• sabato 16 Ottobre 2021

MOLOTOV | «Porto in scena la mia storia di censura»

Michele Giacomantonio
Michele Giacomantonio
Gennaio28/ 2015

di Michele Giacomantonio

Dopo un buon esordio romano, sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio arriva al Teatro dell’Acquario di Cosenza “La Bomba” spettacolo teatrale scritto e ispirato dalla giornalista Rosamaria Aquino, con la regia di Francesca Romana Miceli Picardi, l’aiuto regia di Gaia De Grecis e con: Barbara Caridi, Massimiliano Nicosia, Francesca Romana Miceli Picardi, Gaia De Grecis. Si tratta di una storia accaduta in una piccola città, dove tutti vogliono essere amici. Dove nel cuore del centro urbano è stata aperta una enorme voragine per dare vita al più grande appalto che la storia recente di Cosenza ricordi. E’ la storia di politici che restano stupiti se qualcuno non apprezza le loro idee, fino a sentirsene perseguitati. E’ una storia di carnefici, protagonisti di un teorema politico giudiziario che avrebbe perfino fatto sorridere il buon Franz. L’epilogo di questa storia ha i tempi della giustizia, che qualche volta rimette le cose a posto, salvando gli innocenti. Qui però mancano i colpevoli, quelli che hanno costruito la trappola.

Rosamaria
La giornalista Rosamaria Aquino sul palco dell’Acquario.

Che quella non fosse una bottiglia molotov infatti, Mmasciata.it lo scrisse subito (QUI) ma se ne sarebbe accorto pure il più improbabile dei rivoluzionari. L’avevano messa dentro una cabina telefonica, quindi per un semplice ragionamento sarebbe potuto essere un attentato alla Telecom e ancora stupisce che nessuno ci avesse pensato. E invece quella molotov farlocca fu fatta passare per un attentato alla Questura. Ma la storia comincia un poco prima. Perché nel 2012 Cosenza conosce un sussulto e si ricorda del suo passato ribelle. Dopo il suicidio di una giovane donna sfinita anche dalla tragedia della precarietà della vita professionale, nasce un movimento. Si sarebbe chiamato #Oil, un acronimo uscito dopo mille discussioni e che voleva indicare la possibilità di andare oltre il labirinto di questa società liquida e disumana.

Rosamaria, cosa ti resta di quei mesi?

Di #Oil mi è rimasta addosso una grande amarezza. Eravamo una forza colorata e sana, libera dal bisogno. C’erano i centri sociali, i giornalisti, gli artisti. E forse proprio questa nostra eterogeneità non gestita da una leadership forte ci ha impedito di reggere ai colpi di chi provava a demolirci, persino dall’interno, con la delegittimazione scientifica di alcuni vertici. In mezzo ai tantissimi che ci credevano e agivano in assoluta buona fede, abbiamo imbarcato di tutto. La cosa che più mi dispiace è non avere avuto il coraggio di riconoscerli, isolarli e andare avanti.

Hai parlato di politici che chiamavano la direzione del giornale in cui lavoravi,  di intreccio di poteri che si sono messi in moto per arginare le tue inchieste. C’è stato un momento in cui hai colto la misura di quanto i tuoi pezzi potessero destabilizzare certi equilibri?

Me ne sono accorta in corsa. Quando le stesse persone che avrebbero dovuto tutelarmi hanno iniziato per quieto vivere o per affinità elettive ad assecondare alcuni desiderata di chi conosceva in anteprima il contenuto delle mie indagini e si premurava di comunicarlo quotidianamente alla redazione. Lì dentro erano con me, ma con riserva. Per qualche tempo ho continuato ad occuparmi della città, ma poi “a mia tutela” mi è stato suggerito di occuparmi di altro. Qualcuno di importante mi avvicinava dicendo che forse mi ero spinta “un po’ troppo oltre”, che “bisognerebbe essere almeno amica di qualcuno e non sempre nemica di tutti”, che se avessi voluto mi si sarebbero aperti ponti d’oro verso una sicura carriera…

Oggi questa città ha svelato per intero il suo forse innato trasversalismo. Lo si coglie nei luoghi di ritrovo in cui si ossequia il potere che elargisce sorrisi. Ma Cosenza una volta non era diversa?

Siamo tutti amici, come amaramente commentava un nostro collega qualche tempo fa. Nella sua semplicità questo concetto però è di una potenza straordinaria. Polemizziamo su Facebook o sulle interviste-velina sulla carta stampata, poi andiamo tutti a prendere l’aperitivo come se niente fosse. Andiamo in barca insieme, i nostri figli frequentano le stesse scuole e così è difficile che il germe della protesta o una chiara opposizione possano trovare cittadinanza. Chi lo fa diventa un bersaglio mobile. Uno che “se lo può permettere”, un pazzo, un manovrato. Non credo che Cosenza una volta fosse diversa, ricordo che mio padre non ebbe vita facile per essersi posto al di fuori dalla corte del Grande Vecchio.

Chi comanda oggi in città, quali sono i grumi di potere che la trattengono?

Oggi in città comanda il “grande illusionista”, che non necessariamente il sindaco, ma tutti coloro che si abbeverano alla fonte di chi comanda, persino chi fa finta opposizione. Perché coloro che vogliono avvicendarsi all’amministrazione in carica sono gli stessi che hanno contribuito alla sua elezione e al suo mantenimento in vita. La grande illusione sta anche in questo. E’ un numero di magia avere un bilancio in pre-dissesto, in una città con un fiorire di cantieri aperti. Altra illusione è la trasparenza: ci sono incarichi affidati a questo e a quello, con la logica del “ti conosco, quindi lo affido a te”, la filosofia del cerchio magico. Oggi comandano tutti coloro che sanno normalizzare, sedare sul nascere qualsiasi contenzioso. Carote, carote per tutti. E se alzi la testa, arriva il bastone. 

La “Bomba”, la rappresentazione teatrale e il libro di cui sei l’artefice. Scuoterà Cosenza?

La Bomba prende spunto liberamente da tre storie realmente accadute, ma racconta un contesto molto più ampio. Qualcuno qui a Roma lo ha definito un “romanzo sul giornalismo”, di denuncia, sullo sfruttamento nelle redazioni e l’abbraccio mortale tra politica e informazione. E’ la saga di noi cronisti, alle prese con le amicizie-inimicizie dei nostri editori, che ci arrovelliamo sulle notizie, mentre sopra di noi si consumano accordi, inciuci e pacche sulle spalle. Ma non voglio dirvi di più, mi piacerebbe che veniste a vedere da voi. Il pubblico romano ha risposto con entusiasmo, qui è diverso. A Cosenza più che una bomba, sarà come una molotov abbandonata in una cabina. Se ne parlerà un po’, i sospetti resteranno, qualcuno si indignerà. E poi tutto tornerà come prima.

Michele Giacomantonio
Michele Giacomantonio

Abbastanza vecchio da portare l’odore dell’inchiostro, non tanto da non usare modi nuovi di scrivere. Il giornalista è un fabbro che fa schizzare le scintille. Perché un racconto si compie se cambia le cose e trasforma la vita reale almeno un po'.

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