• giovedì 13 Agosto 2020

Abbiamo occupato la scuola e non so il perché

admin
Ottobre09/ 2012

come te nessuno mai

di Daniel Intrieri

Va bene, stamattina mi alzo e vado all’occupazione. Vi risparmio il viaggio, visto che ormai sto per varcare il portone, ma prima di raccontarvi la faccenda c’è bisogno di un piccolo salto indietro.

Ritorniamo al 5 Ottobre 2012, Roma, migliaia di studenti, come in altre città d’Italia, scendono nelle piazze per protestare ed esprimere un’opposizione sociale reale al governo Monti e alle politiche di “austerity” che stanno sempre più alle strette a tutta la cittadinanza. L’opposizione è nata grazie all’appoggio del sito di protesta studentesca StudAut , così la voce di questo sciopero si sparge e coinvolge anche noi nel nostro piccolo. Così anche a Cosenza frotte di studenti hanno aderito allo sciopero e sono scesi in piazza a protestare.

Ora siamo all’8 Ottobre 2012, l’istituto tecnico industriale A.Monaco di Cosenza decide di attuare l’occupazione. Occupazione, a detta degli studenti, “volta a protestare contro il governo Monti”. Dentro non si vede neanche uno slogan o uno striscione di protesta. Perché quest’occupazione, allora? Non sarà che gli studenti cosentini sono rimasti un po’ indietro? Da studente del suddetto istituto sono rimasto -ahimè- coinvolto in prima persona in questa “protesta studentesca” atta, a mia impressone soltanto a prendersi una piccola vacanza autunnale.

Nelle classi non si parlava di politica, ma di partite di pallone perse e derby. Non c’erano giornali carichi di notizie sui banchi, solo carte da gioco, non c’erano megafoni tra le mani degli studenti, ma soltanto una sigaretta, fumata con un po’ di sollievo, sollievo di chi pensava “è fatta, ormai la scuola è nostra”. Si, ma ora? Ora che si fa? Dobbiamo organizzare azioni di protesta? No, si rimane lì, calmi, come se fosse già tutto a posto così, come se con quest’occupazione fosse già stato tutto risolto.

Comincio a dubitare, mi chiedo se questi signori abbiano davvero idea di quello che accade nel panorama politico, se hanno opinioni o proposte. Non mi va più di rimanere con loro, non mi identifico nello studente nulla facente contento di qualche vacanza supplementare, tento di uscire. Voglio uscire di qui, ma non si può. Gli organizzatori sono stati abbastanza furbi da sbarrare tutte le uscite, sì, perché ormai un po’ tutti ce n’eravamo accorti: qui si pensa a tutto tranne che a protestare.

Tranquilli, comunque alla fine in un modo o nell’altro siamo riusciti a venirne fuori. Questo mi ha però fatto riflettere; perché non siamo sensibili al malumore cittadino, non siamo anche noi cittadini, dopotutto? Non voglio parlare singolarmente della mia scuola. Questo è un problema che coinvolge un po’ tutte le scuole calabresi: non siamo abbastanza informati.

Chi non ha la forza di badare a se stesso cade nel limbo dell’ignoranza, preso per mano da professori troppo immersi nelle letture, dantesche o leopardiane che siano, e che non hanno il tempo di far crescere in noi un’opinione politica; con troppi compiti in classe e interrogazioni da programmare, non trovano il tempo di farci aprire il giornale in classe. Forse i prof sono un po’ troppo concentrati sul volerci far vivere nel passato, ma noi vogliamo vivere il presente.

admin

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