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KEIN PLATZ | Quando Chatroulette diventa arte

Kein Platz chatroulette
Francesco Cangemi
Francesco Cangemi
Febbraio07/ 2015

di Francesco Cangemi

Lui preferisce non apparire in video. Non gradisce nemmeno che il suo nome vero venga diffuso. In fondo non importa un nome quando sono le immagini a dover essere protagoniste. Questo è Kein Platz, artista che sta portando in giro per l’Italia la sua mostra “Chirale” in cui ritrae il mondo di chi vive Chatroulette, la community video di chi è in cerca di piacere e trasgressioni dietro lo schermo. Kein Platz ha fotografato gli uomini che ha incontrato su Chatroulette immortalandoli con il proprio fallo in mano ma non solo, anche mentre guardano fuori da una finestra come in “Giordania” o mentre cucinano come in “Armenia”. Ognuno, a suo modo, esprime la propria sessualità, le proprie esigenze sessuali sul web. Alcuni si spingono in fantasie che solo la Rete può consentirgli perché il loro Paese d’origine non lo permette. Ad esempio in Arabia e più specificatamente in Siria dove la foto ritrae una sedia vuota, a sottolineare come l’espressione della propria sessualità sia pericolosa in alcune parti del mondo. «C’è solo il segno delle chiappe sulla poltrona – spiega Kein – Sono molto legato a quella foto perché esprime forse meglio di altre quella che è anche l’idea dell’assenza, non solo della presenza, ma essere presenti anche nell’assenza. Lasciare la web cam accesa che inquadra comunque la tua stanza, la tua vita privata, era secondo me abbastanza esplicativo di quello che era il senso della mostra. Anche perché il segno è come se fosse quasi pietrificato e da proprio l’idea della presenza e della costanza, dell’essere quasi assuefatti alla chatroulette».


Kein Platz sviscera “Chirale”. «L’Idea di base era non puntare sulla qualità, Non sono delle fotografie tradizionali ma sono degli screenshot tratti dalle chatroulette – spiega l’artista – Ho voluto veicolare un’idea che era appunto quella di far conoscere il mondo delle chatroulette, in cui mi sono imbattuto due, tre, anni fa però solo a luglio del 2014 ho deciso di organizzare il lavoro; di selezionare alcune foto che avevo fatto più per diletto, per piacere mio e man mano che aumentava il materiale mi rendevo conto che quello che ne veniva fuori poteva essere interessante per una mostra perché non è solo l’idea di mostrare delle persone che per motivazioni diverse si trovano a trascorrere chi delle ore, chi dei giorni, in una chatroulette, confrontandosi con tantissime persone diverse, anche contemporaneamente, ma era proprio l’idea di come queste persone potessero anche dare uno spaccato del loro paese; quindi ad esempio il Maghreb oppure il Medio Oriente, paese in cui l’omosessualità è punita con la pena di morte o comunque con pene molto severe; era un viaggio, molto frenetico, che poi è anche l’idea che traspare da chi frequenta le chatroulette, su trenta paesi circa e su come ognuno viveva la propria omosessualità ma non solo, la propria sessualità in generale». La mostra, per i suoi contenuti non è proprio semplice da portare in giro. «È difficile però è sempre ben ripagata perché poi, a prescindere dall’impatto iniziale che ammetto essere abbastanza forte – racconta l’autore – le persone sono incuriosite perché la sessualità, (cosi come la religione, la spiritualità, che è l’altro tema anche se un po’ più sotteso della mostra), è qualcosa che riguarda un po’ tutti. L’essere irrisolti sia spiritualmente che sessualmente. Quindi, alla fine, sì, è difficile però è sempre ben ripagata dalle domande dalle reazioni che sono evidentemente trasversali».

Francesco Cangemi
Francesco Cangemi

Giornalista pubblicista che ama definirsi cantore della modernità e signor Wolf in salsa bruzia. Prima che nelle redazioni ha bazzicato per qualche anno nel teatro come attore e con qualche esperimento alla regia ma poi, per fortuna, ha smesso. Ha scritto diversi racconti ma molti sono ancora nella sua testa e ha collaborato a smisurate cose. Ah sì... ogni tanto parla in terza persona...

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