• martedì 29 Settembre 2020

Acqua in bocca, anche se è torbida

admin
Novembre16/ 2012

Foto backstage di Emilio Grimaldi

L’acqua che scorre nelle case di un terzo dei calabresi è avvelenata? E’ il quesito al quale cerca di trovare risposte un’inchiesta giornalistica dal nome “Acquaraggia”, lanciata dalla trasmissione di Rai3 “Crash” di Valeria Coiante e da altri canali del palinsesto digitale tipo Raistoria. Nessun errore di ortografia nel titolo, che gioca con la “raggia” che sta crescendo nelle zone del Vibonese interessate dal fenomeno.

I fatti, in breve, sono questi: l’acqua che arriva dall’Alaco, un invaso che serve 80 comuni e circa 400mila persone, puzza ed è di un colore strano. E’ un fatto. Le istituzioni preposte rassicurano però i cittadini e dichiarano che si tratta di allarmismo ingiustificato, che la salute della gente non è in discussione. Il 17 maggio scorso però la Procura di Vibo Valentia fa sequestrare l’impianto di potabilizzazione e altre 57 strutture tra serbatoi, sorgenti, pozzi e partitori. Vuole vederci chiaro.

Insomma, ce n’è abbastanza per girarsi dall’altra parte e far sì che questa parte di Italia venga ancora più dimenticata. Lo fanno tutti, ma la giornalista Giulia Zanfino no. Si è già occupata della Marlane di Praia a Mare per Rai3 e vuole capirne di più anche su questa storia. Si fa aiutare da Sergio Pelaia, Sergio Gambino e dal videomaker Mauro Nigro. Riesce ad ottenere anche la collaborazione di Emilio Grimaldi.

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Un gruppo di calabresi che fa inchiesta sulla Calabria, questa ce la devi proprio raccontare, Giulia. 

“Abbiamo fatto solo il nostro. Con quest’inchiesta la nostra scommessa è stata proprio quella di fare squadra, da Vibo a Cosenza a Catanzaro, e realizzare insieme un documento di denuncia che raccogliesse testimonianze uniche su fatti scandalosi, mai denunciati. Il fatto che sia a rischio la salute di un terzo dei calabresi la dice lunga sulla gravità dei fatti denunciati”.

Avete scandagliato fatti vicende che in pochi conoscono, che idea vi siete fatti, il pericolo esiste?

Sia per l’ubicazione dell’invaso avvelenato, nella provincia di Vibo, praticamente dominata dai clan più violenti della Calabria, sia per le cifre astronomiche che girano intorno alla distribuzione idrica calabrese, gestita dalla So.Ri.Cal., fino a oggi nessuno aveva osato denunciare, con tanto di nomi e cognomi, il sospetto traffico di rifiuti nel lago Alaco. Naturalmente noi, prima di fare la denuncia abbiamo fatto ricerche e sentito la magistratura. Pertanto, la cosa sembra tristemente plausibile”.

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Insomma bisogna continuare a indagare e a parlarne.

Sì, la cosa che mi preoccupa e mi spinge al tempo stesso a interrogarmi ancora su questa striscia di terra, incastonata nella Calabria centrale, è come sia possibile che centinaia di testimoni dei traffici intorno al lago, non abbiano mai trovato, fino a oggi, il coraggio di parlare. Mentre invece i membri dell’associazione “Il Brigante”, di Serra San Bruno, da anni gridano la loro “raggia”. Il corpo come scudo. Uno di loro, Sergio Gambino, si è ritrovato un colpo di lupara sul portone di casa”.

Fra controllato e controllore cosa può il cittadino con la sua raggia?

Deve alzare la voce, chiedere un intervento del governo. Ancora oggi, sindaci e amministratori, non hanno indetto lo “stato d’emergenza” e interpellato il ministero della Sanità per avere chiarimenti. Il sistema interno, gestito dalla Regione, non permetterà mai di fare chiarezza sul vero stato delle acque dell’Alaco. Lo stesso Procuratore Capo di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo, lo spiega bene nell’intervista che ha rilasciato alle nostre telecamere”. 

(sas)

GUARDA L’INCHIESTA “ACQUARAGGIA” (qui)

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