizione dei musicisti Megna e Audino liberamente  accompagnati da chiunque sapesse suonare uno strumento. Questo, a parere dei presenti, il momento esemplare della serata, dove si è dimostrato nella pratica quanto si era detto precedentemente.

Dopo la cronaca una riflessione: oggi fino a che punto è possibile parlare di musica popolare “vera”, musica d’unione e d’ arroccamento (poiché ogni paesino un tempo faceva la sua ”rota” senza uscire dal proprio contesto paesano) in una realtà sociale che tende inevitabilmente verso la globalizzazione? Com’è possibile parlare di musica popolare prescindendo da eventi non propriamente definibili tali come quello di Kaulonia, se l’enorme diffusione di massa del suddetto genere, e quindi la sua rivalutazione, è dovuta proprio al fautore dell’evento Eugenio Bennato?

kaulonia tarantella festival

Potrebbe darsi che, come fra l’altro attestano numerosi etnologi, la tradizione per sopravvivere deve costantemente reinventarsi, altrimenti sarebbe stasi, e quindi morte. Ma la domanda resta: come possiamo preservare queste ritualità genuina senza che si fossilizzi, e senza che si snaturi in eventi  pop/folk?

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