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Lsu-Lpu, sindaci del Cosentino pronti alle dimissioni

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Novembre19/ 2013

lsu castiglione

di Gabriele Fabiani

Primi cittadini pronti a restituire le fasce tricolori al Prefetto di Cosenza. La vicenda dei precari Lsu-Lpu calabresi tiene banco e attualità ad ogni livello della regione e a Castiglione Cosentino si è riunita una delegazione di sindaci della provincia cosentina per discutere e promuovere soluzioni a riguardo. Sono stati autorizzati a partecipare all’assemblea anche i lavoratori precari appartenenti alla categoria trattata. Sostanzialmente il problema sollevato dai primi cittadini è che gli lpu-lsu, nati come lavoratori socialmente utili e poi utilizzati come veri e propri dipendenti pubblici, una volta “licenziati” concretizzerebbero una paralisi nell’attività dei propri Comuni, nei quali lavorano dai due a decine di unità.

Di fronte alla platea di lavoratori precari i sindaci non hanno mostrato tentennamenti nel minacciare di consegnare le proprie fasce in Prefettura, come segnale forte del loro appoggio alla causa. Si sono susseguiti negli interventi il Sindaco di Castiglione Cosentino, di Rovito, di San Vincenzo la Costa, di Montalto, di Zumpano, Pedace, Santa Sofia d’Epiro e sono intervenuti anche rappresentanti di Luzzi e Rose; tutti si sono dimostrati concordi nel dimostrarsi pronti a rassegnare le proprie dimissioniLo faranno nel caso in cui non venisse autorizzata la manifestazione a Roma per il 21 novembre e a patto che a dimettersi siano tutti i sindaci del comprensorio. Un passo avanti ed al contempo uno indietro, potremmo dire.

E’ intervenuto nel dibattito anche il sindacalista Uil Gianvincenzo Petrassi che ha attaccato il governo della regione Calabria con cui erano stati stipulati degli accordi verbali che puntualmente sono stati disattesi. A quanto pare il pagamento di due mensilità promesso dal governatore Scopelliti nei giorni scorsi è stato ridimensionato con una circolare arrivata ai Comuni in cui si parla del pagamento dei soli sussidi per le due mensilità.

lsu castiglione 2

In tutto questo trambusto si aspetta, si attendono le decisioni ed i segnali da parte della stessa classe politica, che da decenni fa della tematica un cavallo di battaglia senza porvi rimedio. I lavoratori si sentono ancora una volta presi in giro, e a complicare l’obiettivo della loro stabilizzazione c’è la resistenza di una parte di opinione pubblica che storce il naso rammentando che questa categoria di lavoratori non è nata per essere stabilizzata e diventare quindi dipendenti della pubblica amministrazione a tutti gli effetti, ma per “partecipare ad iniziative di pubblica utilità limitate nel tempo per soggetti svantaggiati”. Spesso è citato l’art. 97 della Costituzione che sancisce “l’obbligo di accedere agli impieghi nelle Pubbliche Amministrazioni mediante concorso”.

Punti di vista che emergono in una concitata vicenda dove comunque nessuno può negare il giusto compenso a persone che hanno lavorato in questi mesi e che da agosto 2013 non vedono un euro. I lavoratori che attendono risposte dalle istituzioni minacciano di consegnare le loro tessere elettorali rivendicando un diritto, quello al lavoro, e rivendicando le mensilità non corrisposte. La prospettiva peggiore è quella che, malgrado mobilitazioni e scioperi, il 31 dicembre 2013 data di scadenza del contratto, vedrebbe cinque mila Lpu-Lsu rimanere casa senza lavoro.

Sarebbe di certo l’ipotesi peggiore.

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