• domenica 12 Luglio 2020

IL LIBRO | Capossela: i coppoloni? Li ho scritti sulla Sila

Francesco Cangemi
Francesco Cangemi
Aprile24/ 2015

di Francesco Cangemi

Immaginiamo Vinicio Capossela che saluta l’arrivo del nuovo anno fra i monti della Sila cosentina. Immaginiamolo lì, a guardare fuori dalla finestra il 2013 ormai andato in una enorme luna di luce bianca. Provate a capire cosa può aver fatto la sua immaginazione. Tutta una vita, una carriera lunghissima che in un solo istante ti passa nella mente mentre davanti agli occhi hai uno spettacolo naturale unico. E’ in quell’esatto momento che Capossela ha deciso che Il paese dei coppoloni andava terminato. Quegli appunti presi per diciassette anni andavano messi insieme e andava terminato quello che lui stesso chiama il “suo primo vero romanzo”. E suo significa proprio suo, della sua anima, dei suoi occhi, delle sue orecchie. Cose viste e sentite in anni giovanili e durante la crescita fisica, intellettuale e artistica. Lo ha rivelato lo stesso cantautore di origini irpine parlando al Teatro auditorium dell’Università della Calabria, dove è stato invitato a presentare il suo libro, candidato Feltrinelli al Premio Strega, per la manifestazione #IoLeggoPerché. Lo ha iniziato a scrivere nel 1998 quando un incidente stradale lo ha obbligato a star steso con un piede ingessato.

capossela e i coppoloni in sila
Vinicio Capossela e Alba Battista al Teatro Auditorium dell’Università della Calabria

Prima di entrare in scena con Alba Battista, con la quale parlerà della sua ultima fatica letteraria, Vinicio se ne sta in disparte ad ascoltare Roberto, un ragazzo non vedente, leggere con il suo computer le pagine di Moby Dick. Visibilmente emozionato, ascolta i passi di Melville sull’opacità della luce, tema di una canzone ancora non nata. L’iniziativa sostiene la Fondazione Lia che si batte per consentire la lettura a tutti, veramente a tutti. Fabio Vincenzi fa gli onori di casa e poi lascia il dibattito a Vinicio e Alba. La Battista ha un passato da giornalista che viene dal mondo delle radio ma non riesce a non tradire un po’ di emozione raccontando il libro dell’amico cantante; sciorina analiticamente tutti i temi che Vinicio racchiude nel suo paese dei coppoloni. Capossela annuisce, si diverte, legge, racconta aneddoti che sono presenti nel libro e anche altrove. Parole musica che sembrano un po’ Rodari, un po’ Pascoli, un po’ Futurismo e più di un po’ termini “caposseliani” allo stato puro.

Per questa giornata Capossela temeva un po’ la corsa dalla Calabria verso Milano dove in serata era atteso per la chiusura della giornata internazionale del libro. A convincerlo pare sia stata una telefonata piena di ironia. Del resto alla platea di studenti ammette di leggere e scrivere soprattutto “per ricreo”, quello che ama tanto, quello che si porta sempre dietro, quello che è il suo paese dei coppoloni. Capossela prende l’applauso e si dedica agli studenti in fila per una dedica; è risaputo, non adora essere intervistato, ma non sa dir di no alla Rai quando si ritrova con la telecamera puntata in faccia e con al fianco due guardie del Municipio di Rende. “La faccio solo se loro due mi restano al fianco eh” e poi sotto a firmare autografi. Ogni copia porta una dedica mirata disegnata per chi gli ha consegnato il libro da farsi vergare. Un ultimo bacio all’amata Sila e via in aereo verso Milano, “tutto è bene, ciò che non finisce mai“.

Francesco Cangemi
Francesco Cangemi

Giornalista pubblicista che ama definirsi cantore della modernità e signor Wolf in salsa bruzia. Prima che nelle redazioni ha bazzicato per qualche anno nel teatro come attore e con qualche esperimento alla regia ma poi, per fortuna, ha smesso. Ha scritto diversi racconti ma molti sono ancora nella sua testa e ha collaborato a smisurate cose. Ah sì... ogni tanto parla in terza persona...

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