• martedì 28 Gennaio 2020

IL LIBRO | L’importanza di chiamarsi blues, omaggio a De Pascale

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri
Ottobre27/ 2014
my name is ernesto
Da sinistra: Mauro, Brunori, Veltri e Anzani alla presentazione cosentina di “My name is Ernesto”

Il blues non è tristezza ma malinconia che, in quanto tale, fa bene all’anima. Cosenza, metti una domenica mattina in una piccola Mondadori del centro: gente comune, cantautori, giornalisti, attori, qualche mosca. L’occasione la dà un libro in uscita su un grande personaggio della cultura italiana, Ernesto De Pascale. Curato da sua sorella Antonella e da Antonello Anzani, eclettico bluesman cosentino compone un delicato omaggio a più voci a uno dei più delicati intenditori musicali del nostro tempo.

Ernesto De Pascale, toscanaccia voce storica del giornalismo musicale, è morto nel giorno del suo compleanno il 13 febbraio del 2011. “Un’assenza tangibile, visto che non c’è chi l’ha sostituito”, nel mondo del giornalismo come in quello della produzione, come sostiene Renzo Arbore nel testo; “un intellettuale che si sporcava le mani”, secondo la testimonianza del cantautore Dario Brunori, che da De Pascale curatore del Premio Ciampi racconta di aver ricevuto tanto, in termini di sprone al professionismo e di  agli inizi di una carriera che in queste settimane lo vede finalista al Premio Tenco in lizza per il miglior album italiano.

Un invito, quello di De Pascale a Brunori, a fare i conti con ciò che accade nella vita con ironia e professionismo meticoloso, nella tradizione di quel Fred Buscaglione evocato dal baffo degli esordi del cantore di Guardia ’82, omaggiato con una bella performance live della canzone “Nel cielo dei bars”.

Cielo ricordato nella poliedrica aneddotica di Anzani, a partire da quella pasticceria fiorentina che fungeva da ufficio di De Pascale e da crocevia per moltissimi artisti di grande livello. Molti passi del libro, 182 pagine scritte a più voci sono state portate in scena dall’attore Paolo Mauro, intramezzate da un dialogo dotto sul valore del blues condotto con sapienza dal giornalista Gianluca Veltri.  Uno stile di vita, quello del blues, che dalla Mecca di Tulsa a Corso Mazzini rievocano una stagione da recuperare e che ancora vive nei lasciti di De Pascale, capace di dare vita a programmi radiofonici cult come, Il Popolo del Blues, nato nel 1995 e oggi vivo nella comunità che frequenta l’omonimo blog (QUI).

De Pascale ha prodotto anche due album solisti,” Morning Manic Music” (2007) e “My Land Is Your Land” (2008), e proprio con la sua inconfondibile voce si chiude una bella mattinata blues nel segno di un libro da leggere: “My name is Ernesto. No guru, no method no teacher”. Edizioni Zona.

de pascale

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri

Un po' di tv e molta carta stampata in una vita redazionale precedente. Ogni tot scribacchino per le grandi testate italiane. Più montano che mondano, per Mimesis edizioni ha scritto "Joca, il Che dimenticato".

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