• martedì 2 Giugno 2020

Dalla Calabria all’Europa, la Sfera Pubblica resiste

Michele Presta
Michele Presta
Maggio08/ 2014
Il programma Erasmus dal 1987 ha portato circa 2 milioni e mezzo di giovani universitari a studiare in un altro paese
Il programma Erasmus dal 1987 ha portato circa 2 milioni e mezzo di giovani universitari a studiare in un altro paese

Come e dove si parla di cosa pubblica in Italia? A questa domanda ieri ha cercato risposte approfondite un vivace simposio sociologico moderato da Ercole Giap Parini dell’Università della Calabria. Il convegno ospitato dall’osservatorio sull’innovazione sociale si è tenuto a Cosenza, negli antichi fasti di Villa Rendano.

Per quanto riguarda il caso Calabria, sempre caso limite e per questo sempre interessante, ci ha pensato Massimo Cerulo, ricercatore in sociologia generale all’ Università di Torino e visiting resercher a l’Université Paris V “René Descartes”. Per rispondere al quesito lo studioso ha snocciolato le scoperte sociali contenute nelle ricerche condotte e pubblicate negli ultimi anni in fondo allo Stivale.

Ripercorriamole in breve.

Il cambiamento delle società e lo sviluppo tecnologico portano con loro anche cambiamenti nel modo di relazionarsi delle persone, va da sè. I tradizionali metodi di confronto vengono arricchiti da piattaforme tecnologiche come: forum,blog e chat. Quello che scopriamo però è che la comunicazione politica ancora non riesce a fare a meno dei caffè e dei saloon dei barbieri, storici luoghi di incontro nel passato e focolaio di informazione politica. A confermare il dato, racconta il sociologo, è proprio l’Istat.

Fino al 2010 infatti, c’è stata nell’Area Urbana della città di Cosenza un aumento di bar-caffè del 400%.

Se da una parte ci sono i bar-caffè e le piattaforme digitali, un ruolo d’assoluta importanza deve essere attribuito ai Luoghi terzi, già individuati nel 1989 dal Prof. Roy Oldenburg. Si tratta di luoghi a metà strada, come le libreire, ma anche luoghi dove la cultura non è propriamente di casa come le sale giochi. La salienza che li caratterizza è che sono luoghi informali dove ci sono interazioni diverse, si adottano diversi registri linguistici e si ottengono  infomrazioni attraverso delle conversazioni spontanee. Già nel 600 Jürgen Habermas osservava che si creavano delle sfere pubbliche come il caffè dove ceti differenti entravano in contatto e si spogliavano dei loro privilegi dando vita a conversazioni di essenziale importanza per la società. Questi luoghi sono anche palestre di virtù civica, ha dichiarato Cerulo, “ci costringono a smarcherarci dunque ad esporci quindi ad agire; completandosi in questo modo la partecipazione attivà del cittadino“.
E’ nei caffè e sulle piattaforme mediatiche che avviene quindi la costruzione del consenso. Il bar-Caffè è un luogo fortemente politico, è un luogo dove i politici prendono il consenso e lo usano come quartier generale. Esempio storico citato dallo studioso è Giacomo Mancini seduto alle porte del Gran Caffè Renzelli, oppure Cecchino Principe e figli che incontrano i loro sostenitori al bar San Paolo e dal barbiere di fronte. I due vecchi leader socialisti per decenni hanno dominato la scena del Cosentino anche in una sfera pubblica che ancora non conosceva i social media.

La sfera pubblica oggi però a nulla servirebbe senza le pratiche di resistenza civile. Cosenza e la Calabria sono in questo settore un laboratorio d’eccezione, almeno per quanto riguarda lo studio. Tanti gli esempi clamorosi di Sfera Pubblica citati da Cerulo in una terra che si dipinge sempre come addormentata, particolarmente simbolico il fatto che con gli esempi il cui cuore è nelle lotte ambientali per il bene comune, si parta dalla manifestazione “No ‘ndrangheta” promossa da un giornale nel 2010 e si arrivi all’occupazione di un giornale censurato dai poteri ai giorni nostri.

Sussiste il diritto e il dovere per i cittadini di informarsi e di discutere, con questo modo si controlla l’operato di chi gestisce il potere. È questa la linfa della democrazia”.

Conclude Massimo Cerulo.

Da sinistra: Loredana Sciolla, Ercole Giap Parini e Massimo Cerulo
Da sinistra: Loredana Sciolla, Ercole Giap Parini e Massimo Cerulo

La ricerca sociale è quel campo chiamato a introdurre nel dibattito pubblico elementi il più lontani possibile dagli stereotipi, e “la Calabria risulta molto condizionata dagli stereotopi”. A ricordarlo alla sala gremita è la sociologa Loredana Sciolla, professore di Sociologia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino e già direttore del Dipartimento di Scienze sociali della stessa università nonché direttore della “Rassegna Italiana di Sociologia” per due trienni.

L’evoluzione del continente europeo nel dibattito pubblico al momento è segnata solo da termini negativi come deficit e questione democratica. Secondo la studiosa piemontese il problema di deficit democratico è un problema non solo di rappresentatività democratica, ma di impressione che l’Europa  da di se stessa. Assissere ad un elitismo autoreferenziale o federalismo tra esecutivi comporta la mancanza del consenso popolare e il nascere di movimenti antieuropei nemmeno compatti in un fronte comune. In Europa bisogna invece convivere con il pluralismo, innescare un meccanismo di solidarietà per estranei come strumento per abbattere qualsiasi tipo ti barriera.

Dalla Calabria all’Europa invece tutto ciò che sta cambiando parla una lingua giovane, e i profondi cambiamenti in atto iniziano a vedersi. Un esempio efficace già da anni? Il programma ERASMUS.

Dati alla mano, la Sciolla spiega come l’Europa assiata, quasi inconsapevolmente ad un mutamento di socializzazione delle giovani generazioni che è sostanzialmente uguale in tutta Europa grazie ai programmi di mobilità studentesca come L’Erasmus e la solidarietà tra gli stranieri con piattaforme virtuali come cauchsurfing.org dove in buona sostanza si può trovare ospitalità fra sconosciuti in tutte le città europee.

L’esperienza Erasmus è una sorta di formazione all’educazione sentimentale di una società cosmopolita.
L’Europa non è moneta ma capacità di aver creato la pace, ossia capacità di stare l’uno con l’altro.

Questa l’efficace chiosa della professoressa.

Michele Presta

Michele Presta
Michele Presta

Dei mitici anni 90 ho poco,anzi niente. Studio giurisprudenza. Rincorro notizie.Twitto in maniera compulsiva. Un pochino di carta stampata e tanto web. Mi incuriosiscono le etichette dei vini. Odio la macchina al punto che ascolto IsoRadio anche quando devo andare al bar a bere un caffè. TW@michelepresta

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