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Nel porto di Gioia Tauro le armi chimiche siriane

adminwp
Gennaio16/ 2014

porto gioia tauro

Le armi chimiche del regime siriano viaggiano verso il porto di Gioia Tauro. Da settimane si rincorrevano le voci del loro scalo in Italia. Nessuno vuole nel suo porto armi chimiche, sebbene sia stato assicurato che le operazioni di trasbordo avverranno, presumibilmente i primi di febbraio, nel pieno rispetto delle procedure di sicurezza, cioè senza attracco sul suolo. Il porto calabrese, come anticipato nei giorni scorsi dal Corriere della Calabria, si è presentato come quello meno “problematico”.

I 1500 container dovranno essere trasferiti su una nave americana, proprio durante lo scalo italiano. Non si sa di preciso quanto le navi rimarranno nelle nostre acque territoriali e preoccupano le tensioni e le manifestazioni che potrebbero crearsi in seguito all’arrivo della nave. Nei giorni scorsi sono infatti state citate – ma mai in modo ufficiale – Brindisi, Gioia Tauro, Augusta e due località sarde, Cagliari e l’isola di Santo Stefano, ex base americana nell’arcipelago della Maddalena. Le amministrazioni locali, il capoluogo sardo in primis, hanno quindi alzato la voce con il governo per impedire che la Sardegna diventi la pattumiera d’Italia.

Dalla Calabria invece tanti “nente sacciu” istituzionali. “A me non hanno comunicato nulla di ufficiale ma comunque sarebbe grave. è la scelta più scellerata che potessero fare contro una popolazione che già sta subendo tanto e che non meritava quest’ultimo smacco”, ha spiegato il sindaco di Gioia Tauro. “Mettono a repentaglio la mia vita. Se succede qualcosa la popolazione mi viene a prendere con un forcone” , ha aggiunto Renato Bellofiore, è gravissimo, forse il ministro Bonino non sa cos’è la democrazia”. Il collega di San Ferdinando, Domenico Modaffari appare

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risoluto: “Stiamo valutando di emettere un’ordinanza per chiudere il porto”  ha infatti detto all’Ansa. Nel suo Comune ricade il 75% del porto, tutte le banchine. “Vedrò –  ha aggiunto – con i colleghi di Gioia e Rosarno cosa si può fare con molta calma. Voci danno arrivo nave domani”.

Fonti del governo precisano che a Gioia Tauro verranno scaricate 570 tonnellate di agenti chimici, ma fanno notare che ogni giorno nei porti italiani vengono movimentate 2000 tonnellate di agenti chimici della stessa pericolosità e che lo scalo calabrese è attrezzato per la gestione di questi carichi che effettua ogni giorno.L’operazione, ha spiegato il ministro degli Esteri, dovrebbe avvenire in acqua e non dovrebbe durare più di 48 ore. Dopo che le armi saranno trasferite dalle navi (di cui una danese e l’altra norvegese), partite dalla Siria all’inizio dell’anno, la Cape Ray, la nave Usa che – una volta in acque internazionali – distruggerà mediante idrolisi gli agenti chimici più pericolosi arrivati dalla Siria. Il direttore dell’organizzazione premio Nobel per la pace potrà così fornire ai parlamentari italiani ulteriori dettagli sull’intera operazione. L’eliminazione è prevista per la fine di gennaio o ai primi di febbraio. Il Pentagono ha infatti reso noto che la Cape Ray è ancora in Virginia e che partirà tra la fine di questa settimana o l’inizio della prossima. E che poi ci vorranno due settimane prima che raggiunga il Mediterraneo. L’accordo sulla distruzione delle armi chimiche imposto ad Assad è parte imprescindibile della Conferenza di Parigi. Ma gli analisti fanno notare come in realtà in questi ultimi giorni la situazione in Siria sia precipitata a causa della presenza di gruppi qaedisti spesso in lotta con i ribelli. 

La Siria ha un magazzino totale dichiarato di 1.290 tonnellate tra armi, sostanze e precursori. Mercoledì, tra l’altro, il regime siriano ha denunciato l’attacco a due siti e gli osservatori internazionali si dicono preoccupati dell’ipotesi che possa ripetersi. 

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