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Cosenza, se il diritto alla casa viene dopo la mala

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Ottobre03/ 2012

manifestazione-davanti-aterp cosenza

di Gianmaria Tarasi

Case popolari destinate alla malavita bruzia, un dirigente dell’Aterp in manette e 14 persone sotto indagine, compresi due impiegati comunali. Siamo alle solite, si potrebbe dire, continuiamo ad avere a che fare con la grande madre ‘ndrangheta che, in commistione con funzionari infedeli allunga le sue manone sporche su un bene primario dei cittadini. Tutti indifferenti del fatto che in quelle case stanno o potrebbero trovare alloggio, persone bisognose. Un altro mito da sfatare, quello della onorata società che si sostituisce allo Stato al fianco del popolo.

L’ennesimo scandalo sul saccheggio barbarico da parte della mano nera, non viene dal nulla.

Le ATERP erano già sottoposte ad attenzione da parte del Comitato regionale di controllo contabile con una indagine conoscitiva iniziata all’inizio della legislatura, dalla quale emersero disordine nei bilanci e negli inventari, occupazioni abusive e sprechi di risorse. Già all’epoca del 7 dicembre 2011, da tale indagine emersero gravi lacune a partire da una mancata tenuta del registro degli inventari, e di una insoddisfacente azione di recupero dei canoni arretrati di bilancio.

Ma qual è lo scopo di questa struttura? Come recita lo statuto dell’ente: quella di attuare interventi di edilizia residenziale sovvenzionata, agevolata e convenzionata, diretti alla costruzione di nuove abitazioni.  All’acquisto e al recupero di immobili e abitazioni degradati, con fini calmierati sul mercato edilizio; realizzando abitazioni per locarle o venderle a prezzi economicamente competitivi in base ai costi praticati nell’ambito dell’edilizia residenziale pubblica. Più bene pubblico di cosi. Un ente la cui aura di intoccabilità non conosce rimesse in questione.

Non bastava sorprenderci per l’attenzione dedicata al monitoraggio sull’amministrazione dell’ente dall’indagine della commissione regionale. Era troppo poco in una terra già fin troppo martoriata dall’illegalità, la delinquenza organizzata e lo sperpero dei beni pubblici. Tuttavia torniamo all’oggi, con la notizia che a finire in manette a Cosenza è stato il responsabile dell’ufficio manutenzione: secondo le accuse riceveva le richieste dei clan per l’utilizzo di immobili che in seguito alla ristrutturazione diventavano anche esercizi commerciali.

L’uomo, di 54 anni, funzionario dell’Azienda territoriale dell’edilizia popolare, dovrà rispondere dell’accusa, tra l’altro, di corruzione, falsità materiale ed ideologica. Secondo gli inquirenti il funzionario era diventato il collettore di richieste avanzate da esponenti della criminalità che agevolava illecitamente nell’utilizzo di immobili dell’ATERP. Come provvedimento restrittivo è stato deciso anche l’obbligo di firma per i due imprenditori edili che hanno operato i lavori di restauro. Indagini in corso sul conto di altri 5 dipendenti ATERP e due del Comune di Cosenza, come detto. Perquisizioni domiciliari sono state effettuate per tutti gli indagati nativi di Cosenza, San Pietro in Guarano, Torano Castello, Aprigliano, Luzzi, Mongrassano, San Cosmo Albanese e Scordia (Ct).

L’ordinanza emessa dal gip del tribunale di Cosenza riguarda 14 indagati responsabili a vario titolo di reati di truffa aggravata, abuso d’ufficio, falsità materiale ed ideologica, rivelazione di segreti d’ufficio e corruzione. Il responsabile dell’Ufficio manutenzione dell’ATERP, secondo quanto emerso dalle indagini dei poliziotti, riceveva le richieste illecite provenienti da esponenti della criminalità cittadina in relazione all’utilizzo di immobili di proprietà dell’ATERP che, in seguito a lavori di ristrutturazione e di adeguamento dei locali, diventavano anche veri e propri esercizi commerciali, con buona pace dei tanti in attesa che in questi anni hanno manifestato e occupato immobili, dovendosi sentire, loro, fuori legge per ripristinare il sacrosanto diritto alla casa.  

Che beffa, come al solito viene da chiederci come sia possibile tutto questo; vivere in una terra in cui chi si indigna ancora oggi che succedano queste cose passa per ingenuo? La lotta alla ‘ndrangheta è spesso vista come una battaglia degna delle migliori gesta di Don Chisciotte. Siamo stufi di sentirci dire che il nostro impegno quotidiano per scovare, con l’ausilio di documenti, inchieste, storie, testimonianze, le pieghe ove la mafia si nasconde, sia visto come ossessione inguaribile. La ‘ndrangheta non è onnipresente: ma può nascondersi dove meno ce lo aspettiamo. Sta a noi stare attenti ai luoghi dove scovarla e denunciarne la presenza o la possibilità che vi si installi. È questo il significato del nostro impegno.

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