• martedì 11 Agosto 2020

COMING SOON | Il regista Delbono girerà Pasolini a Cosenza

Francesco Cangemi
Francesco Cangemi
Febbraio18/ 2015

di Francesco Cangemi

Il Vangelo di Pasolini con Pippo Delbono arriva nel campo rom di Cosenza. Il famoso regista teatrale ritorna ad analizzare i testi di Pier Paolo Pasolini, come già fece nel 1995 con La Rabbia, stavolta con l’intento di trasferirli sul grande schermo. Ha scelto Il Vangelo e ha scelto di girarlo in Calabria, nel Cosentino, fra la città dei Bruzi e l’Università della Calabria che questa settimana al Teatro auditorium dell’Unical ospita un omaggio al suo lavoro lungo cinque giorni (programma) fatto di workshop, riprese, proiezioni dei suoi film e due spettacoli (stasera ore 20 e 30 “La Rabbia”, appunto, che lo vede in scena insieme a Vladimir Luxuria e il 20 febbraio  “Il Sangue” con Petra Magoni). Delbono resta letteralmente affascinato dalla Calabria e in particolar modo dal campo rom di Vaglio Lise, zona che costeggia il fiume Crati, lì dove si uniscono Cosenza e Rende. Delbono può essere definito uno dei più grandi rappresentanti viventi del terzo teatro o teatro di ricerca che dir si voglia, è indubbiamente un regista vicino agli ultimi. Basti pensare che vive e va in scena con lui Bobò, un signore minuto con la passione per le maglie da calcio che ha passato quarantasette anni della sua vita in un manicomio e che, nonostante sia privo di parola fatta eccezione per alcuni piccoli suoni con cui riesce a far capire le proprie esigenze, riesce a sprigionare più forza di mille poeti. Ecco, la poesia. Lo “zingaro” Delbono, uno che dalla Scuola di teatro di Savona arriva in Danimarca per formarsi con Iben Nagel Rasmussen storica attrice dell’Odin Teatret, per poi ottenere la fiducia di un “mostro” che va sotto il nome di Pina Bausch, è uno che alla poesia sta molto, molto attento. Nel campo rom, popolato anche da rumeni scappati dal loro Paese e arrivati in Italia, lui ne ha trovata tanta di poesia perché “La Calabria è una terra che porta dei segni, che porta qualcosa di antico”. L’amore lungo le baracche del Crati scocca subito. “Lì vivono persone in uno stato di degrado totale e in contrapposizione vi è una luce, un calore, una bellezza – racconta il regista – Una bellezza che io trovo in loro, nella loro storia, nel colore della loro pelle, negli sguardi, negli occhi; una bellezza che mi parla ancora di antico ed è un qualcosa che noi abbiamo perduto”. “Se io devo fare un film – dice ancora, mentre nel riflesso dei suoi occhi si possono vedere quei rom chiedergli cento galline per il villaggio – scelgo quei volti perché nella maggior parte di loro vedo visi cinematografici bellissimi. I ragazzi italiani sono tutti omologati: stesso capello, stesso tacco, stesso cellulare. Se poi vado in una Scuola di teatro è anche peggio. In quel campo trovo una bellezza assurda”.

Pasolini accompagna Luxuria fra le braccia di Delbono. Mille le sue vite: icona del movimento per i diritti Glbt, attivista convinta contro le leggi di Putin sull’omosessualità tanto da essere posta in stato di fermo dalla polizia russa durante le olimpiadi di Soci, parlamentare di Rifondazione comunista e attrice. “Non mi sembra ancora vero – racconta – sono una sua grande fan da sempre. Andavo alla fine dei suoi spettacoli come una teenager e avrei fatto persino le pulizie a casa sua pur lavorare con lui. E ora sono in scena con la sua regia”.
Miracoli artistici che solo Pasolini può aver benedetto per il suo Vangelo.

Francesco Cangemi
Francesco Cangemi

Giornalista pubblicista che ama definirsi cantore della modernità e signor Wolf in salsa bruzia. Prima che nelle redazioni ha bazzicato per qualche anno nel teatro come attore e con qualche esperimento alla regia ma poi, per fortuna, ha smesso. Ha scritto diversi racconti ma molti sono ancora nella sua testa e ha collaborato a smisurate cose. Ah sì... ogni tanto parla in terza persona...

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