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Era l’undici settembre, avevo 17 anni

adminwp
Settembre11/ 2012

11-9

di Andrea De Francesco

Era un pomeriggio come gli altri. Uno di quei pomeriggi stanchi di settembre, quelli in cui capisci l’estate è finita e la scuola sta per iniziare.

Passavo i primi pomeriggi tra MTV, i telefilm di Italia1 e qualche pagina sul Web. Allora non c’era l’ADSL (fu una battaglia che conducemmo qualche anno dopo con Mmasciata), non c’era il wifi, c’era il caro e vecchio modem a 56K, quello che faceva quel tipico rumore alla connessione per intenderci. Il mio sito preferito era quello di Rai Sport ed ero scritto ad una newsletter. Quelle che raccoglievano le varie notizie di cronaca, politica e sport ed ogni giorno ti inviano una email con la raccolta, insieme a qualche notizia flash.

15:05, prima email. “Breaking news – Un aereo contro le torri gemelle”. Leggo distratto, più interessato all’alettone della Ferrari di Schumacher.

15:15 seconda email. “Breaking news – Un secondo aereo si schianta sulle torri gemelle. Un secondo aereo, forse messo fuori rotta dal fumo prodotto dal primo impatto si è schiantato sulla torre nord”. Leggo incuriosito, ma la curiosità svanisce. C’è un interessante link sul Gran Premio di Monza che si correrà tra 5 giorni.

Ore 16, basta Internet, devo lasciare il telefono libero a casa, 11 anni fa la connessione Internet faceva risultare il telefono occupato.

Mi alzo, faccio una doccia, pronto per uscire di casa. Andrò come ogni pomeriggio a giocare sul campetto di Don Franco, o a sperare che l’allora cotta per la solita ragazzina di turno, diventasse qualcosa di più.

Sono solo a casa, non accendo la tv, anzi chiudo tutte le finestre, balconi. Chiudo il portone, prendo il motorino e scendo verso il centro del paese. C’è una strana atmosfera, c’è silenzio. Strano è un pomeriggio soleggiato di settembre. Parcheggio il motorino, come sempre, “supa santu petruzzu”. All’epoca chi aveva il motorino lo parcheggiava lì: faceva figo. Salgo le scale del campetto e trovo Walter che mi dice: “Andrè si ricuatu mo’ dell’America?”, ed io stupito “Perché?”. Di fianco c’era Eugenio: “Iaramatina, non hai visto chiri aeri ca su caruti supa i grattacieli a New York?”. Ancora più stupito: “No, non ho visto niente”.

Facevamo concetture, su cosa poteva essere accaduto, mentre ci dirigevamo insieme ad Alberto, che intanto si era unito a noi, verso il Pub di Tony. Entriamo. C’è la tv accesa ed un gruppo di persone che siedono davanti. Tra di loro ci sono personaggi storici di San Pietro, li ricordo chiaramente.

Per la prima volta vedo quelle immagini. Due aeri si infilano dentro due palazzi, come un coltello caldo si infila nel burro. Tremo, ho paura. Il primo pensiero va ai miei ed a mia sorella che sono a Cosenza a fare compere. Rimango un po’ a guardare, ma ho la frenesia di tornare a casa.

Poi ritorno insieme agli altri sul campetto. Siamo tutti un po’ scossi. Alle 19 prendo il motorino, è presto per tornare a casa. Di solito la cena è alle 8, e fino a quell’ora si stava fuori. Quel giorno era diverso. Arrivo davanti casa, parcheggio il motorino. Da casa mia c’è una meravigliosa vista su Cosenza. I miei ancora non sono rientrati. Chiamo dal mio cellulare mia sorella sul suo cellulare. La linea è disturbata ma intuisco che stanno tornando. Non dico niente. Ho quasi paura ad entrare in casa e rimango a guardare Cosenza dall’alto. Cerco di intuire ogni minimo spostamento sul paesaggio. Immagino che da li a poco un caccia bombardiere passi su Cosenza sganciando chissà quali brutti sogni, ho paura che la terza guerra mondiale inizi. Così non fu, almeno non in quel modo.

I miei rientrarono, guardai con loro tutti i TG della serata sicuro che quel pomeriggio non l’avrei più dimenticato.

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