• domenica 29 Novembre 2020

Le lacrime di Murray

admin
Luglio09/ 2012

murray

Da ilPost.it

Alla fine piangevano tutti. Piangeva Murray, che aveva appena perso la sua prima finale di Wimbledon, piangeva Federer che per l’ennesima volta aveva appena finito di riscrivere la storia del tennis, piangeva il pubblico che per una volta ci aveva creduto veramente.

Qualcuno ha scritto che la cerimonia di premiazione della finale vinta da Federer 46 75 63 64 sembrava una puntata di Centovetrine. Vista da fuori può darsi. Chi segue sa che è normale vedere lacrime alla fine di uno Slam. Che sia chi vince o chi perde un po’ d’acqua viene giù. I tornei maggiori, nell’ultimo decennio, si sono dotati del tetto per proteggersi dalla pioggia ma nessuno ha ancora inventato una protezione per quelle gocce che dagli occhi si insinuano nella gola, togliendo il fiato e le parole a gente abituata a vivere su un palcoscenico.

Solo in mezzo al campo, un microfono in mano, 15 mila persone in piedi ad applaudire, altrettante assiepate all’esterno, rumorossissime, e poi la gente nei pub, quelli a casa, tutti ad abbracciare quello scozzese con l’aria da bambino e la mamma al seguito che per l’ennesima volta era andato così vicino a vincere un torneo dello Slam. Wimbledon per di più, il torneo di casa, quello che aveva fatto scomodare William e Kate, il primo ministro Cameron e decine di personalità, quel torneo che i britannici non vincono dal 1936. Un ragazzo esile e taciturno su cui un popolo si è appoggiato per 15 giorni nella speranza di tornare a sognare. Una pressione che solo a scriverla fa venire da urlare. Downing Street che domenica issa la bandiera scozzese prima dell’incontro per stargli accanto, i giornali che gli dedicano 10 pagine (10!) consecutive prima del match della vita.

E lui con umiltà scende in campo, ci prova, vince addirittura il primo set e nel secondo ha occasioni per prendere il largo. Davanti però ha Roger Federer, uno che se il tennis non l’avessero inventato darebbe il nome a questo sport tanto lo rappresenta. L’uomo che ha vinto 17 Slam, che è stato più a lungo numero 1 al mondo, i cui record sono talmente tanti che fanno venire i brividi.

“Ci sono sempre più vicino”. È riuscito a dire questo prima che la gola si paralizzasse in un’emozione mai vissuta prima. Murray guarda il cielo e deglutisce cercando quella calma che non esiste in queste occasioni, Federer si morde il labbro inferiore e chi ha memorie australiane sa bene cosa vuol dire. È la condanna di questo sport maledetto in cui per due settimane sei da solo. C’è il tuo team, ci sono i tuoi amici, c’è il pubblico ma tu sei da solo, a correre avanti indietro, contro avversari che non ti fanno respirare e con le emozioni che si accumulano. La paura, la rabbia, la frustrazione, l’angoscia, le debolezze si impilano, una sull’altra, giorno dopo giorno senza che tu possa condividerle o cacciarle. E poi, di colpo, tutto finisce. Una pallina che esce dagli schemi e stop. E tu rimani lì, su una sedia, la testa tra le mani, a riflettere sui cazzotti che ancora ti fanno tremare dentro.

Vallo a spiegare a Murray che quello che è accaduto domenica è probabilmente la sua più grande vittoria. Un paese, il suo paese, in piedi, ad applaudire il ragazzo che improvvissamente è diventato un uomo.

Enrico Maria Riva

http://www.ilpost.it/enricomariariva/2012/07/09/le-lacrime-di-andy-murray/

admin

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>