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La “Calabro” alla deriva: un diario di bordo

admin
Novembre05/ 2012

calabro autostazione

di Daniel Intrieri

La voce di mia madre, fuori campo, mi avverte che il pullman non è ancora salito da Cosenza. Proprio oggi che c’è il compito in classe. È mattina, le sei per la precisione. Cerco di darmi una svegliata, la mia routine mattiniera parte come tutti i giorni.

È mentre faccio colazione che la situazione si sviluppa, il pullman sta finalmente salendo le curve che portano a casa mia. Ci metterà un po’, è uno di quelli vecchi, ma è già tanto che un pullman salga. Ci siamo ormai un po’ tutti abituati a questa lotteria mattiniera, sono settimane che scopriamo solo all’ultimo se rimarremo a piedi oppure no.

Mi precipito alla fermata del pullman e lo aspetto. Dopo un quarto d’ora lo vedo arrivare: vecchio, col paraurti tutto ammaccato, la scritta “Iveco” ormai cancellata dai segni del tempo, salgo. Infilo il biglietto (sì, ho fatto il biglietto) nell’obliteratrice, non funziona. L’autista mi dice “scrivilo a penna”. Mi avvio a cercare un posto, prima di sedermi controllo che sia asciutto, stamattina piove, anche su molti sedili. L’ultima volta mi son fatto tutta la giornata col culo bagnato, vorrei evitare di ripetere l’esperienza, ma sfortunatamente m’accorgo che quelli rimasti liberi sono “a cielo aperto”. Metto lo zaino sul sedile e mi ci siedo sopra, una posizione scomodissima, vi sto che, ovviamente, proprio oggi ho deciso di metterci dentro il simpatico compasso.

Mi infilo le cuffiette nelle orecchie e prendo il walkman, (sì, ho il walkman); sto per premere play su un vecchio pezzo dei Pink Floyd quando qualcosa cattura la mia attenzione. Una discussione fra una signora e l’autista.

– “Non è possibile mantenere queste condizioni!

– “Signora mia, che volete che vi dica, non è mica colpa mia. Io lo stipendio non lo vedo da tre mesi, cosa dovrei dire?”.

Già, la situazione non è proprio delle migliori: benzina finita, corse soppresse, per non parlare delle condizioni dei pullman (non voglio nemmeno sapere che cos’è quella macchia rossastra a terra…).

Intanto pondero, di chi è la colpa in tutto questo? Non certo dei lavoratori e degli utenti, che ne pagano tutti i disagi. Su Internet trovo un articolo che parla di oltre 20mila euro di fondi destinati alla “Calabro” – la gente chiama ancora così le Ferrovie della Calabria forse pensando con nostalgia dei tempi dorati delle Calabro-Lucane –  bloccati perché alla Regione son senza soldi, l’assessore ai Trasporti che non sa dove mettere le mani e una situazione che va sempre più peggiorando. Poi la mente si sofferma sulla frase detta dallo stesso assessore ai Trasporti, tale Luigi Fedele, “Siamo comunque nella condizione di rassicurare tutte le parti che nessuna strada sarà lasciata intentata” e mi viene un po’ da sorridere. Sono sicuro che per quanto stia provando a tenere la situazione sotto controllo, sa già che tutto è stato deciso.

Vedo l’autostazione dal finestrino, siamo arrivati. Una babele di mezzi messi di traverso, finalmente capisco la frase “dipendenti in agitazione”. Entro a scuola giusto in tempo prima che la campana suoni, alla prima ora ho quel maledetto compito. Metter compito all’inizio delle lezioni non è stata una grande idea, i primi venti minuti di lezione si sprecano aspettando che il pullman di tutti i compagni di classe raggiunga l’autostazione.

L’ultimo ad entrare paga pegno: “Vai in segreteria e fatti fare il bigliettino di ritardo”. Altro tempo sprecato. Alla fine iniziamo questo compito, nello stillicidio degli aiutini sono uno degli ultimi a consegnarlo, sperando almeno in quel sei stiracchiato, visto che faccio proprio schifo in matematica. Non ho nemmeno il tempo di sperarlo fino in fondo che arriva il bidello; “Oggi uscita anticipata, causa trasporti”.

Un po’ sono contento, almeno posso tornare a casa un po’ prima.

Sì, ma come?

calabro

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