• mercoledì 22 Gennaio 2020

SORRIDI SEI IN CALABRIA | Far turismo senza vendere l’anima al Diavolo

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri
Luglio25/ 2015

Per dimostrare di poterne sapere una più del diavolo non si poteva scegliere posto migliore. Per costruire relazioni che funzionano bisogna costruire ponti, relazioni, infrastrutture che uniscono due cose separate e permettono una relazione, un passaggio. Il sacro significato originario del pontificare, oggi diventato per lo più parlare pomposamente del nulla cosmico. A Civita del Pollino, proprio affacciati sul magnifico Ponte del Diavolo che la leggenda vuole edificato in barba al Maligno per oltrepassare le gole dell’Alcalandros (antico nome del fiume Raganello) e raggiungere la Magna Grecia, si sono riuniti al calar del sole decine di operatori che in Calabria si occupano di turismo, cultura e innovazione. Nessun ringraziamento istituzionale, sedia o passerella e nessun tavolo dei relatori, solo una cassetta in cui inserire un biglietto da visita che, alla fortuita estrazione, consegnava il diritto a novanta secondi di relazione. Anche tutto questo un omaggio agli antichi significati del pons facere e della civitas un tempo lontano patrimonio comune di queste genti e di questi luoghi.

sorridi6incalabria2Una trentina di operatori provenienti da tutta la regione con il proprio bagaglio di esperienza e voglia di fare si sono succeduti al microfono davanti a una platea spontanea di un centinaio di persone, conoscendosi e confrontandosi sotto uno slogan provocatorio: “Sorridi sei in Calabria”, che presto vivrà anche online con un portale. Cosa ci sarà mai per sorridere in mezzo a così tanti problemi? Molte cose, si è scoperto offline, ed è da lì che si vuole ripartire per costruire qualcosa di concreto. Una cosiddetta buona pratica che scardini il concetto di quegli obsoleti convegni fiume che al massimo lasciano un libro con le chilometriche relazioni dei convenuti, di norma costoso molto e utile poco, almeno a chi la notte dorme lo stesso. Relazioni win to win che mettano in funzione infrastrutture neuronali e che si concentrino su cosa unisce, evitando di perdere tempo nel discutere di problemi che dividono e che sono noti e dibattuti senza soluzione da almeno un secolo. Questo è quello che in estrema sintesi è emerso intersecando i 90 secondi di molti intervenuti.

Giovani, giovanissimi e meno giovani, start up e imprese consolidate; resilienze, tornanze, arrivanze, tutte storie accomunate dalla nausea del lamento come categoria dell’esistenza, portate avanti da uomini e donne stanche di sentirsi stanchi e volenterosi di non sentirsi soli e osteggiati da un sistema patrigno, che ha dimostrato di voler poco bene a questa terra  o almeno a chi ha deciso di volerle bene. Un questionario analitico compilato da tutti è servito ad evidenziare le tematiche da affrontare nel secondo incontro, previsto in un luogo simbolo di un’altra provincia calabrese nella seconda settimana di settembre; lì, per come annunciato dal team di Viaggiart, si terrà un momento diverso da questo primo, con tavoli di lavoro orientati a disegnare democraticamente la strategia necessaria al raggiungimento di un obiettivo tangibile, concreto, una buona idea creata da un gruppo ampio di attori culturali; una roba obiettivamente inedita a queste latitudini. E senza vendere l’anima al diavolo.

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri

Un po' di tv e molta carta stampata in una vita redazionale precedente. Ogni tot scribacchino per le grandi testate italiane. Più montano che mondano, per Mimesis edizioni ha scritto "Joca, il Che dimenticato".

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