• martedì 28 Giugno 2022

LA MOSTRA | al C.R.A.C. le tradizioni sono di scatto

Carmen Baffi
Carmen Baffi
Novembre08/ 2016

Sta arrivando l’inverno. Al Sud, soprattutto i più giovani, il sole lo cercano altrove. Tre anni fa a Lamezia Terme è nato C.R.A.C (Centro di Ricerca per le Arti Contemporanee): il ponte culturale che vuole collegare la Calabria con le altre realtà internazionali, permettendo agli artisti emergenti di esprimersi al meglio. Lo scorso 28 ottobre, si è aperta la seconda stagione organizzata dal Centro lametino, “Lights in the storm”. Il titolo nasce proprio dalla riflessione sul senso di rabbia che fino a qualche anno fa un giovane calabrese poteva provare non trovando qualcosa di stimolante da fare, partendo da un semplice concerto o una mostra. La luce è arrivata pure a Lamezia.

LE MOSTRE – Gli scatti sono quelli di due artisti calabresi, Valentina ProcopioGuido Guglielmelli. Le loro mostre sono entrambe incentrate sul rapporto tra i costumi e le tradizioni dei loro territori e rimarranno aperte fino al prossimo 13 novembre. Il progetto di Valentina è “Luce Madre Casa“, con cui la fotografia diventa un mezzo per analizzarsi, la luce per analizzare una cultura locale. Come? Attraverso un simbolo religioso. Non c’è casa nel piccolo borgo di San Pietro Magisano (CZ), infatti, in cui manchi una statuetta della Madonna della Luce, madre protettrice del paesello. Secondo la giovane fotografa, questo è il punto di partenza per raccontare qualcosa delle famiglie che l’accolgono, perché ognuno lo fa in modo diverso, ma mai in maniera banale. Attraverso la chiave religiosa si può spiegare il titolo scelto dalla Procopio. Luce è metafora della fotografia stessa, madre come femminilità, pilastro del progetto e poi casa come il caldo focolare che l’accoglie.

LA GALLERY – “Luce Madre Casa”

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Guido, invece, ci racconta attraverso i suoi scatti A Pitë (la Festa dell’Abete), una tradizione per Alessandria del Carretto, nel cuore del Sud, sul Pollino. Secondo la leggenda, nel 1600 un martire trovò all’interno di un Abete bianco l’immagine di S.Alessandro Martire. Da allora, per devozione, ogni anno gli uomini alessandrini trainano a mano un enorme abete bianco dai monti più alti giù fino in paese. L’abete viene trascinato rigorosamente a mano lungo un percorso di circa 6 km. La popolazione è in festa e gli uomini vengono incitati continuamente con canti e balli tradizionali, degustando prodotti tipici e bevendo del buon vino locale. Nei giorni successivi l’albero viene levigato e issato a mano. All’estremità dell’abete viene fissata la cima di un secondo albero, a cui vengono appesi dei doni che potrà avere solo chi è in grado di scalare la Pitë. La gara è aperta, e gli abitanti di Alessandria sono tutti con il fiato sospeso. Al tramonto la gara può concludersi. La Pitë viene abbattuta, inizia il conto alla rovescia per il prossimo anno. Ho scelto di raccontare una delle tradizioni più suggestive della mia terra. Questa festa riesce a riconciliare l’uomo la natura, con le antiche tradizioni e con le proprie radici. Tutti sono indispensabili per la buona riuscita dell’impresa, la solidarietà e l’uguaglianza tra tutti i partecipanti sono valori preziosissimi che vengono tramandati di generazione in generazione.

LA GALLERY – A Pitë”

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Carmen Baffi
Carmen Baffi

Appassionata di lettura e scrittura, sognatrice e contemporaneamente pessimista cronica. Scriveva Leopardi: “Sono convinto che anche nell'ultimo istante della nostra vita abbiamo la possibilità di cambiare il nostro destino.” Poi è morto.

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