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Morra: “Qui sistema feudale e dinastico”

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Maggio02/ 2013

morra - manuela bevacqua

di Gabriele Fabiani

Napolitano ha da poco annunciato la formazione del governo Letta quando nella Biblioteca Corrado Alvaro di Castrolibero entra il senatore

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del Movimento 5 Stelle Nicola Morra. L’occasione, una delle primissime uscite pubbliche nel suo territorio dopo la sua elezione in Senato, è la presentazione del libro di Manuela BevacquaPartiti… e mai tornati” (Edizioni Periferia). Al tavolo dei relatori insieme all’autrice, Anna Canè (Bibliotecaria e moderatrice della serata), Marco Porcaro (Presidente di Castroliberamente), Matteo Dalena (Storico e poeta). A fare gli onori di casa il sindaco di Castrolibero Orlandino Greco.

L’autrice solleva un tema molto attuale e delicato che riguarda l’analisi sul fallimento dei partiti. Una discussione ancora apertissima sulla partitocrazia ed il suo declino. In sala, da una parte Morra, che da professore del Telesio a senatore rappresenta l‘incarnazione istituzionale della messa in discussione del sistema dei partiti, dall’altra Orlandino Greco, che della concezione della politica come nobile mestiere è figlio. Nel suo intervento, Greco, rivendica quel ruolo che la politica ancora svolge attivamente attraverso la vita quotidiana, quella buona politica che ascolta, agisce e reagisce. “Troppo facile – dice Orlandino Greco – scaricare tutto con l’antipolitica. Troppo facile dare la colpa della crisi alla politica, io penso che la crisi non sia della politica ma del politico singolo e che per uscirne l’unica cosa sia fare e non soltanto dire o urlare”. Il sindaco continua nel suo intervento a sottolineare che gli esempi di una politica funzionante ci sono, specialmente nei centri come Castrolibero dove a suo dire i contatti con le persone sono quotidiani e prolifici.  Non crede insomma, che a risolvere la crisi economica e sociale possano essere ad esempio le “quirinarie” proposte dal M5S. “La democrazia non è votare su internet”. Lo dice chiaro e tondo.

Dall’altra parte risponde Morra, iniziando col definire “sistema feudale e dinastico” quello di cui il mezzogiorno e i territori Cosentini sono tutt’oggi vittime. Morra elenca le numerose famiglie simbolo di un potere politico ereditario che a suo dire non proietta il nostro territorio nel secolo nuovo ma lo arretrano e soprattutto ledono il diritto della pari dignità e di democrazia. “La democrazia – spiega Morra – è nata nella polis ateniese e ha sperimentato la difficoltà dello stringere relazioni conservando egual dignità fra gli attori”. Ma la democrazia per Morra è soprattutto l’alternanza nel governare, il lasciare agli altri il diritto di provarci e cercare di cambiare le cose, fare meglio. “Il sud e l’Italia hanno bisogno di cambiare, di una classe politica più giovane e non di una gerontocrazia che tende a mantenere i privilegi che nel tempo ha ottenuto”. Il dramma per Morra non è tanto il futuro, ma il presente. E proprio alla percezione del presente è legato il successo del M5S, che ha incamerato in sé l’attenzione per le problematiche vere di cui soffrono gli italiani quotidianamente. Entrare nel “palazzo” per scardinare “chi sostiene che la politica sia amministrazione, quando invece è altro; è sogno, progettazione, realizzazione” in nome del popolo sovrano. Insomma Nicola Morra ribadisce senza ripensamenti la strada intrapresa dal Movimento 5 stelle.

La partitocrazia per il senatore 5 Stelle è terminata con un fallimento, quello descritto abilmente nel libro di Manuela Bevacqua. Un lungo addio “partito venti e forse più anni or sono e che ci ha portato dai partiti di massa alla massa dei partiti, dal politico di professione al parlamentare della porta accanto”.

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