• giovedì 1 Dicembre 2022

Giancarlo Siani, nessuno dimentichi il suo cuore

admin
Settembre23/ 2012

giancarlo-siani-ucciso-dalla-camorra

di Massimo Cerulo

Dieci colpi di pistola. Non uno di meno. Dieci colpi di pistola per assicurarsi che quella voce non si sarebbe più ascoltata. Che quelle dita non avrebbero più battuto su una macchina da scrivere. Che quelle orecchie semi nascoste dalle ciocche di capelli non avrebbero più carpito parole blindate. Che quel cervello non avrebbe più riflettuto, non si sarebbe più posto domande, non avrebbe più svelato quello che tutti sapevano ma nessuno osava dire. Che quel giornale non avrebbe mai più ospitato quel nome.

Eppure era un ragazzo di pace. Che una volta, a Roma, dal fratello si fece dipingere il volto di bianco e disegnare sulla guancia proprio il simbolo anarchico della pace. Era un ragazzo innamorato: della vita, dei sentimenti, della sua terra e di quel lavoro precario da cui era mosso, patito, agito. Sì, era la passione che lo guidava. Che lo spingeva a scrutare l’orizzonte andandoci incontro, a scavare nel torbido delle relazioni politiche fiorenti alle pendici del monte Faito, ad utilizzare quella parola innominabile: camorra. Pronunciarla, scriverla, utilizzarla nella sfera pubblica: proprio come un “giornalista giornalista” e non un “giornalista impiegato”. O come un “abusivo”, definizione coniata da Antonio Franchino, sottolineando come la sua situazione di precariato di quel ragazzo (collaboratore volontario, non iscritto all’Ordine e, ufficialmente, non ancora assunto come “praticante”) abbia paradossalmente rappresentato la sua inesauribile energia quotidiana.

La sera del 23 settembre del 1985 aveva 26 anni e un immenso cuore. Credeva nell’importanza della sedimentazione dei sentimenti, nell’amore vero, nella devastante potenza delle parole, nell’etica del giornalismo, nel senso del dovere. Era convinto che raccontare la vita quotidiana così come la vedeva, senza cedere a giustificazioni o edulcorazioni di varia natura, potesse aiutare i cittadini a comprendere meglio la società in cui si viveva. E sperava che si potesse cambiarla, denunciando brogli e traffici illeciti, organizzazioni mafiose e forme diverse di stupri del territorio. Credeva nella giustizia, nella forza dell’etica, nella solidarietà civica. In fondo, continuava a sperare nello Stato, anche se in quelle terre non lo si vedeva da tempo.

Era un sognatore, ma con i piedi ben saldi nella realtà. Sognava un mondo diverso e provava a costruirlo ogni giorno: perché le parole illuminano e possono svegliare i cittadini dormienti. Perché non ha mai taciuto di fronte alle ingiustizie. Perché lui, pur con quel suo fisico esile e fragile, non ha mai avuto timore di far sentire il battito del suo cuore.

Ogni mattina, quando attraverso via Chiatamone e passo davanti all’ingresso della sede napoletana del “Mattino”, penso a lui.

A lui, che aveva talento, stoffa, intuito e coraggio.

A lui, che dal suo direttore era stato notato ma non ancora promosso.

A lui, che era giornalista di cuore.

Che nessuno perda di vista il suo indelebile insegnamento di coraggio e impegno civile.

Si chiamava Giancarlo Siani. Che nessuno dimentichi questo nome.

 

admin

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>