• mercoledì 26 Febbraio 2020

CAMERINI | Brunori Srl: «Faccio il crac finanziario e scappo alle Cayman» (VIDEO)

Francesco Cangemi
Francesco Cangemi
Aprile03/ 2015

Lo spettacolo di Dario Brunori è bello. Punto. Fine della recensione. Dovrebbe svilupparsi semplicemente così il racconto della data cosentina di Brunori Srl, una società a responsabilità limitata – Canzoni e monologhi intorno alla trasformazione di una società che ha visto la Sas divenire una Srl con una evoluzione che non è ludicamente societaria ma artistica. E’ difficile raccontare un concerto/spettacolo che ha fatto ridere, emozionare e cantare il pubblico dall’inizio alla fine e non solo perché Dario torna a casa, a Cosenza in quel Rendano sul quale da piccolo chissà quante volte avrà fantasticato insieme a pensieri su donnine e a concerti rock; lo show di Brunori ha strappato applausi da Milano a Catania.

La standing ovation del Teatro Rendano (foto fb ufficiale Brunori Sas)
La standing ovation del Teatro Rendano (foto fb ufficiale Brunori Sas)

Per capire tutto ciò bisognerebbe vederlo questo spettacolo, lo spettacolo di quella che è diventata una piccola orchestra pronta a fare il grande salto verso la Spa (come racconta nella nostra intervista esclusiva dove “confessa” l’intenzione di farsi quotare dalla Consob per poi frodare gli italiani), una piccola orchestra dove ognuno fa quello che sa fare ovvero suonare bene mentre l’imprenditore di Joggi si scopre mattatore degno di quell’immaginario anni Ottanta/Novanta in cui è cresciuto. Brunori “as himself” è un po’ Gaber, un po’ Benigni, un po’ piazzista, un po’ presentatore di Fantastico e, perché no, anche un po’ Totonno Chiappetta che chissà quante volte avrà visto da bambino. Già l’infanzia. Dario prende in giro sé stesso, il suo passato, racconta i luoghi che lo hanno visto crescere proprio davanti alla madre (che i suoi fan hanno ormai imparato a conoscere come Mammarella Sas), di cui non esita a raccontare aneddoti che riguardano il loro rapporto, quello con il fratello, con gli altri parenti. C’è il ricordo scherzoso e allo stesso tempo commovente di un padre che non è più con lui da troppo tempo ed è proprio con la sua morte che Brunori ha deciso di diventare uomo, di crescere (parole sue), di non perdere un minuto della propria vita. Complimenti, perché se questo era l’obbiettivo di quella promessa c’è riuscito ampiamente.

Vedendo il cantante che si tramuta da cantautore a cantastorie c’è la paura che la musica possa passare in secondo piano ma siccome stiamo parlando di una delle realtà più interessanti del panorama contemporaneo del Bel Paese il problema non si pone nemmeno. Dario Brunori è un Francesco De Gregori 2.o, più leggero e leggiadro del collega romano ma il timbro della sua voce ricorda l’autore di Alice e Generale così come lo ricorda quando imbraccia la sua chitarra. Non un clone, non una imitazione perché Brunori è nuovo al 100% ma nella gara a chi vuole accostarlo a Rino Gaetano piuttosto che a Battisti, a “trionfare” è proprio quel De Gregori che ha cantato della Leva calcistica del ’68 mentre Dario narra le vicissitudini di quella datata ’88. Accanto a lui sul palco gli ottimi Dario Della Rossa, Stefano Amato, Simona Marrazzo, Mirko Onofrio, Massimo Palermo e la new entry Lucia Sagretti. Il pubblico è ingordo di canzoni, è mai sazio nel sentire successi come Fra milioni di stelle, Come stai (bellissimo il nuovo arrangiamento), e ovviamente Guardia ’82, la canzone che lo ha reso famoso e che lui mette a paragone con De André prendendosi in giro (“Che degrado dei tempi – dice Dario – lui scriveva poesie e i miei versi più famosi sono Na na na na…”). C’è spazio per i brani del Cammino di Santiago in taxi con Kurt Cobain e Arrivederci tristezza che svettano su tutti. Il sipario si chiude troppo presto anche se lo spettacolo dura più di due ore, l’impresa continua il viaggio che la porterà, presto (oltre al live tribute ai Cccp e al loro ultimo album  Epica, etica, etnica, pathos), a diventare la holding che merita di essere.

Francesco Cangemi
Francesco Cangemi

Giornalista pubblicista che ama definirsi cantore della modernità e signor Wolf in salsa bruzia. Prima che nelle redazioni ha bazzicato per qualche anno nel teatro come attore e con qualche esperimento alla regia ma poi, per fortuna, ha smesso. Ha scritto diversi racconti ma molti sono ancora nella sua testa e ha collaborato a smisurate cose. Ah sì... ogni tanto parla in terza persona...

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