• venerdì 10 Luglio 2020

L’AVVELENATA | Un bidone sotto ogni nostro ulivo

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Febbraio11/ 2014

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Anche se sono calati i fari sull’arrivo di armi chimiche nel porto di Gioia Tauro, l’eco mediatica sull’avvelenamento della Calabria continua a crescere. Dopo l’acqua nel Vibonese su Striscia la Notizia e gli impianti chimici di Crotone a Le Iene tocca a Presa Diretta occuparsi dei veleni interrati nel Reggino. La trasmissione di Riccardo Iacona ha un valore giornalistico completamente diverso dalle altre due in onda sui canali Mediaset; anche se registra dati d’audience diversi affronta il problema a 360 gradi, raccontando l’Italia unita dalle scorie.

Per quanto riguarda la Calabria, sono state raccontate le inchieste più spinose sull’interramento di scorie radioattive nei terreni e in mare. Si è parlato di Africo, ad esempio, dove si muore di cancro più di ogni altra zona della regione Calabria e quasi tutti vivono nella stessa via: Via Giacomo Matteotti. Si è spiegato che negli anni ‘90 si sospettava che in Aspromonte la ’ndrangheta sversava rifiuti tossici radioattivi, e che ad indagare fu il capitano Natale De Grazia, principale consulente della D.I.A. Reggio Calabria su indagini sversamenti rifiuti tossici in Aspromonte e navi di veleni. Si è ricordato che il cap. Natale De Grazia indagava su navi piene di rifiuti tossici affondate a largo della Calabria ma il 12/12/95 dopo aver consumato un pasto in un autogrill della Salerno – Reggio venne avvelenato con il cianuro… si è ribadito che con la morte del capitano Natale De Grazia sono finite le indagini sul traffico di rifiuti tossici in Calabria, ma non sono finiti i veleni. Risalendo fino alla Piana di Gioia Tauro, quella interessata in questi giorni dall’arrivo della nave della morte, la troupe di Raitre si è soffermata sulla galleria Limina della ss106 Ionica, all’altezza di Cinquefrondi, che ha muri spessi 4 metri con picchi altissimi di radiottività.

Poi il dialogo inedito intercettato dagli investigatori nell’aprile del 2008, nell’ambito dell’operazione “Saggezza”, coordinata dalla DDA di Reggio Calabria, che ha portato all’arresto di 39 esponenti di spicco dei clan della Locride e dei dintorni. La conversazione è contenuta tra le oltre 2mila e 400 pagine dell’inchiesta. A parlare sono Vincenzo Melia ed il suo consigliere Nicola Romano. Romano la sera precedente ha ricevuto la visita di una altro elemento dell’organizzazione, Nicola Nesci, preoccupato dalle notizie sulla possibile presenza di una fonte radioattiva nella zona. Romano, nel riportare il dialogo a Melia, ricostruisce la storia dei rifiuti tossici interrati in Aspromonte e nella piana di Gioia Tauro negli anni ‘70, con tanto di nomi, date e località.

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ROMANO : “Sospettano una fonte radioattiva sotterrata nei piani

MELIA: “Sulla montagna?

ROMANO: “Si’. loro dicono nel 1971… c’erano altri, erano i tempi dei Filippone, di Peppe Barillaro… i Piromalli, erano loro che portavano queste cose. Hanno atterrato queste cose nella montagna. Li’ a Gioia Tauro ne hanno atterrati, dio ce ne liberi di quanti ne hanno atterrati! Dice che stanno scoppiando, questi inquinano falde d’acqua, e’ pericoloso il discorso.Vi siete fatti i sequestri… siete nella droga… ma queste cose qua… guardate che non sono perdonabili per nessuno! Perche’ qua e’ una distruzione di paesi, di famiglie… tutti con la leucemia… leucemia… ragazzini di 6 anni, 7 anni…si beve a casa, abbeverate l’orto, si beve l’acqua, ci mangiamo la carne! Oggi per gli abusi che hanno fatto… dovrebbero solo mettersi una corda al collo!A Gioia Tauro dicono che sotto ogni albero d’ulivo c’e’ un bidone!”

 

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Il collettivo Mmasciata è un movimento di cultura giovanile nato nel 2002 in #Calabria. Si occupa di mediattivismo: LA NOSTRA VITA E' LA NOTIZIA PIU' IMPORTANTE.

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