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Pedace, cronaca normale dello scandalo straordinario

admin
Settembre25/ 2012

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A Pedace undici dipendenti comunali, cinque donne e sei uomini, sono stati arrestati per assenteismo. La comunità è sotto shock e si chiude nel silenzio. Le volanti a sirene spiegate hanno divorato le curve in salita fino alle loro case, un’operazione spettacolare, “esemplare”, almeno in uno dei sensi di questo termine. La noia di tutti i giorni è stata così turbata in modo memorabile, l’infernale macchina della notizia è entrata nella vita del cittadino comune, anzi di quello che lavora in Comune, e gli effetti sono socialmente devastanti, perché la Presila cosentina, un’isola addormentata dove a volte basta la sirena di un’autoambulanza a far uscire dai balconi la gente, si ritrova catapultata in una dimensione a lei finora sconosciuta.

La conferenza stampa era affollata come nemmeno quelle della cattura dei latitanti, e tutta Italia a pranzo ha potuto vedere i volti degli arrestati nei principali telegiornali, che continuano a passare a gran ritmo una notizia che “tira”, dopo l’ennesimo scandalo politico alla Regione Lazio. Foto e immagini ovunque di “mostri” che allo stato sono solo presunti colpevoli fanno il giro del Web, dimostrando che il periodo è di quelli molto delicati. Bisogna infatti partire dal presupposto che, in ogni modo finisca la vicenda, questi presunti truffatori non rappresentano alcun pericolo sociale, tanto che a tutti sono stati concessi i domiciliari. Questo significa, specialmente ove si mostrano immagini degli indagati con le manette ai polsi, che chi vuole denunciare moralmente un grave crimine deontologico ne sta commettendo uno a sua volta, solo e soltanto in nome di un clima di imbarbarimento sicuramente alimentato dalle malefatte di una classe dirigente a dir poco inadeguata.

I fatti contestati restano gravissimi, su Mm.it da tempo abbiamo iniziato una battaglia contro la burocrazia malata invitando i cittadini a scriverci le loro storie di disagio quotidiano, ma non è con l’indignazione o con il finto stupore che si risolve un sistema che va ben oltre 11 persone. Domani a botta calda ci saranno record di presenza in tutti gli uffici pubblici del comprensorio, ma piano piano la situazione ritornerà quella di prima, nota a tutti. A meno che ognuno di noi non cominci a fare il suo dovere.

I cittadini di questa isola felice hanno infatti scoperto che si può indagare anche qui, ed è quello che hanno fatto i carabinieri di Rogliano dallo scorso gennaio per un mese dopo le segnalazioni. Lamentele della gente comune non più disposta a sopportare file chilometriche e colonne altissime di pratiche inevase, hanno fatto partire le verifiche che ci auguriamo facciano scuola. La situazione riscontrata è quella descritta da Striscia e dalle numerose inchieste delle Procure di tutta Italia: un collega a turno timbra il cartellino per gli altri, così invece di stare sul posto di lavoro si possono sbrigare le faccende domestiche, a volte persino con la macchina comunale, filmata davanti il fruttivendolo, ma spesso anche rimanendo comodamente a casa grazie alla copertura dei colleghi. Una pacchia, filmata dalle telecamere degli inquirenti, che hanno beccato i presunti assenteisti anche in diverse trasferte fuori paese. In un mese di lavoro c’è chi si è presentato solo tre volte in ufficio.

Adesso gli undici dipendenti, ribadiamo posti tutti agli arresti domiciliari, dovranno rispondere dell’accusa di truffa aggravata, che sarebbe stata estesa anche alle ore di straordinario non effettivamente svolte da alcuni dipendenti, un ulteriore peso sulle casse comunali già acciaccate. La vicenda, molto seria e incresciosa, getta un’ombra sul territorio e ha anche un ovvio risvolto politico: l’amministrazione comunale non ha infatti messo in opera i dovuti controlli in tempo, e immaginiamo dovrà spiegare presto il perché.

Accorgersi che in un palazzo comunale grande quanto un casone ogni mattina mancano dieci persone non è roba da grandi statisti. 

(sas)

admin

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