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1992 | Il regista Gagliardi: ecco cosa penso delle fiction

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri
Marzo25/ 2015

Giugno 2011, per la storia di copertina della rivista Mmasciata intervistammo il regista calabrese Giuseppe Gagliardi reduce dall’uscita nelle sale del suo film Tatanka. Una scommessa riuscita, visto che nei mesi a seguire il film venne proiettato in tutto il mondo ed entrò nella rosa di otto candidati chiamati a rappresentare l’Italia agli Academy Awards. Come sappiamo la strada verso l’Oscar si fermò, ma la strada del successo no. Ieri sera è andata in onda la prima puntata di “1992”, la serie televisiva più attesa dell’anno è partita con il botto su Sky (e in contemporanea in altri 4 paesi), superando persino l’esordio della serie cult Gomorra. Sono stati infatti 725mila gli spettatori medi ad aver seguito su Sky Atlantic HD, Sky Cinema 1HD e su Sky On Demand, il 1° episodio di 1992, la nuova serie Sky prodotta da Wildside e diretta da Giuseppe Gagliardi. Il pensiero sul cinema, sulla Calabria e sulla fiction del regista di Saracena in quella intervista che riproponiamo integralmente.  

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Mm gagliardiGiuseppe Gagliardi è un giovane regista dall’indubbio talento. E’ di Saracena (che ha filmato per il videoclip della canzone “Grande Sud” di Eugenio Bennato) ed è reduce dall’uscita nelle sale del suo vero primo capolavoro, il film “Tatanka”, ispirato ad un racconto di Roberto Saviano racchiuso nel libro “L‘inferno e la bellezza”. Si tratta della storia di un pugile che con la forza del suo coraggio riesce a dire no alla Camorra. A prezzo altissimo. Gagliardi ha già raccontato la nostra terra e il tema dell’emigrazione, ha anche girato “La vera leggenda di Tony Vilar”, pluripremiato lungometraggio che racconta la storia di quello che è stato il più famoso cantante del Sudamerica – di origini calabresi – scoperta da Peppe Voltarelli, protagonista del racconto. Ci ha concesso una chiacchierata a tutto tondo, ma non riusciamo a scucirgli niente sul suo prossimo film. O quasi…

Partiamo da “Peperoni“, da uno dei tuoi primi successi ottenuti raccontando la Calabria degli anni ’50. Che soggetti sceglieresti per raccontare la tua terra, magari ad un alieno, per come la vedi oggi e per come vedi che sarà fra 20 anni?

«La Calabria è un luogo pieno di contraddizioni. Mi piace pensare che è un Paese in via di sviluppo, così  tra 20 anni, come le potenze del futuro, sarà un luogo dove le cose funzionano e si possono realizzare».

Partenza e “restanza”. Studente fuori sede dopo il liceo classico a Saracena, poi artista che si è affermato raccontando la Calabria degli emigrati, dalla “Doichlanda” del Parto delle nuvole pesanti alla “Meriche” di Tony Vilar. E’ una terra dalla quale è bandita ogni forma di realizzazione personale o vedi una speranza?

«Ci sono sempre più persone che conosco che rimangono e cercano di creare iniziative personali molto lodevoli. Restare in Calabria significa avere ogni giorno un problema, ci si scontra con una realtà che dà poco spazio alle nuove generazioni e opprime il talento. Tuttavia questo avviene anche nelle grandi città, come Roma ad esempio. Anche se è più facile sopravvivere nella giungla, che nel deserto»

Il mondo dei cortometraggi e dei videoclip musicali è sempre più in fermento, anche qui in Calabria si vedono cose innovative e molto interessanti. In tempi di vacche magre per la cultura è l’approccio naturale per tanti giovani. Tu hai una grande esperienza nel settore, cosa senti di consigliargli?

«Il cortometraggio è una forma d’espressione straordinaria. Mettersi alla prova con i corti è una strada necessaria e affascinante. Credo che bisogna lasciarsi andare alla sperimentazione per poter trovare la propria cifra stilistica».

228173_2041051513815_1470134371_3205550_7397885_nSei tornato a lavorare in Campania per il tuo capolavoro “Tatanka”. Non è facile raccontare una terra enigmatica come quella, che metodo hai scelto?

«È una terra martoriata. Nei mesi di preparazione al film l’ho girata molto e ho avuto modo di conoscerla. Il mio è stato un approccio anti-retorico. Mi interessava raccontare la realtà, in un Paese che sempre meno riesce a rappresentarsi».

Come al racconto di Saviano a cui è ispirato, al tuo film sono toccate le critiche di chi ha visto sporcato un fiore all’occhiello di quella terra, come è la boxe per Marcianise, con la camorra. Come rispondi a queste critiche?

«Sono state una piccola percentuale rispetto agli elogi. Il film è la storia di una salvezza, racconta la bellezza e l’inferno, appunto. Raccontiamo una storia di sudore e passione, contro le dinamiche della camorra».

Affidare il ruolo di protagonista ad un campione dello sport è stata una grande scommessa, vinta. E’ stato difficile dirigere Clemente Russo sul set?

«Era un rischio e una necessità. Avere lui ha fatto la differenza per raccontare quella storia. Match realistici, pugni veri e forza espressiva dirompente. Clemente è un gran “faticatore” e se l’è cavata alla grande».

In questo progetto si è cementata ulteriormente la collaborazione con un altro artista calabrese del calibro di Peppe Voltarelli, vuoi raccontarci i momenti migliori di questo sodalizio?

«Con Peppe abbiamo creato assieme prima “Doichlanda”, il documentario girato nelle pizzerie calabresi in Germania, che aveva un divertente finale costituito dal videoclip del brano “Onda Calabra” (quella vera, non quella deturpata da Albanese) e poi “La vera leggenda di Tony Vilar”, un film che ci ha dato molto a entrambi e che ci fatto molto divertire».

Il pugno di “Tatanka” è simbolo di riscatto dalle mafie. Secondo te perché in tv siamo all’ennesima replica delle fiction sulla mafia come la “Piovra“, il “Capo dei Capi” etc… e non vediamo mai film come “I cento passi” o  “Fortapàsc“? Secondo te “Tatanka” riuscirà ad essere trasmesso al grande pubblico televisivo?

«È un discorso lungo e deprimente. È un gatto che si morde la coda: le fiction hanno creato un pubblico ignorante e il pubblico ignorante ora vuole solo quella roba».

Dovremmo chiudere con la domanda classica che apre lo scenario sui tuoi progetti futuri…

«Per non parlare del mio prossimo film, dirò solo che sto preparando un omaggio alla nostra terra. Con un gruppo di ragazzi dell’Accademia delle Belle Arti di Macerata stiamo producendo un piccolo film di animazione ambientato nella Calabria degli Anni ’20, per dire quanto è importante la lingua e l’appartenenza».

(s.a.s.)

©Mmasciata

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri

Un po' di tv e molta carta stampata in una vita redazionale precedente. Ogni tot scribacchino per le grandi testate italiane. Più montano che mondano, per Mimesis edizioni ha scritto "Joca, il Che dimenticato".

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