• domenica 12 Luglio 2020

RIMPASTI | Calabria, lettera a un assessore mai nato

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri
Luglio09/ 2015

di S. Alfredo Sprovieri

E’ giunta. Tre professioniste e quattro professori, il tressette di governo può ripartire dopo uno stallo amministrativo che se non fosse tutto calabrese avrebbe dell’incredibile. Facciamo il punto. Con un governo monco come la sua autostrada, la povera Calabria adesso vedrà giocarsi le sue sorti politiche su tre tavoli: uno a Roma, gli altri due a Reggio Calabria e Catanzaro. In questa ultima sede lavorerà il governo della regione, concentrata su sette nodi nevralgici come Bilancio e Programmazione; Economia; Gioia Tauro, Logistica e Sistema Portuale Regionale; Ambiente; Infrastrutture, Lavoro e Welfare; Pianificazione Territoriale. Gli eletti, s’intende quelli non esiliati dagli scandali, saranno confinati a Reggio Calabria, sede dell’assemblea meno legislativa d’Europa. Lì, sulle rive che guardano a Cariddi, si avvertirà più di un mal di pancia, potenzialmente capace di logorare l’azione di governo.

Come uscirne? Semplice, anche i più distratti dal caldo l’avranno notato: Beni culturali, Cultura, Turismo, Agricoltura, Istruzione, Ricerca e Innovazione sono i carichi da undici rimasti nel mazzo. Il presidente può tenerne qualcuno per sè e distribuire gli altri ai consiglieri regionali in modo che con un po’ di incarichi si salvaguardino gli equilibri – sempre più sottili di ciò che appare quando si stravince imbarcando tutti – di ciò che sta sopra il sottogoverno.

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Desolazione, lo spazio Calabria all’Expo di Milano.

Nonostante suoni un po’ troppo aziendale, il “consigliere delegato” lavorerà senza indennità e senza struttura, come previsto dalla faticosa riforma statutaria, potrà partecipare alle riunioni di giunta ma senza poter esprimere un voto. Non proprio un Padreterno (ché forse quello nemmeno basterebbe) insomma, ma questo passerà il convento di qui a poco, perciò guardiamo avanti e, siccome per deformazione e semplicismo diciamo Calabria e pensiamo a turismo e cultura, ci rivolgiamo al consigliere delegato alla Cultura e al Turismo, all’assessore mai nato:

Appena festeggiato il pennacchio, assessore mai nato, si faccia dare la registrazione o il resoconto dell’incontro tenutosi qualche settimana fa a Lamezia Terme, al cospetto dell’ex ministro Massimo Bray, un intellettuale che per visione e talento incarna la migliore opportunità persa dalla politica meridionale in questi anni. Qualcuno, merito a lui, quella domenica pomeriggio ha avuto l’idea di metterlo in relazione con il mondo dell’innovazione sociale calabrese. Stia tranquillo, se “innovazione sociale” può sembrarle una locuzione un po’ fumosa, non è lontano dal vero, perché garantiamo che di fumo nel settore ce n’è parecchio, ma il punto è che lì dove si trova la sostanza c’è il tesoro su cui investire per i prossimi anni.

Attrattori culturali innovativi, imprese sociali di successo, riscoperta di territori e di talenti attraverso esperienze sostenibili. Sono tante le storie che con nulla hanno fatto cose significative per questa terra in questi ultimi anni, molti giovani che non possono essere abbandonati. Se quel giorno fosse stato lì, e non è detto che ancor prima di nascere come consigliere delegato non ci fosse, avrebbe ascoltato il grido di dolore di chi regge in piedi la baracca culturale che tante pessime figure colleziona sperperando fondi comunitari. Operatori che danno posti di lavoro e proteggono e promuovono cultura, ma che non hanno alcun accesso al credito, che non possono dire la loro sulla programmazione degli investimenti comunitari, che non possono programmare le proprie attività e inserirle in offerte turistiche extraregionali perché i bandi sono sempre sbagliati e non escono mai in tempo utile, che non possono farne nulla di quegli stagisti formati nel settore pubblico che oggi convivono con la frustrazione di esser stati abbandonati, di esser stati parte di quel meccanismo che privilegia il finanziamento di mille sagre della ’nduja a scapito di un progetto che valorizza davvero i prodotti tipici.

Ecco infine svelato, egregio consigliere delegato, caro assessore mai nato, il timore di questa lettera. Quello che vede, dietro la decisione di lasciare ad un membro di questa non più credibile classe di eletti e non ad un tecnico con le mani libere materie come turismo e cultura, il pericolo che ancora una volta il tu-mi-voti-e-io-ti-pago-il-cantante-per-la-festa, nella terra che non declina i verbi al futuro, resti un destino ineluttabile.

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri

Un po' di tv e molta carta stampata in una vita redazionale precedente. Ogni tot scribacchino per le grandi testate italiane. Più montano che mondano, per Mimesis edizioni ha scritto "Joca, il Che dimenticato".

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