• sabato 29 Febbraio 2020

Padre Fedele è tornato: “Rivoglio la mia Oasi”

admin
Gennaio22/ 2013

(video di Gabriele Fabiani)

di Matteo Dalena

Padre Fedele è tornato e rivuole la sua Oasi. Di rientro da una sfortunata missione nel continente nero, il monaco è estremamente convinto di poter tornare nella struttura da lui stesso fondata e dalla quale manca dal 23 gennaio del 2006. “C’è una piccola finestrella dalla quale posso entrare – ci spiega l’ex francescano – è dalla parte di sopra, non è stata accatastata e appartiene ancora agli eredi Miceli – Bilotti e uno di loro ha ceduto una parte a Bisceglia Francesco, che ora da questa finestrella vuole entrare”.

Il religioso, non l’ha mai nascosto, ce l’ha con gli attuali amministratori della struttura di Via Asmara, brandisce carte e se la prende con i soldi che girano davanti alla struttura, chiedendo che ritorni una gestione più vicina alla cultura francescana: “Sono fondi che arrivano dalla Regione – spiega Padre Fedele – che per ogni povero dà 31 euro al giorno. Questi soldi vengono investiti malamente con troppe spese inutili di chi le gestisce. Quando lo facevo io non solo non prendevo nulla di stipendio, ma destinavo direttamente la mia pensione all’Oasi come adesso la devolvo interamente al Paradiso dei Poveri”.

A parte le invettive e gli ammonimenti a sfondo religioso è il Padre Fedele di sempre. E come sempre, quando parla di Africa, gli si illuminano gli occhi. “Quest’anno ho dovuto anticipare il rientro. Sono stato dapprima in Congo Brazzaville dove abbiamo una clinica e una bambina che ha dieci anni. Ma in Repubblica Centrafricana ci sono stati problemi”.

Nel paese centrafricano ricco di uranio, oro, diamanti e petrolio, sono attualmente in corso trattative tra il primo ministro Nicolas Tiangaye, recentemente nominato dal presidente François Bozizé e l’esercito ribelle facente capo alla coalizione “Seleka”, composta da vari movimenti armati provenienti in prevalenza dal Nordest. Tra dicembre e gennaio i guerriglieri erano in marcia verso Bangui reclamando le dimissioni del presidente, la transizione politica fino al 2016, il disarmo e la verità sulla morte di uno dei loro capi Charles Massi. Proprio in quei giorni Padre Fedele si trovava al centro della polveriera: “A Bangui dovevo inaugurare un centro per bambini malnutriti e un refettorio dei poveri costruito dal radiologo Giovanni Perri e in più completare la casa di Jean Paule, un ragazzo africano che è stato con noi quattro anni, molto amico degli ultras e venuto a mancare lo scorso anno. Proprio loro mi avevano consegnato 1.500 euro per completare la struttura e invece sono stato oggetto di una ruberia. Dopo averli cambiati, li ho messi in una borsa e me ne hanno rubati 500. Purtroppo non sono più giovane come una volta e anch’io sono distratto, poi mi avvicinano tutti quanti chiamandomi Papà Noel, ma ce l’ho più con quanto si rubano i politici italiani”.

Un Natale trascorso in solitudine e preghiera, lontano dalle strade della sua Cosenza ma col pensiero fisso ai “veri poveri della città”, quelli del Ponte Europa (qui). “Anch’io ho vissuto sotto quel ponte, sono stato lì da settembre a dicembre dello scorso anno e ho dormito con loro. Non voglio fare il superuomo ma a me piace vivere con i poveri, è una missione che sento e per la quale il Signore mi ha chiamato. Conosco bene questa realtà: vivere sotto i ponti non è facile. Esistono tante case sfitte, tantissimi luoghi, cominciando dalla mia, dalla nostra Oasi Francescana”.

Un ostacolo al ritorno di “Padre F” – come lo avevamo ribattezzato in occasione di un nostro speciale – nell’Oasi potrebbe essere rappresentato proprio dalla sentenza di Cassazione che tra qualche mese chiuderà uno dei casi giudiziari più controversi e seguiti, proprio oggi sono sette anni dall’inizio di una vicenda giudiziaria che lo vede condannato a nove anni e tre mesi per violenza sessuale nei confronti di una religiosa: “Anche San Pietro e San Paolo ci sono stati e a San Giovanni Battista hanno addirittura tolto la testa, ma io alla mia età non posso andare in carcere“. Sembra aver perso la fiducia nella giustizia degli uomini quando chiosa: “Coloro che credono di vincere sulla terra, possono anche vincere, ma hanno già perduto altrove. Io penso che un religioso, una religiosa, un sacerdote, non può morire con un macigno del genere nel cuore. Con una metafora sportiva: può vincere la suora e perdere il frate, ma perde comunque la Chiesa”.

admin

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