• venerdì 12 Agosto 2022

Gli uffici pubblici, cronache da un luogo comune

admin
Settembre05/ 2012

ufficio-pubblico

di Gianmaria Tarasi

Siete mai stati fisicamente in quelli che si chiamano luoghi comuni? Io sì, e ho capito che una volta che ci capiti per te finiscono di esserlo, luoghi comuni.

Una mattina normale, di un giorno apparentemente normale. Come sempre, come tutti quelli che lavorano, al mattino siamo avvolti nel giogo della routine quotidiana, una corsa contro il tempo delle piccole cose che per lo più appare banale. Ma per alcuni, qualcuno come tanti fra noi calabresi, non è sempre così. La corsa è più seria, e con quel poco, pochissimo con cui si tenta di sbarcare il lunario, si deve fra l’altro tentare di sopravvivere, sempre a spizzichi e bocconi. L’immarcescibile arretratezza culturale così profonda e radicata dietro alcuni sportelli è sempre in agguato da queste parti, pronta a complicarti tutto. Vive appostata nelle pance di un grande e vecchio palazzone zeppo di uffici pubblici, aspetta proprio quelle persone per cui tutto è più complicato, pronto ad agguantarsele.

È quel che mi è capitato in questa mattina che credevo normale, quando sono dovuto salire al terzo piano di uno dei più famosi palazzi cosentini. Così eccomi davanti al palazzone, dove prima alloggiava quello che una volta si chiamava Genio Civile. Antico e imponente, è ancora architettonicamente in piena forma, i labirinti di marmo sono intatti a dispetto delle ardite avventure dei predatori di carte perdute. L’architettura però non è l’unica cosa che si mantiene intatta: anche la voluminosa collezione di incompetenza e negligenza continua imperterrita a fare bella mostra di sé.

Veniamo ai fatti. Arrivati oltre il quarto mese di attesa, per il disbrigo di una pratica relativa alla presentazione di un progetto architettonico piuttosto semplice, non sappiamo più a quale ufficio o impiegato rivolgerci per ottenere una risposta certa. Si tratta di una pratica che altrove (in un paese normale) non attenderebbe per la sua approvazione neanche i primi giorni del secondo mese, qui invece soltanto oggi e solo dopo quattro mesi si ha la “fortuna” di vedere un primo timbro da parte dell’ufficio Protocollo, sulla richiesta di apertura del fascicolo. Tutto questo dopo varie insistenze, squilli di telefono che trillano a vuoto, e nessuna possibilità di avere almeno la banalissima trascrizione (anch’essa altrove di piuttosto semplice concessione) del numero diretto del responsabile che ha l’incarico di gestire la suddetta documentazione. Solo grazie a questo santissimo timbro infatti, si avrà la possibilità di vedere aperto l’accesso online alla procedura – poiché (c’è da notare il punto massimo d’arrivo della paradossale vicenda), la bizantina burocrazia italiana vorrebbe così semplificare il procedere della documentazione.

Volevo capire cosa ci fosse sotto e dopo i vari commenti di risposta (giuro, sempre rispettosi da parte mia) ai continui dinieghi ricevuti, mi hanno detto che il rallentamento è dovuto al fatto che il titolare incaricato è rimasto in ferie da luglio ad agosto. Beato lui, le avrà di certo meritate e, mentre penso alla sua tintarella, sfinito cerco di ottenere qualche risultato rivolgendomi all’umanità che assipeva ale stanze del santissimo ufficio, pronto ad entrare in una dimensione fantozziana in cui ci si barcamena nei buchi temporali che separano una pausa caffè dall’altra.

Si sa che in Calabria in questi casi, se si vuole ottenere che l’impiegato ti dia almeno retta, te lo devi almeno un po’ coccolare: devi cercare di prendere confidenza con il soggetto. E, se in quel frangente interviene anche l’altra impiegata, devi ricorrere a tutti i tuoi strumenti di seduzione, per tentare di accattivartene le simpatie. Soprattutto perché, se ti capita di incontrarla in una giornata in cui è nervosa: hai finito, meglio che te ne torni a casa.

Riesco ad istaurare un buon rapporto con due su tre, faccio il piacione, e appena entrato nelle grazie della signora una prima risposta sembrerebbe essere arrivata, ma quello che mi è scappato deve aversela presa. Mi spiega sprofondato nelle pelle della poltrone che il collega non sarà in ufficio prima di giovedì e mi respinge con distacco.

La mattinata che sembrava normale è finita, senza alcun risultato. Ho vissuto tanti anni lontano da qui e non volevo crederci. Serviva davvero una raccomandazione anche per una pratica così banale. Che schifo.

admin

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