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L’etica tutta calabra di Palazzo Campanella

admin
Dicembre06/ 2012

palazzo campanella vert

di Paolo Vigna

Doppia scudisciata per il palazzo della Regione. Il giornale economico più venduto in Italia, punta i riflettori sulle innumerevoli poltrone finanziate dalla Calabria. Sotto la lente d’ingrandimento sono state messe le società in house e partecipate costituite proprio dall’ente. La nostra regione ne possiede ben 16, alle quali viene versato un patrimonio (come risulta dai dati del Sole 24 Ore) di quasi 58 milioni di Euro.

E senza distinzione di organo: giunta o consiglio che siano, le nomine fioccano anche se società partecipate, enti in house, Fondazioni e associazioni magari non servono o possono essere accorpate, specie nel periodo in cui il governo Monti chiede sforzi alle regioni messe sotto pressione della spending review.

Tra queste sedici, una viene messa particolarmente sotto attenzione: la Fondazione Calabria Etica, la quale, per statuto si prefigge di realizzare solidarietà sociale. Come citato nel Sole 24 Ore: “Secondo gli ultimi (e parziali) dati messi a disposizione dalla Regione sul sito, e che si riferiscono al 1° semestre 2011, ha nominato complessivamente 48 amministratori: otto non percepiscono alcun compenso, per uno non viene definito, sette viaggiano genericamente secondo le tariffe dell’ordine dei dottori commercialisti, di nove non si sa nulla, mentre gli altri oscillano tra una forbice che va da 500 euro di gettone di presenza a seduta a 191mila euro all’anno.” 

Ancora più duro è l’attacco all’utilità di questi enti: Che società partecipate, oltre ad associazioni e fondazioni regionali siano utili alla collettività, è molte volte un optional. L’importante e che abbiano tanti soldi pubblici da spendere e tante poltrone, non necessariamente remunerate, che – qui come altrove – hanno la stessa identica caratteristica: sono dotate di rotelle per scorrere più velocemente verso i beneficiati che le occupano quasi sempre per benedizione politica. Una leva fondamentale per crearle ed occuparle è spesso la gestione di potere: micro o macro è uguale, tanto fa sempre rima, innanzitutto, con la parola consenso a cascata in una filiera che, ovunque in Italia figuriamoci in Calabria, si traduce in voti.”

Bacchettata che arriva all’indomani di un blitz della Guardia di Finanza, sempre in consiglio regionale: l’iniziativa si collega ad un’indagine sull’organizzazione e i finanziamenti alla campagna di un consigliere in carica alla Provincia di Reggio Calabria. Gli investigatori della Guardia di finanza presenti a Palazzo Campanella stanno acquisendo la documentazione relativa alle spese dei gruppi consiliari dal 2010 ad oggi. Lo scopo del blitz dei finanzieri della sezione di pg della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, che stanno attendendo l’arrivo dei responsabili amministrativi dei gruppi per acquisire le loro dichiarazioni, è di conoscere entità e utilizzo delle spese effettuate da ciascun gruppo consiliare regionale.

Insomma: l’etica della Calabria, e su tutte l’etica della Calabria Etica, è l’esempio che la nostra regione questa parola ce l’ha nel sangue. D’altronde l’etimologia della parola ci riporta ad altri due vocaboli: comportamento e consuetudine. Tralasciando il significato filosofico che “etica” esprime, la Calabria si dimostra coerente con le sue azioni: le poltrone sono state sempre un’ottima merce di scambio, quando si tratta di voti; far accomodare qualcuno con enti creati ad hoc (comportamento), come succede da tanto, troppo tempo (consuetudine).

 

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