• martedì 4 Agosto 2020

L’AVVELENATA | La Presila paura non ne ha

adminwp
Febbraio21/ 2014

 

dai nostri inviati

Il blocco stradale del presidio ambientale presilano è stato rimosso dall’accesso alla discarica di Celico, ma ha potuto per la prima volta visitare la struttura insieme ad un funzionario di pubblica sicurezza. Così avverrà per tutta il periodi di emergenza. Ha quindi trasferito più che altro nelle stanze della Procura la sua lotta per la tutela del territorio dopo sei giorni e cinque notti di sit-in sul campo. fino a venerdì mattina il polo industriale chiamato a rispondere all’emergenza rifiuti calabrese è stato reso inaccessibile ai mezzi pesanti con un presidio pacifico molto partecipato iniziato domenica 16 febbraio. Giornate storiche per questo territorio, che dopo anni di soprusi non ha accettato di ricevere l’indifferenziata di altri territori nelle proprie montagne, anche perché qui si è fra i pochi nel Meridione a realizzare invece tassi media di differenziata sopra al 60%.

Per rispettare l’ordinanza regionale di conferimento di rifiuti indifferenziati in questo impianto di proprietà privata, fra l’altro sprovvisto di rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale, si sono disposte misure di sicurezza eccezionali. Alle 9 del mattino due mezzi blindati della polizia, una dei carabinieri e una della guardia di finanza ha portato fra le Termopili di Celico circa cinquanta uomini equipaggiati per fronteggiare la guerriglia urbana. Davanti a loro hanno però trovato sindaci, donne, bambini, invalidi e tantissimi giovani, tutti uniti dietro alla lotta del Comitato Ambientale Presilano. Seduti o in piedi con le mani alzate, sapendo di schierarsi a tutela della salute pubblica, nessuno ha arretrato di un millimetro, nemmeno davanti alle minacce di denuncia e pene dai sei mesi ai cinque anni. Dopo una prima fase molto nervosa le persone hanno cominciato a parlare con gli uomini in divisa, spiegando le proprie storie, i tumori che hanno falcidiato intere famiglie. Impossibile non notare il disagio di molti tutori dell’ordine nel dover agire contro questa causa; dopo alcuni minuti sono stati fatti arretrare di qualche passo, senza casco addosso, come segnale distensivo.

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Intanto il dirigente della questura bruzia Alfredo Cantafora, brutto cliente del movimentismo cosentino, cercava di mediare con gli amministratori e i membri del comitato. Solo durante il lungo corso della mattinata, sotto la pioggia, veniva trovato un primo punto di incontro: membri qualificati del Comitato Presilano Ambientale hanno potuto verificare nel primo pomeriggio, insieme ad un ufficiale della polizia scientifica e al consigliere regionale Mimmo Talarico, lo stato degli autotrasportatori di rifiuti, facendo lo stesso subito dopo con le vasche dell’impianto della società Miga. Qualsiasi irregolarità riscontrata sarebbe stata trasmessa al capo procuratore di Cosenza Dario Granieri, a patto che i camion a norma fossero stati fatti passare dal presidio, questo l’accordo.

Risultato? Dei quindici giganti ferrati in fila sulla superstrada dalle prime luci del mattino, alle 15 e 10 ne sono rimasti solo due. Il blocco non si sposta almeno finché tutte le verifiche non vengono effettuate. Intanto la battaglia politica alla norma regionale approvata lunedì alla discarica si trasferisce in Procura, con esposti incrociati che arrivano dalle avvocature di associazioni, enti amministrativi e esponenti politici. Si cerca di ottenere il sequestro preventivo da parte della magistratura, ma alle 15 e 45 scade l’ultima proroga agli ultimatum; le barricate vengono rimosse da una ruspa e i due camion pieni di spazzatura vengono scortati alla discarica. I tecnici del Comitato Ambientale Presilano seguono tutta la procedura anche fino a dentro la discarica, come stabilito, in attesa di investire delle proprie osservazioni la magistratura.

Domani è un’altra lotta.      

twitter S. Alfredo Sprovieri

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