• martedì 29 Settembre 2020

Storia di Elisa che dorme sul Crati

admin
Gennaio10/ 2013

di Matteo Dalena

Una delle ballate meglio riuscite di Francesco Guccini racconta di annegati, storie di fiume che vanno verso il mare, storie di gente che, stanca di galleggiare, si è semplicemente lasciata andare. La piccola truppa di invisibili che popola una delle sponde del fiume Crati a Cosenza ancora galleggia, ma in quelle notti in cui il fiume s’ingrossa che persino i ratti per paura dei flutti salutano le rive, si rischia seriamente di annegare. Sotto il ponte Europa di via Catanzaro vivono in quattro: due coppie di senzatetto i cui rispettivi spazi “privati” sono contrassegnati dai primi due pilastri di sostegno del ponte. Vite che scorrono a soli dieci metri dallo scorrere delle acque.

Quando arriviamo col sacco del pane che il buon Giovanni Valentino, collaboratore di Padre Fedele Bisceglia, distribuisce quotidianamente assieme ad altri generi alimentari e di conforto, Elisa Concudu sta riassettando il proprio letto: un materasso zuppo d’umido e un vecchio piumone tutto sporco, a pochi metri un piccolo contenitore di vecchi vestiti e poi cianfrusaglie raccattate qua e là. Un calendario appeso al muro per seguire il tempo che passa e una battuta accolta da un sorriso che è anche voglia di raccontarsi, di condividere una “storia sbagliata”, di quelle toste che ti fa stringere i pugni, i denti e il cuore.

“Sono nata in Sardegna ad Alghero però ho abitato dodici anni a Padova nel dormitorio. Poi, di punto in bianco, m’hanno cacciata dicendomi di avermi dato troppe possibilità e io non le avevo sapute sfruttare. Forse è anche vero ma una persona quando ha bisogno credo che debba essere aiutata”.

Un’infanzia distrutta quella di Elisa e un’adolescenza funestata dall’eroina che le ha rovinato, ma non del tutto il tenero sorriso. “A sette anni sono stata violentata da mio zio: ero una bambina e, in nessun modo, potevo provocare in lui l’istinto bestiale. Ma ero abbastanza grandetta da riuscire a capire che comunque non era una cosa normale. Poi a 14 anni  sono rimasta incinta, i miei genitori non hanno accettato la gravidanza, il padre del bambino men che meno. Così mi hanno fatto abortire a calci in pancia, portata in ospedale i medici hanno completato l’opera. Non mi sono opposta per semplice paura. In casa ero mal voluta e così, complice quello stronzo di mio fratello, hanno eliminato la mela marcia: mi hanno buttato fuori di casa, spedendomi nel posto più lontano raggiungibile con quello che avevamo a disposizione». Elisa, all’epoca sedicenne, si trasferisce per due anni ad Amsterdam dove prende il lavoro di cameriera. «Era l’età delle canne – racconta – che presto si sono trasformate in qualcosa di più. La mia è una lunga storia di tossicodipendenza, durata fino a quattro anni fa”.

La Calabria la conosce a Padova tra ponti e dormitori, e ha il volto di “un giovane di Rossano che quando sono stata sbattuta per strada era con me. Ci siamo trasferiti da lui speranzosi di ricominciare una nuova vita, facendoci forza a vicenda: è andata nuovamente male tra litigi, offese ed errori non perdonati”. L’estate scorsa Elisa apprende dell’esistenza di un famoso centro”, ovvero l’ex Oasi Francescana. Un’altra delusione, “un grande abbaglio“. Venne respinta una prima volta per motivi di residenza, una regola a cui dice di poter contraporre molte eccezioni,  poi ribussa una seconda volta: questa volta la motivazione del diniego pare essere la tossicodipendenza, ma lei giura di essere pulita da almeno 4 anni. “Il passato è il passato: mi hanno guardato la bocca come chi, ancora, si rifiuta di darmi un lavoretto da cameriera perché non presentabile”.

Chiede le elemosina al pari di Marko e Graziel (foto) suoi compagni di ponte e ringrazia “il buon sarto Antonio” per l’euro giornaliero, impossibilitata nel lavoro da un’ernia che le blocca la schiena e a chi la invita ad “andare a raccogliere pomodori” risponde con un sorriso. All’Oasi ogni tanto ci va, almeno per la mensa, anche se ci racconta che è piuttosto difficile rimanerne soddisfatti.  Elisa soffre di insonnia e di epilessia: “Ho bisogno di medicine, non so dove andare. Qui certamente nessuno può vivere bene a meno che non lo faccia per scelta”. Presto compirà 33 anni, un compleanno amaro: “A Pasqua mi crocifiggeranno, speriamo, per porre fine a questo martirio”. Si siede in riva al fiume in compagnia della cagnetta Chiara e lo ascolta fluire, assieme ad altre storie di invisibili e che van verso il mare.

 

admin

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>