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Rossano, Vendola: “La grande opera sia la sicurezza”

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Novembre25/ 2012

di Mariarosaria Petrasso

Non capita spesso che si chiuda una campagna elettorale in una città del Sud, per questo noi ci siamo. Del resto è un’Italia al contrario quella che immagina Nichi Vendola in una piazza Prefettura di Bari che fatica a riempirsi di un sabato sera che registra le ultime battute prima del voto delle Primarie del centro-sinistra. Un Nichi con l’aria preoccupata quando apprende dell’ incidente ferroviario di Rossano, si chiede come sia stato possibile e coglie l’occasione per ricordare la necessità di una manutenzione del territorio di un Paese che “inciampa sulle sue criticità, che non riesce ad immaginare che la messa in sicurezza del nostro territorio debba essere la prima e vera grande opera“.

Nichi è il solito Nichi. In apertura abbraccia il popolo palestinese e poi inizia la discesa in un’Italia che “non ha più un racconto condiviso“, nel gioiello Puglia esempio da cui copiare, dove è stato realizzata un’opera di stabilizzazione lavorativa in diversi settori, dalla sanità con le cooperative che “talvolta puzzavano di malavita” alla creazione di distretti produttivi nell’industria.

Ne ha per tutti il governatore pugliese. Per la Cancellieri che manganella gli studenti quando invece “i giovani che si ribellano sono un miracolo“, per Bersani e Renzi che non sanno spiegare la necessità dei tagli alle finanze della scuola e dei trasporti, per quel Berlusconi che si agita nelle sue parole come fosse ancora un pericolo ancora imminente, dopo essere stato responsabile “dell’impoverimento culturale e morale degli ultimi vent’ anni italiani“.

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E poi, nel suo fiume di parole ricercate che più volte accende la piazza, continua la fotografia di un Paese che non dà il voto ai migranti di seconda generazione, che si macchia ogni giorno di femminicidio, di carceri piene di “poveri Cristi“, di violazione dei diritti degli animali e dissesto idrogeologico. È un candidato premier che ricorda l’adolescente suicidatosi a Roma, ma non dice mai la parola omosessuale. Così come non la pronuncia il suo compagno nella clip pre-comizio, modalità first lady americana.

Il Vendola di Bari è lo stesso sognatore che parlava dagli scranni dell’aula magna dell’ Unical, che quando c’è da avere un progetto per un Paese alla deriva lo sogna capace di innamorarsi ancora della sua bellezza. Una “rivoluzione gentile” fatta attraverso il volto dei lavoratori ma che non parla di politica economica, di welfare pur citando l’eco del reddito minimo garantito e suscitando la vergogna della piazza a proposito di malati di Sla e taglio dei fondi per l’assistenza ai non autosufficienti. Un Nichi che denuncia ma che propone poco se non la citazione del suo modello Puglia, che vuole esportare all’intera nazione. Chiude con la citazione evergreen di Dante e Bella Ciao. Ma la sigla, tra abbracci ai ragazzi reclutati nella piazza che per tutto il tempo sono rimasti sul palco, è un’irriverente Lady Gaga.

Per l’immaginato Paese moderno che vorrebbe scostarsi da un passato un po’ troppo retrò.

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