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Quei finti sbirri volevano bloccarmi il pc

admin
Novembre21/ 2012

Devo scrivere e poi stampare un documento urgente ma oggi il mio computer non vuol saperne. Me l’hanno bloccato, sono scosso perché visualizzo una schermata davvero preoccupante. In alto a sinistra campeggia il logo della Polizia di Stato, con scritto: “Unità di analisi sul crimine informatico”.

Di cosa sono accusato? Il lavoro del mio pc è stato temporaneamente sospeso perché vi hanno rilevato segni della cosiddetta “cyberattivita vietata”. Ovvero, questi signori di punto in bianco, un pomeriggio in cui vado di gran fretta, mi accusano delle seguenti trasgressioni: diritto d’autore, produzione pornografica anche con minorenni, popolarizzazione del terrorismo, “malusanza” del computer con risultati gravi, gioco d’azzardo. Siccome non sono terrorista, biscazziere o produttore di filmini hard e la cosa comincia a puzzarmi, leggo oltre: laddove mi viene offerta una via d’uscita.

Secondo un fantomatico decreto vigente nella repubblica di Bananas mi informano che tutte queste trasgressioni alla legge che potrebbero inguaiarmi penalmente, possono essere “riviste” a patto del pagamento di una multa di 100 euro, una modica cifra pagabile attraverso il sistema Ukash o Paysafe. In pratica dovrei recarmi in determinati punti vendita ad acquistare un voucher, inserire il codice in un apposito box e il gioco è fatto: il mio computer sarà di nuovo libero.

L’italiano alquanto dubbio e improbabile dello scritto mi spinge a cercare però, con il mio i-phone, informazioni su come uscire da questo imbroglio. Ne leggo di tutti i colori. Mi sono imbattuto in un bel virus conosciutissimo in rete e rilasciato già da più di un anno, con qualche variante, da un pirata informatico nell’intento di truffare gli ignari utenti che incappano nella pagina web. Il virus innesca un pop-up automatico che comporta una sequela di input dannosi che impediscono il normale utilizzo del computer.

Se questo virus fosse capitato sul pc di mia mamma o di mia nonna l’esclamazione sarebbe stata: “Oddio paghiamo che è meglio”; mio padre trovandolo sul suo portatile avrebbe senz’altro chiamato un tecnico con un sicuro esborso per la rimozione; siccome è capitato ad una persona con un minimo di dimestichezza e contezza su ciò che avviene nella grande rete, è bastata una semplice ricerca per rinvenire all’antidoto, che va somministrato in questo modo:

1.  spegnere il computer e farlo ripartire in “modalità provvisoria” tenendo premuto (per la fase di accensione) il tasto “F8”;

2.  cliccare con il mouse su START (oppure AVVIO o ancora sull’icona di Windows) posto in basso a sinistra della barra delle applicazioni;

3. all’apertura del menu a tendina verticale fare clic su “Tutti i programmi”, così da aprire l’elenco dei software installati;

4.  cercare la cartella “Esecuzione automatica” e, una volta individuata, fare clic con il mouse sull’icona corrispondente;

5. sullo schermo viene visualizzata la lista dei programmi configurati per essere avviati automaticamente all’accensione del computer senza intervento di chi è alla tastiera;

6. dovrebbe apparire, tra gli altri, il file “WPBT0.dll” oppure un file con nome identificativo del tipo “0.< una serie di altri numeri >.exe” (il file si può presentare in altre varianti sintattiche);

7. selezionare il file ed eliminarlo con il tasto “CANC” oppure “DEL” o spostando il file nel cestino presente sul desktop del computer;

8. selezionare con il mouse il “cestino” sul desktop e fare clic con il tasto destro all’apertura della finestra in corrispondenza del cestino, selezionare “svuota cestino” così da procedere alla definitiva eliminazione del malware;

9. spegnere il computer e riavviarlo normalmente, così da poter constatare l’effettivo ripristino del regolare funzionamento dell’apparato a disposizione; 10. provvedere all’installazione (e al costante aggiornamento) di un programma antivirus che possa preservare da futuri analoghi inconvenienti.

Matteo Dalena

admin

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