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Cronache dal Libano | Sidone, porto di rifugiati e bambini

mariarosaria petrasso
mariarosaria petrasso
Maggio15/ 2014

di Mariarosaria Petrasso

la zona dei falegnami nel suq
La zona dei falegnami nel suq di Sidone

Tre baci, tre lingue e due monete. Andiamo a bere una birra in un pub che ha anche una radio online (QUI), pago in dollari US e mi danno il resto in lire libanesi. E io che faccio i conti sulle dita come una bambina.

La mattina dopo andiamo a Saida, la città cantata da De Andrè – conosciuta come Sidone in occidente – che è una delle città più antiche, reminescenze da scuola media me la fanno collocare nelle pagine della storia fenicia. E infatti il porto è ancora lì, insieme a quello egizio e il Castello del Mare Qalʿat al-baḥr di epoca crociata, rifugio di innamorati e nuotatori solitari.

Qui si sente di più l’ essere Oriente del Libano, finalmente riecheggia il canto del muezzin che chiama i fedeli alla preghiera. Il sūq, come tutti i mercati arabi, è un dedalo di stradine piene di odori, con le botteghe dei mestieri antichi come i falegnami e i ciabattini. Ma anche qui si cede al richiamo della modernità e la maggior parte dei negozi vende merci di produzione industriale. Il centro commerciale dei poveri.

Aspettiamo la fine della preghiera per entrare nella moschea di El-Omari del XIII sec. Qui non è come nei posti turistici dove si può entrare in qualsiasi momento, anzi non è scontato che si possa accedere, se non per scopi religiosi. Infatti il custode, per le donne, ci porta gli chador da indossare. Fuori due bambini che ci svelano un segreto: conoscono il nascondiglio della chiave del minareto e quando il muezzin non c’è, vanno a chiaccherare nel microfono. Li seguiamo tra i vicoli e scopriamo che ce ne sono decine come loro, anche molto piccoli ci chiedono di essere fotografati. Sorridono e sembrano non avere percezione di nessun pericolo. Come solo i bambini sanno fare.

Nella città natale di Rafīq al-Harīrī, il primo ministro promotore del controverso progetto “Solidare” assassinato nel 2005, probabilmente su mandato del governo siriano, la fondazione che porta il suo nome ha contribuito alla ristrutturazione del caravanserraglio Khan al-Franj e di parte del sūq, insieme alla fondazione Audi che si è occupata anche dell’istituzione del Museo del Sapone, tradizione artigianale meno famosa di quella di Aleppo ma comunque molto diffusa.

Sulla porta di molte botteghe campeggia l’immagine di Arafat, Sidone è  infatti una delle città con i campi profughi palestinesi più grandi del Libano. Passiamo da lontano da quello di Ain el helwe: impossibile entrare senza permessi speciali, gli accessi sono presidiati dai militari. Nel mese scorso ci sono stati scontri a fuoco, veniamo a conoscenza dalla radio in macchina che anche oggi (12 maggio n.d.r) è morto un uomo in una sparatoria. Ma la situazione dei profughi in Libano merita un capitolo a parte di questo diario di viaggio.

Arriviamo a casa, ci aspetta una scarpinata senza ascensore fino al settimo piano perchè non c’è corrente. Ma non è un caso isolato: a Beirut la corrente elettrica manca ogni giorno per tre ore, nella provincia può arrivare anche a mancare per dodici ore. Questo perchè la produzione energetica è basata solo sull’utilizzo di prodotti petroliferi e non soddisfa il fabbisogno dell’intero Paese. Impossibile proporre fonti alternative, qualcuno aveva provato con l’eolico ma la lobby del petrolio che detiene anche il monopolio energetico li ha denunciati per aver violato le normative vigenti. In realtà ci sono anche altri metodi privati di produzione elettrica tramite generatori a benzina (qui il diesel non esiste, nemmeno per le automobili) a cui si può fare una sorta di “abbonamento” per le ore di interruzione della corrente. Sarebbero anch’essi fuori dalla normativa ma sono tollerati in quanto comunque alimentano il mercato petrolifero.

(2. continua)

segue da (Il Paese dei tre baci)

I bambini di Sidone
I bambini di Sidone
il caravanserraglio
il caravanserraglio
campo palestinese di Ain el helwe
campo palestinese di Ain el helwe
Sidone vista dal Castello del mare
Sidone vista dal Castello del mare
mariarosaria petrasso
mariarosaria petrasso

Scrivana giramondo per passione, amo raccontare di luoghi e umanità. Credo che il miglior passo sia quello a sei zampe e infatti la mia compagna di avventure è una lupa di nome Nives. Con il giornalismo non ho mai guadagnato un granché, ma questa non è una buona ragione per smettere.

  • Cronache dal Libano | Sulla strada per Tripoli | MmasciataMmasciata Rispondi
    7 anni ago

    […] (segue da Sidone, porto di rifugiati e bambini) […]

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